"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
Per molti questi sono giorni di vacanze, di relax meritato, di spensieratezza e di distacco momentaneo dalla quotidianietà, dallo stress e anche da quello che succede nel mondo.
Purtroppo le brutte notizie non si prendono ferie, e questa settimana è stata particolarmente pesante e carica di tensioni.
È stata condannata Aung San Suu Kyi ad altri due anni agli arresti domiciliari. Da tutte le parti, cresce l’indignazione. Eppure basta l’esempio del ministro degli esteri francese per perdere fiducia nella’onestà e nell’utilità della diplomazia. Nel 1994 aveva scritto un rapporto intitolato “dossier noir Birmanie” nel quale denunciava l’inutilità delle sanzioni quando gli paesi stessi che sanzionano commerciano poi con la giunta militare. Kouchner ha poi cambiato opinione, in cambio di bei soldoni arrivati direttamente da Total, che lo ha assunto come consigliere nel 2003; collaborazione che ha partorito un rapporto che innocenta la compagnia. Nel 2009, come ministro, aggiunge anche che le sanzioni a Total sono inutili, visto che la Cina sta dietro pronta a prendere il posto della compagnia francese…Bel ragionamento per il fondatore di Medecins sans Frontières, uomo che “crede” nei diritti umani, o almeno nella teoria… La pratica è tutt’un’altra cosa.
In Cecenia è stata assassinata una coppia di attivisti , Zarema Sadouleva e Alik Djaibralov, 32 e 33 anni. La donna lavorava nell’ong Salviamo la Generazione, una associazione in partenariato con Unicef, per aiutare i bambini con handicap o orfani. Niente di politico; eppure l’assassinio somiglia troppo a quello di Natalia Etemirova lo scorso mese. Rapimento in pieno giorno, ritrovamento del corpo poco dopo, pieno di pallottole. La tattica usata da Kadyrov, tiranno d’altri tempi, è quella della paura diffusa: non importa lo scopo dell’ong, quello che disturba è l’indipendenza delle associazioni.
A Teheran è stata rilasciata Nazak Afshar, impiegata franco iraniana dell’ambasciata, ma è sempre in carcere Clotilde Reiss e insieme a lei tutti i manifestanti sospettati di tradimento nei confronti del regime e di dio, per avere preso parte alle manifestazioni di contestazioni delle elezioni presidenziali. Nuove rivelazioni agghiacciantio svelano che molte delle persone imprigionate hanno subito torture e maltrattamenti; 69 persone sarebbero morti nella repressione e altre 300 sarebbero ancora imprigionate.
Difficile passare vacanze del tutto spensierate.
Come la Birmania, uno dei paesi più poveri al mondo, può continuare tranquillamente a schiacciare la repressione, a imprigionare le voci dissidenti, e permettersi il lusso di intraprendere la via della costruzione di un arsenale militare nucleare, senza essere inquietata minimamente dalle sanzioni della comunità internazionale?
Eppure le voci di condanna contro quello che è uno dei regimi più oppressivi del mondo sono tante. Onu, Unione Europa, perfino l’ASEAN, l’organo regionale che raggruppa 10 nazioni del sud-est asiatico e tradizionalmente neutro, tutti sono pronti a denunciare la atrocità e le ingiustizie commesse in questo piccolo paese. Il recente imprigionamento di Aung San Suu Kyi, leader incontestata dell’opposizione e figura centrale di riferimento per chi lotta per i diritti umani, ha di nuovo suscitato un’ondata di proteste da tutte le parti del mondo.
Eppure la giunta militare al potere dall’88 rimane imperturbabile ed imperturbata. Promette cambiamenti in senso democratico ma poi rifiuta al segretario delle Nazioni Unite l’incontro con la premio nobel, e intanto commercia illicitamente con la Corea del Nord armamenti nucleari, violando le risoluzioni dell’Onu e il trattato di non proliferazione di cui la Birmania è parte dal 1992.
La risposta a questa immunità sta nelle ricchezze dei suoli birmani e nella presenza di paesi rapaci, pronti a commerciare con il diavolo in persona pur di trarre profitti. Cina in primis, visto che il paese detiene l’87% del mercato birmano, con degli investimenti record nell’anno 2008/2009. Gas, tek e petrolio sono le risorse naturali più ambite. Cosi il gigante asiatico ignora le sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europa e fa affari d’oro con i militari birmani.
Si conta che per l’anno fiscale 2008/2009 sono stati investiti 984,9 milioni di dollari US nel paese, un boom considerando i 172 milioni investiti da compagnie straniere nel 2007/2008. Oltre alla Cina, Russia, Vietnam e Tailandia sono clienti fedeli della giunta, indifferenti al boicottaggio imposto come sanzione per i crimini perpetrati dal regime.
Si spiega il poco convincimento che i membri dell’ASEAN hanno messo nell’annunciare la creazione di una Commissione per i diritti umani. Commissione che funzionerà solo all’unanimità, ossia compreso l’accordo del paese che viola i diritti umani in questione. Quando si dice ipocrisia..
La giunta può continuare a dormire tranquilla e ad imprigionare indiscriminamente qualsiasi voce reputata non tollerabile: finché i suoi sottosuoli saranno ricchi in risorse naturali, c’è poca probabilità che venga disturbata.
Una nave con bandiera nord-coreana, la Kang Nam 1, è stata avvistata ai primi di giugno dalle fonti di intelligence sud-coreane. L’imbarcazione era diretta verso il porto di Thilawa, a 30 km da Yangoon e si sospetta che trasportasse armi verso la Birmania.
Non èla prima volta che navi nord-coreane effettuano questo tragitto: nel maggio 2007, il ministro degli esteri birmano aveva pubblicato una circolare per giustificare l’attracco di una nave nord-coreana in Birmania per “motivi umanitari”.
Proprio oggi però si è saputo che la nave, avvistata dal cacciatorpediniere americano Uss Jonh McCain a 400 km da Hong Kong, ha cambiato rotta e si dirige verso Nord, anche se i servizi i intelligence non sanno ancora dove sia diretta di preciso.
Nonostante le minacce da parte della Corea del Nord -aveva dichiarato che se la nave fosse stata fermata l’avrebbe preso come una dichiarazione di guerra - è probabile cheil governo di Pyongyang abbia deciso di fare marcia indietro di fronte alle numerose reazioni internazionali, a cominciare da quella dell’amministrazione Obama, che si è detta pronta ad affrontare qualsiasi minaccia di Pyongyang nella regione.
Del resto anche la Cina, sebbene sia uno dei più potenti alleati di Kim Jim Song, è da sempre contraria questo scambio e collabora attivamente alla cessazione del commercio illegale tra i due paesi ; e inoltre secondo la Radio Free Asia nei giorni scorsi la stessa la Birmania aveva informato l’ambasciatore nord-coreano che le Nazioni-Unite non avrebbero accettato che la nave attraccasse in caso trasportasse armi o altri materiali banditi.
La Corea del Nord non è al suo debutto nella provocazione militare. Nell’ottobre del 2006, (aveva) haeffettuato per laprima volta dei test nucleari; lo scorso 5 aprile ha effettuatoil lancio di un missile che ha sorvolato il territorio giapponese, lancio immediatamente condannato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Il consiglio di sicurezza è stato poi convocato in sessione straordinaria il 26 maggio in risposta ai nuovi test nucleari effettuati il 25 maggio ed ha approvato laRisoluzione numero 1874, votatando all’unanimità nuove sanzioni che permettono un rafforzamento del sistema di ispezioni “nelle acque territoriali, i porti e gli aeroporti di stato dei cargo da e per la Corea del Nord sospettati di contenere armi”.
La Corea del Nord si è ritirata dal Trattato di non proliferazione nucleare nel 2001, dopo che lo aveva sottoscritto nel 1985. Il trattato proibisce agli stati firmatari non nucleari di fornirsi di tecnologie nucleari belliche. Quanto alla Birmania, lo ha ratificato nel dicembre del 1992; ma sono note da tempo le volontà dei militari di dotarsi di un’arma nucleare: già dal 2007 la giunta ha annunciato volere costruire un reattore nucleare, con l’aiuto della Russia, dopo un accordo siglato tra le due potenze il 15 maggio del 2007.
Nel prossimo Forum Regionale Asiatico (ARF) che si terrà tre il 16 e il 23 luglio, la Corea del Nord dovrà giustificare le sue relazioni con Yangoon e cercare di attenuare le paure dei paesi limitrofi Questi ultimi, in particolare la Tailandia,non vedono di buon occhio la costruzione di un arsenale nucleare illegale in Birmania, e temono per la sicurezza e la stabilità della regione, e si sentono minacciati da questo commercio illecito tra le due potenze militari.
Fino ad oggi l’ARF non aveva mai preso sul serio la possibilità che la Birmania si dotasse di un sistema militare nucleare, e ora per molti analisti la paura è che il paese diventi una “seconda Corea del Nord”.
L’ARF è un forum sulla sicurezza nella regione asiatica, quindi è probabile, e ci auguriamo che la questione del rapporto tra Corea del Nord e la Birmania sia la priorità nell’agenda. Fondato nel 1994, sono 27 le nazioni che vi partecipano, per promuovere il dialogo sulla politica e la sicurezza in Asia.
Nella notte del 3 al 4 giugno 1989 il regime comunista cinese schiacciava la più grande protesta studentesca mai conosciuta nel paese, nata nell'aprile dello stesso anno. Studentesca ma non solo, visto la larga adesione di grande parte della società civile, stanca di un regime oppressivo, in un momento di svolta per il mondo comunista. Eppure, la grande svolta in Cina non c'è stata, almeno da un punto di vista democratico: il regime continua le sue repressioni e la censura. Corruzione, censura e potere assoluto, contro i quali si battevano gi studenti 20 ani fa, non sono spariti nella Cina odierna. Da stato comunista che non garantiva i diritti fondamentali delle persone, si è trasformata in uno stato capitalista che continua a negare i diritti fondamentali dei suoi cittadini, con il potere però conferitogli dal suo status di superpotenza economica, rendendo ancora più difficili le pressioni eventuali da parte dei suoi critici.
Numerosi siti internet sono stati censurati: hotmail, live/bing, Twitter, Blogger, Flickr, Wordpress, Opera sono oggetto di un blocco totale dal 2 giugno. Anche Baidu, il motore di ricerca cinese, non propone nessuna foto o video a proposito degli avvenimenti di Tiananmen; il sito pubblica solo dichiarazioni ufficali del regime. 20 anni dopo, il regime continua ad imporre il silenzio su quanto accaduto. Tanti giovani cinesi non sanno neanche l'esistenza di questa protesta pacifica, tanto la censura è stata forte gli ultimi 20 anni.
Oggi le voci contrari alle politiche ufficiali continuano ad essere represse. Shi Tao per esempio è un giornalista condannato a dieci anni di carcere per avere inviato una mail relativa a Tienanmen. Lu Xiaobo, figura emblematica del movimento del 1989, è stato anche lui arrestato. Un altro dissidente che lotta da anni per il riconoscimento delle vittime del 4 giugno, Huang Qi, è anche lui detenuto e gravemente malato.
Reporters sans frontières denuncia "il vento glaciale che si è abbattuto sulla Cina" ultimamente: il paese detiene sempre il triste record di giornalisti, dissidenti politici e internauti imprigionati, in condizioni di detenzione estremamente difficili: sovrappopolazione, lavori forzati, torture e maltrattamenti sono infatti la realtà del sistema carcerle cinese.
Ufficialmente quella notte morirono 241 persone. Per le associazioni di difesa dei diritti umani, le vittime sarebbero invece migliaia. Senza nessun riconoscimento.
Ennesimo passo avanti della Spagna, che in materia di diritti umani si pone decisamente come leader negli ultimi anni, osando riforme o provvedimenti a tutela delle persone più discriminate, nonostante i continui freni posti dai colossi del potere conservatore.
Agganciandosi al principio della giurisdizione universale in materia di diritti umani, il giudice della Audencia Nacional Santiago Pedraz ha accolto la richiesta di alcune associazioni a difesa dei diritti dei tibetani e ha chiesto al governo cinese di poter interrogare 3 dei suoi ministri per crimini contro l'umanità commessi durante le proteste tibetane dell'anno scorso, dove si presume che siano morte 203 persone, ferite altre 1000 e detenute in condizioni illegali quasi altre 6000. I tre ministri sono Lian Guanglie, ministro della Difesa, Geng Huichang, della Sicurezza dello Stato, e Mel Jianzhu, ministro della Sicurezza Pubblica. In concreto sono accusati di avere orchestrato "un attacco generalizzato e sistematico contro la popolazione tibetana" a partire dal 10 marzo 2008.
Il giudice vuole anche avere le dichiarazioni del segretario del partito comunista della regione del Tibet nonché altri tre dirigenti comunisti cinesi. Anche per loro i capi di accusa sono "l'intenzione di morte o di lesioni gravi, la disapparizione coatta, la detenzione e la privazione di libertà", tutte violazioni delle norme internazionali sui diritti umani. Se non volesse collaborare, il giudice Pedraz potrebbe emettere un mandato di cattura internazionale contro i 7.
La Audencia Nacional ha anche aperto un'altra inchiesta penale per crimini contro l'umanità da parte delle autorità cinesi contro il popolo tibetano. Il giudice Ismael Moreno ha richiesto il 9 aprile l'interrogazione dell'ex presidente Jian Zemin e di altri 6 dirigenti cinesi, per le loro possibili responsabilità nel genocidio e nelle torture inflitti al popolo tibetano dal 1950.
La Spagna giustifica questa sua competenza perché "il principio di giurisdizione universale ha priorità sull’esistenza o meno di interessi nazionali”, come dichiarato dal Tribunal Constitucional in una sentenza della seconda camera (237/2005). Cosi, ha inteso affermare la competenza dei tribunali spagnoli a giudicare i delitti di genocidio, terrorismo e tortura, e più in generale, i crimini contro l’umanità commessi fuori dal territorio iberico, anche nel caso in cui non risultino vittime di nazionalità spagnola.
Credo sia una piccola rivoluzione all'interno del diritto internazionale, sempre pronto a partorire convenzioni e patti per il rispetto dei diritti umani, poi regolarmente non applicati a livello nazionale. Non sono sufficienti le belle parole, bisogna anche avere la possibilità di trasformarli in atti concreti. Certo, esistono corti internazionali; però sono sempre vincolate all'accettazione dei singoli stati, e ostacolate dalla burocrazia enorme che nasce a livello internazionale. La possibilità di agire a livello nazionale permette quindi non solo di semplificare il procedimento, ma anche di agire in maniera più tempestiva ed efficace.
Di questa battaglia in partenza squilibrata tra le parti, vedremo chi potrà vincere e ridare fiducia nella giustizia e nella comunità internazionale, dopo 50 anni, ai tibetani, ma anche a tutti quelli che lottano per il rispetto dei diritti umani.