Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza:
Inaugurazione della Marcia: Città dell "Altra economia", via di Monte Testaccio, ore 11:00.
Una proposta concreta di mobilitazione sociale senza precedenti che accomunerà tutti i continenti in un unico percorso, quello della pace. 6 continenti, 90 paesi, 160.000 km di strada.
Sito della Marcia Mondiale: http://www.marciamondiale.org/
2 ottobre:
"Sangue e Cemento":
Circolo degli Artisti, via Casilina Vecchia 26, ore 21
Il Gruppo Zero presenterà il documentario d'inchiesta sul terremoto in Abruzzo del 6 aprile "Sangue e Cemento" con una performance di attori e musicisti. Il documentario uscito in allegato ad un saggio di Marco Travaglio e vignette di Vauro Senesi è disponibile in libreria. Il Circolo degli Artisti ospiterà la mostra delle vignette di Vauro Senesi presenti nel libro . Tra gli ospiti ci saranno: Paolo Calabresi , Alessandro Mannarino, Max Bruno, Valerio Aprea, Carlo De Ruggieri Gruppo zero.
3 ottobre
L'informazione non si fa mettere il guinzaglio
Piazza del Popolo, ore 16:00
dal sito della Federazione Nazionale Stampa Italiana:
La Segreteria della Federazione nazionale ha proposto alle forze sindacali e sociali di tenere sabato 3 ottobre prossimo a Roma una “manifestazione civica” per la libertà dell’informazione, difendendola da ogni tentativo di depotenziarne la funzione costituzionalmente garantita e di indurre silenzi non dovuti.
3-4 ottobre:
A ROMA L'ASSEMBLEA NAZIONALE MOVIMENTI PER L'ACQUA 3-4 OTTOBRE
Centro Studi Centofiori, Via Goito 35/B, Roma
Il calendario dei lavori:
Sabato 3:
* ore 9.30 – 12.30 tema: vertenze territoriali del movimento per l’acqua
* ore 13.30 – 16.30 tema: iniziativa nazionale del movimento per l’acqua
* ore 17.00 – 20.00 tema: iniziativa internazionale del movimento per l’acqua
Domenica 4:
* ore 9.30 – 11.30 tema: l’organizzazione del Forum italiano dei movimenti per l’acqua
* ore 12.00 – 15.00 Assemblea plenaria e di sintesi
manifestazione: L'informazione non si fa mettere il guinzaglio
19 settembre 2009
a Roma
dal sito della Federazione Nazionale Stampa Italiana:
La Segreteria della Federazione nazionale della Stampa Italiana ha deliberato oggi di proporre alle forze sindacali e sociali di tenere sabato 19 settembre prossimo a Roma una “manifestazione civica” per la libertà dell’informazione, difendendola da ogni tentativo di depotenziarne la funzione costituzionalmente garantita e di indurre silenzi non dovuti
C’è un allarme che sta diventando molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governanti di segno diverso da quello attuale, ma oggi si sta vivendo una fase di grande delicatezza con attacchi senza precedenti. Non solo disegni di legge bavaglio ma anche azioni forti in sedi giudiziarie e manifestazioni pubbliche che hanno l’oggettivo risultato di costituire una minaccia per chi fa informazione ritenuta non gradita. L’informazione non si farà mettere il guinzaglio. Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro ed alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo. C’è bisogno urgente di riassumere e promuovere la consapevolezza piena della funzione dell’informazione quale pilastro di ogni democrazia; una funzione che è anche politica ma che non appartiene alla disponibilità del potere. E’ una materia che va sottratta, prima che sia troppo tardi, alle contingenze dei virulenti contrasti politici e che impone pertanto il rispetto dei principi legali e sociali di convivenza di cui è parte integrante. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ritiene che sia necessaria, quindi, una reattività civile nella considerazione che l’informazione è libertà; ogni ferita che essa subisce determina una attenuazione della libertà di tutti. E’ indispensabile che l’informazione possa dare una rappresentazione permanente della vita del Paese, nella pluralità dei punti di vista e di tutte le rappresentanze sociali e culturali e ne racconti liberamente i successi e i problemi. Nei prossimi giorni la Fnsi definirà il programma della manifestazione con le organizzazioni copromotrici dell’iniziativa. Giovedì della prossima settimana si riunirà a Roma la Giunta esecutiva federale.

| Urge North Korea to Free U.S. Journalists Euna Lee and Laura Ling |
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On Sunday, North Korean officials sentenced U.S. journalists Euna Lee and Laura Ling to 12 years of "hard labor" for illegally entering the Democratic Peoples Republic of Korea and committing "hostile acts."
Please sign the petition and join the international call to free Euna Lee and Laura Ling»
Euna Lee and Laura Ling have been imprisoned in North Korea since March 17th, when they were arrested at a border crossing between North Korea and China. They were covering the story of North Koreans living in this border area in China. It is still not clear if the two journalists actually did cross into North Korea, and if they did whether or not it was intentional.
According to the Committee to Protect Journalists, as of December 2008, 125 journalists were imprisoned around the world, for having the courage to research and report the truth regardless of its impact on those in power. And this statistic doesn't count Euna and Laura, who were bearing witness to the men, women and children who struggle daily to live on a volatile political border.
Please urge the government of North Korea to free Euna Lee and Laura Ling»
There are those who suggest that Euna and Laura hould have known the risks they were taking, or never should have gone near a country where simply being a journalist seems to be a crime. But who among us wants to live in a world without independent, investigative journalism? Who among us thinks imprisonment for reporting the truth and exposing injustice is right and defensible in any nation, including our own?
You can read excellent coverage of Laura Ling and Euna Lee's case at Liberate Laura and Euna Now, the Committee to Protect Journalists, and Free Roxana Saberi.
Please sign the petition today:
http://www.care2.com/go/z/e/AFngg/zJdT/_il9
Nella notte del 3 al 4 giugno 1989 il regime comunista cinese schiacciava la più grande protesta studentesca mai conosciuta nel paese, nata nell'aprile dello stesso anno. Studentesca ma non solo, visto la larga adesione di grande parte della società civile, stanca di un regime oppressivo, in un momento di svolta per il mondo comunista. Eppure, la grande svolta in Cina non c'è stata, almeno da un punto di vista democratico: il regime continua le sue repressioni e la censura. Corruzione, censura e potere assoluto, contro i quali si battevano gi studenti 20 ani fa, non sono spariti nella Cina odierna. Da stato comunista che non garantiva i diritti fondamentali delle persone, si è trasformata in uno stato capitalista che continua a negare i diritti fondamentali dei suoi cittadini, con il potere però conferitogli dal suo status di superpotenza economica, rendendo ancora più difficili le pressioni eventuali da parte dei suoi critici.
Numerosi siti internet sono stati censurati: hotmail, live/bing, Twitter, Blogger, Flickr, Wordpress, Opera sono oggetto di un blocco totale dal 2 giugno. Anche Baidu, il motore di ricerca cinese, non propone nessuna foto o video a proposito degli avvenimenti di Tiananmen; il sito pubblica solo dichiarazioni ufficali del regime. 20 anni dopo, il regime continua ad imporre il silenzio su quanto accaduto. Tanti giovani cinesi non sanno neanche l'esistenza di questa protesta pacifica, tanto la censura è stata forte gli ultimi 20 anni.
Oggi le voci contrari alle politiche ufficiali continuano ad essere represse. Shi Tao per esempio è un giornalista condannato a dieci anni di carcere per avere inviato una mail relativa a Tienanmen. Lu Xiaobo, figura emblematica del movimento del 1989, è stato anche lui arrestato. Un altro dissidente che lotta da anni per il riconoscimento delle vittime del 4 giugno, Huang Qi, è anche lui detenuto e gravemente malato.
Reporters sans frontières denuncia "il vento glaciale che si è abbattuto sulla Cina" ultimamente: il paese detiene sempre il triste record di giornalisti, dissidenti politici e internauti imprigionati, in condizioni di detenzione estremamente difficili: sovrappopolazione, lavori forzati, torture e maltrattamenti sono infatti la realtà del sistema carcerle cinese.
Ufficialmente quella notte morirono 241 persone. Per le associazioni di difesa dei diritti umani, le vittime sarebbero invece migliaia. Senza nessun riconoscimento.














