Resoconto della serata “BIRMANIA DIRITTI SENZA VOCE MANDIAMOGLI UN SUONO”

Martedi 16 dicembre, Locanda Atlantide, San Lorenzo (roma)
Entrando alla Locanda Atlantide martedi sera, il primo impatto è quello con la lista nera delle imprese che fanno commercio con la giunta birmana, seguita sulla parete successiva della lista dei nomi dei prigionieri politici birmani. 1210 nomi, sparsi su un intero muro, a testimoniare, se ce ne fosse bisogno, quanti già da anni sono repressi e torturati, costretti al silenzio.
Quest'evento è organizzato proprio per dargli la voce che non hanno.
Alle 21.30 la serata si apre con un video molto forte, “fuck burma's junta”, che attraverso l'urlo dei Pennywise denuncia gli abusi della dittatura birmana. Dopo un intervento di freeburmaitaly e videobuco per presentare la serata, gli Acustimantico si esibiscono sul palco. Appena finiscono, parte un altro video, mentre nella sala accanto è esposta la mostra fotografica di Andrea De Biagio, accanto al mercatino di artigianato birmano di Khin Myo Myat. Dal palco viene letta una lettera dei vagabond reporters, un'organizzazione che agisce nel campo dell'informazione, usando parole e immagini per sensibilizzare le persone ai vari problemi del terzo mondo.
Il secondo gruppo ad esibirsi sono i Refuso, seguiti da un interevento di Aiutare senza confini, una ong che ha l'obiettivo di aiutare I profughi della guerra civile in Birmania. Un altro video, e il terzo gruppo, gli unaddarè, sale sul palco per concludere la serata.
Come scritto dai vagabond reporters, “ I diritti umani vengono ogni giorno violati, i diritti animali vengono ogni giorno violati, i diritti ambientali vengono ogni giorno violati. Ogni giorno vengono violati i diritti alla Vita. E non è proseguendo dritti per la nostra strada, con i paraocchi, che combatteremo contro la sofferenza.”
Speriamo che con questa serata, vi abbiamo dato voglia di informarvi, di fare, di agire, per il popolo birmano come per tutti gli altri popoli oppressi, per le persone che non hanno diritto di esprimersi, per chi semplicemente non ha il diritto di vivere libero.
















