"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
22 ottobre 20093 rifugiati afgani in Francia espulsi nel loro paese perché clandestini. "provengono da Kabul, zona senza rischio in Afghanistan" (dalla bocca di Eric Besson, ministro dell'immigrazione).
28 ottobre 2009 attentato a Kabul, 12 morti. I talebani hanno annunciato che colpiranno chiunque in qualche modo connesso con il processo elettorale previsto per il 7 novembre.
Strano processo quello che si è concluso oggi al tribunale di Agrigento, Sicilia.
Sul banco degli imputati, Elias Bierdel, ex presidente dell'ong cap anamur, il capitano della nave Stefan Schmidt e il suo primo ufficiale Vladimir Dchekevitch. I tre erano accusati dalle autorità italiane di aiuto illegale all'immigrazione clandestina per avere salvato 37 immigrati nel luglio 2004. La loro nave infatti era diretta verso l'Europa ma stava affondando. L'ong aveva allora non solo accolto i clandestini, ma anche mediatizzato la vicenda, ottenendo dopo 3 settimane la possibilità di attraccare in Italia, dopo un iniziale rifiuto delle autorità.
I tre imputati rischiavano una pena di prigione di 4 anni e una multa di 400000 euro.
Come ha riferito Bierdel al processo, "non sapeva che ora in Europa aiutare il prossimo era punibile come reato".
Il tribunale ha però assolto i tre, in un verdetto dettato qualche minuto fa.
Meno lieta invece la storia degli immigrati che,dopo essere stati sbattuti in centri di detenzione al loro arrivo sul suolo italiano (benvenuti! siete sotto shock per aver rischiato di morire?ecco un altro shock che vi fa passare il primo!), sono stati tutti, meno che uno, rimandati indietro.
IMMIGRATI. «AIUTARLI A CASA LORO»?
L'ANALISI di INTERSOS - Settembre 2009
I più poveri non possono permettersi di emigrare.
E quanto rileva INTERSOS in un documento di analisi e proposta, nel quale si rileva che meno del 2 per cento dei migranti arrivati in Italia provengono dai paesi caratterizzati da condizioni di grave e diffusa povertà, vale a dire con un reddito annuo pro capite al di sotto di 1.500 dollari.
L'analisi di INTERSOS si fonda su dati verificabili e mira a valutare se sia possibile armonizzare le politiche di immigrazione e di cooperazione allo sviluppo per contenere i flussi migratori, le implicazioni e il tipo di impegno richiesto (...) Paradossalmente, la politica degli aiuti finalizzata a far uscire dalla povertà i paesi più bisognosipotrebbe favorire nel breve periodo un incremento e non una diminuzione dei flussi.
Ciò che scaturisce dall'analisi e che i paesi a maggiore emigrazione sono quelli con un reddito pro capite pari a circa 5.225 dollari annui, quindi nella fascia media della povertà mondiale. Salvo casi di persecuzioni o guerre, emigra chi puo permetterselo sia in termini economici sia di conoscenza, istruzione, salute, capacita di iniziativa, intraprendenza. I paesi di origine delle comunita più numerose in Italia sono infatti Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, Tunisia.
Esiste indubbiamente una correlazione tra migrazioni e aiuti allo sviluppo, ma deve essere valutata con serietà, come si evince dalla lettura del rapporto. L'analisi evidenzia che la riduzione dei flussi verso l'Italia dipende, nel breve periodo, soltanto in misura estremamente limitata dall'incremento degli aiuti e della cooperazione.
L'emigrazione si ridurrà soltanto quando a casa loro si sarà creato un livello di vita -economico, sociale e culturale- che soddisfi adeguatamente i bisogni e le aspirazioni personali e familiari. Pur con i limiti della semplificazione, si può affermare che soltanto quando il lavoro sarà retribuito adeguatamente (almeno quanto l'immigrato potrebbe capitalizzare nel paese di accoglienza) e quando potrà essere garantito un futuro decoroso ai figli la spinta all'emigrazione si affievolirà e inizierà al contempo quella inversa, del ritorno a casa. Quando cioè anche il livello medio di povertà, che spinge ancora ad emigrare, riuscirà ad scendere con ulteriormente. E non basterà che il reddito pro capite medio cresca, ma sarà necessario che tale aumento sia diffuso e generalizzato e non permetta il perdurare di significative sacche di miseria nel Paese.
Il problema ha due risvolti: da un lato, gli aiuti non produrranno alcun effetto positivo se continueranno ad essere elemosine -pur significative- come sono in realtà gli attuali stanziamenti italiani per la cooperazione allo sviluppo (0,09% del Pil, il minimo storico in trent'anni di cooperazione) o se basati sulla pur valida attivazione della detax finalizzata a limitate azioni di solidarietà; dall'altro, occorre una visione politica e strategica lungimirante e di lunga durata, un coordinamento a livello europeo e internazionale, programmi di aiuto e coerenti politiche economiche e commerciali di sostegno per creare realmente crescita e sviluppo nelle aree più povere.
Quanto scaturisce dall'analisi è che la via maestra - l'unica vera ed efficace- è quella di mettere la cooperazione allo sviluppo al centro delle politiche internazionali e dei rapporti tra Paesi ricchi e Paesi poveri, dandole dignità con risorse e strutture operative adeguate, assicurando una severa coerenza alle scelte politiche, sostenendola con una volontà e una visione politica di grande respiro. Una svolta politica a 180 gradi, ma necessaria.
Le conclusioni del rapporto indicano 10 condizioni per un'efficace cooperazione con i paesi in via di sviluppo, anche in relazione ai flussi migratori
À Calais, nel nord della Francia, è stato sgomberato qualche giorno fa un campo di rifugiati, per la maggior parte afgani che fuggivano dalla guerra, e che speravano di poter raggiungere l’Inghilterra per ottenere l’asilio politico. Il ministro dell’immigrazione Eric Besson (anche lui stesso in qualche modo rifugiato anche se di un altro tipo, in quanto ex socialista riconvertitosi al partito di destra al governo, e quindi convinto di dovere essere più realista che il re) ha deciso la chiusura del centro perché “giungla” dove regna la violenza. Senza però prevedere niente al posto di questa struttura (l’unica misura di cui si è parlato finora è il rafforzamento delle frontiere interne…triste illusione di chiusura a riccio e discorso che somiglia stranamente a quello dell’estrema destra).
Il ministro fantoccio si è anche congratulato dell’efficienza dell’operazione, denunciata invece da tutte le associazioni che si occupano di dare un minimo di sostegno e di accoglienza agli immigrati. Indignazione di fronte ad un’”operazione di pulizia”, tecnica apprezzatissima dal presidente francese, che aveva già preconizzato l’utilizzazione del karcher nelle periferie per ripulirle dalla “feccia” quand’era ancora ministro dell’interno.
Come non fargli piacere quindi con un intervento di primo mattino, con tanti di poliziotti e di urla, una bella dimostrazione di forza e di potere sul territorio contro un nemico che ha già perso in partenza.
Ma non finisce qua. In un articolo di le monde diplomatique uscito ieri, Jean Marc Manach descrive una pratica che pare sia ben conosciuta sia dai poliziotti che dalle ong: l’automutilazione per evitare i controlli di identità. Eurodac è un sistema europeo di riconoscimento dell’identità delle persone attraverso il controllo delle impronte digitali. Gli immigrati che arrivano in francia o in Inghilterra sono infatti spesso stati schedati in Italia o in Grecia, paesi di arrivo in Europa. L’obiettivo del sistema è di identificare il paese di provenienza degli immigrati per rimandarli indietro, come previsto dalla Convenzione di Dublino, che richiede di essere “vergine” per ottenere l’asilo politico.
E quindi le dita vengono bruciate, tagliate, mutilate con l’acido, pur di evitare un qualsiasi riconoscimento. È però una soluzione temporanea, visto che le impronte si riformano, ciò che spinge molti alla mutilazione di mese in mese. Triste posticipazione di quello che sembra essere una fine ineluttabile per gli immigrati senza documenti.
Assurdo rapporto con il proprio corpo, che diventa strumento pericoloso di riconoscimento e che va quindi cancellato. Che porta a racconti altrettanto surreali “mi taglio le dita! Ti prenderanno la mano. Mi taglio la mano! Guarderanno i piedi. Taglio anche questi! C’è sempre la retina…”
Il mondo è seduto sopra una bomba a orologeria sociale, politica ed economica, innescata da una crisi dei diritti umani: questa la fotografia del Rapporto Annuale 2009.
Il Rapporto Annuale 2009 di Amnesty International descrive la situazione dei diritti umani nel 2008 in 157 paesi e territori del mondo. Ripercorrendo la situazioni dei diritti umani nei singoli paesi, dall'Afghanistan allo Zimbabwe, il Rapporto offre una nitida immagine di come per milioni di persone i miglioramenti degli standard di vita siano, nella migliore delle ipotesi, una condizione del tutto precaria quando gli stati ignorano o reprimono anche solo uno dei diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Il 2008 ha visto un mondo sempre più incalzato dall'onda di moltitudini di persone affamate, impoverite ed escluse, le cui proteste sono state spesso represse con forza eccessiva e i governi si sono dimostrati impreparati a considerarle. Con il presente Rapporto, Amnesty International unisce la propria voce a quella di quanti s'indignano contro l'ingiustizia e l'ineguaglianzae pretendono coraggiosamente un futuro in cui tutti gli esseri umani siano liberi ed eguali, in diritti e dignità.
l'italia particolarmente puntata dal dito per le politiche sull'immigrazione: pacchetto sicurezza, Cie (ex CPT), razzismo e aggressione crescente contro i Rom; ma anche torture e maltrattamenti da parte della polizia, con i fatti di Genova; infine, come se non bastasse, abusi di potere con le nuove norme antiterrorismo, con la possibilità di rimpatriare le persone "sospette".
DIVIETO DI SEGNALAZIONE
SIAMO MEDICI E INFERMIERI,
NON SIAMO SPIE
FIACCOLATA DAVANTI A MONTECITORIO
Lunedì 2 febbraio
Dalle 17.30 alle 20.00
Medici Senza Frontiere (MSF), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), Società Italiana di Medicina delle Migrazione (SIMM), Osservatorio italiano sulla Salute Globale (OISG)
organizzano
una fiaccolata della società civile
per chiedere ai Senatori di respingere l'emendamento in discussione al Senato che elimina il principio di non segnalazione alle autorità per gli immigrati irregolari che si rivolgono a una struttura sanitaria
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Il rischio di denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell'immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l'accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe creare condizioni di salute particolarmente gravi per gli stranieri, con aumenti dei costi legati alla necessità di interventi più complessi e prolungati, e ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili.