"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
Il Belgio, come numerosi altri paesi europei, deve fare fronte ad una sovrappopolazione nei carceri. Ma il paese ha scelto una via del tutto nuova per "rispondere" al problema, o meglio per aggirarlo: esportare i suoi detenuti in Olanda. A due condizioni: che i detenuti non presentino "rischi di evasione" (che sia stampato sulla fronte del detenuto? o nel suo dna?) e che la misura sia provvisoria, ossia non ecceda i tre anni. Cosi contro la modica cifra 30 milioni di euro all'anno, abracadabra, la Olanda accoglierà 500 detenuti belgi.
Nell'era della mondializzazione, si possono delocalizzare anche i detenuti.
Felici i belgi, che si sbarazzano temporaneamente del problema. La situazione nei carceri è al limite dell'esplosione, e pochi giorni fa un detenuto è morto dopo uno scontro.
In Olanda invece 2000 celle sono libere. Non solo perchè diminuisce la criminalità, ma anche perché il paese privilegia le misure alternative all'imprigionamento, come i bracciali elettronici (che poi le due cose siano legate sembra anche ovvio, meno repressione porta sicuramente ad una diminuzione della violenza).
Perché quindi il Belgio non ha deciso di copiare il suo vicino e di favorire misure alternative al carcere piuttosto che chiudere gli occhi facendo finta di non essere alle prese con un grave problema?
Meglio ancora...l'idea seduce gli altri paesi, Francia per prima che ha un tasso di 120% di sovrappopolazione nei carceri, peggio che in Belgio.
Notizia parallela a quella della morte di Stefano Cucchi, massacrato di botte e poi lasciato morire al carcere di Regina Coeli a Roma, senza che i genitori abbiano potuto neanche vederlo...
Morire di carcere, questa è la realtà delle prigioni europee...
Il corpo incarcerato è un documentario di lemonde.fr sul mondo delle carceri, attraverso la testimonianza di 4 ex detenuti che raccontano come il carcere ti spodesta del proprio corpo, alienandolo come se non fosse più tuo ma solo un oggetto. Il corpo diventa un oggetto nelle mani di qualcun’altro.
Il corpo perquisito
Umiliazione, fisica e mentale. Non hai più nessun diritto sul tuo corpo.
Mettersi a nudo e subire la perquisizione totale del tuo corpo, come se fosse un semplice oggetto.
Ricatti pscicologici.
Il corpo dell’altro
La prima confrontazione è la solitudine, non hai neanche uno specchio per verderti interamente, non hai più lo sguardo dell altro.
Il piacere è quasi impossibile, la sessualità impedita, non cè più spazio per il pudore.
La prigione rende sessualmente malatto, non puoi avere relazioni sessuali normali, ti racchiudi nella tua sessualità ed è difficile accettare altre mani sul proprio corpo.
Il corpo malatto
Raccontano la lenta desintegrazione del corpo, la perdita dei capelli, la vista che si abbassa, i denti che si perdono (non si fa troppo attenzione dentro perché “non hai nessuno a cui sorridere”). Si mangia male, i prigionieri sono poveri e la prigione non fa che peggiorare questa situazione, è un circolo vizioso.
La prigione ti rende brutto.
Tutto è visuale, punti tutto sul corpo, sui muscoli, ti costruisci una corazza. Curi la vetrina e non quello che c’è dietro, come una barriera contro l’esterno.
Ma paradossalmente ti distruggi ancora di più il fisico, perché è sport fatto male, non intelligenza dello sport, ma brutalità.
Mutilazione perché non hai altri modi di attirare l’attenzione, per provare anche che sei più forte, resistente, che sei padrone del tuo corpo, puooi gestire la tua vita e la tua morte.
Il corpo liberato
La morte in prigione è una liberazione, ti sei “sostratto alla giustizia”. La morte è una procedura amministrativa.
La situazione dei carceri in Italia
Sono 63.217 le persone detenute nelle carceri italiane a fronte di una capienza massima di 43.117. Questi sono alcuni dei dati aggiornati al 9 giugno 2009 curati dalla Redazione di Ristretti Orizzonti in collaborazione con la Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia nello “Speciale sovraffollamento”. I dati mostrano come il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane sia elevato, attestandosi intorno al 146%, rispetto al 121% del 2008 e al 132% del 2009. Nelle carceri il tasso di persone detenute è in costante aumento, a differenza del tasso di organico della Polizia Penitenziaria che è sempre inferiore alla presenza del personale previsto, con una percentuale dell'86,2%.
I primi sei mesi dell'anno si chiudono con un bilancio da "bollettino di guerra" per le carceri italiane: in 181 giorni sono morti 89 detenuti (1 ogni 2 giorni, in media) e 34 di loro si sono suicidati.
In 10 anni (2000-2009) i "morti di carcere" sono stati 1.449 e sembrano esserci le premesse perché a fine anno la "quota" di 1.500 sia raggiunta e superata. Nello stesso periodo i detenuti suicidi sono stati 514, con un massimo storico nel 2001 (69 casi), che quest'anno "rischia" anch'esso di essere oltrepassato.
Precisiamo che i dati relativi al 2009 rappresentano una "anticipazione", rispetto a quelli del Ministero della Giustizia (diffusi solitamente con notevole ritardo), mentre quelli riferiti agli anni precedenti sono "ufficiali", ma il nostro Dossier ha appunto l'obiettivo di tenere desta l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sulle "morti di carcere".
Oggi lo Stato del Nuovo Messico negli Stati -Uniti ha abolito la pena di morte: il governatore Bill Richardson ha firmato il testo di legge che sancisce l'abolizione, approvato 5 giorni fa dal Senato federato. Il Nuovo Messico diventa cosi il secondo stato americano ad abolirla legislativamente dal 1965. Questo porta a 15 il numero di stati amercani che non contemplano la pena capitale nella lora costituzione, mentre 35 altri la prevedono tutt'ora.
Ci si puo' rallegrare per questa notizia, culmine di una battaglia durata più di dieci anni e promossa dall'associazione National Coalition to abolish the Death Penalty.
Viene pero' da farsi un po' di domande...Se la pena di morte è abolita, viene sostituita dal carcere a vita. Non so se sia molto migliore...Cioè, credo che non si dovrebbe tutelare solo la vita umana, ma anche la dignità di tale vita. E non credo che il carcere a vita sia una forma degna di vita, qualsiasi sia il motivo per il quale uno venga condannato. Certo, elimina l'elemento di irremediabilità della pena di morte, che troppe volte ha tolto la vita a persone innocenti. Pero' a volte basta poco, anche soli pochi mesi di carcere, per rovinare la vita di una persona. Gli stupri, gli omicidi, i suicidi, il sovraffollamento sono realtà quotidiane delle carceri....
Quanto al valore educativo del carcere, non è provato...Credo sia meglio seguire il modello canadese, che per i condannati per pedofilia, prevede dei centri appositi di reinserzione, che, senza ritirare nulla all'accusa, attuano un lavoro vero sulla persona, per cercare di cambiarla. Rendendola, anche, utile alla società, con lavori di utilità pubblica..Infatti il prigioniero costa tanto allo Stato. E, personalmente, non ne ricaviamo nessun beneficio...
L'abolizione della pena di morte è un primo passo, ma deve essere seguito da una riflessione equilibrata sul sistema carcerale, per riformarlo profondamente, in modo da tutelare, realmente, la dignità della vita umana.