"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
La Birmania arriva in testa dei 10 paesi più oppressivi per quanto riguarda Internet secondo il CPJ, il comitato per la protezione dei giornalisti. Con un governo militare che impone severe restrizioni all'accesso a Internet e che imprigiona decine di persone per il solo fatto di criticare il regime su Internet, il CPJ denuncia che "la Birmania è il peggior posto al mondo per essere blogger".
Dal rapporto del CPJ emerge che nel 2008 i giornalisti blogger sono stati la categoria più colpita dalla censura, superando anche le categorie tradizionali della stampa e dei media televisivi. Anche la Cina e il Vietnam sono inclusi tra i dieci peggiori paesi per la libertà di espressione su Internet. Gli altri paesi nella lista sono la Tunisia, Cuba, l'Egitto, il Turkmenistan, l'Ian, la Siria e l'Arabia Saudita.
Quanto alla Birmania, il regime ha incrementato le sanzioni contro chi usa il net come strumento di denuncia delle continue violazioni dei diritti umani. Secondo il gruppo di ricerca OpenNet Initiative, solo l'1% della copertura internet è privata nel paese e molti birmani usano i cybercafe per accedere a Internet, cio' che spinge la giunta ad effettuare sempre più controlli nei punti di accesso pubblico a internet. Il governo impedisce all'opposizione di avere qualsiasi visibilità telematica, chiudendo tutti i siti o forum suscettibili di essere contrari alla linea di condotta del regime.
Ora ci sono almeno due bloggers birmani incarcerati. Il primo è Zarganar, un comico satirico, che sconta una pena di 35 anni per avere preso parte agli aiuti umanitari dopo il ciclone Nargis dello scorso anno. Soffre ora di gravi problemi di salute, ma gli sono state negate le cure mediche necessarie. Il second è Nay Phone Latt, che sconta una pena di otto anni per avere infranto leggi governative sull'informatica.
Ho appena saputo della morte di Giuseppe Gati, attraverso il blog di un amico. Avevo conosciuto Giuseppe dopo la sa contestazione a Vittorio Sgarbi, e ci eravamo scambiati delle mail, uniti dalla stessa voglia di combattere, di lottare per un mondo migliore. sono sconvolta dalla notizia della sua morte, probabilmente dovuta al fatto che avrebbe camminato su un cavo elettrico nella proprietà del padre dove lavorava anche lui.
Sembrano parole di circostanze, eppure le diro' perché non so in quale modo migliore rendergli omaggio: Giuseppe, per quel poco che lo conoscevo, era un ragazzo intelligente, interessato ed interessante, con tanta voglia e tanti progetti; una persona che voleva vivere in modo onesto la sua vita.
Aveva un blog, lamiaterraladifendo.it, che trattava intelligentemente e in modo critico della Sicilia ma non solo, della politica in generale, nella speranza che coinvolge cosi tanti bloggers di poter informare, cambiare, denunciare.
La rabbia di vedere andare via una persona cosi giovane.....
Sameh Akrab Habeeb è un blogger palestinese di 23 anni che vive nella striscia di Gaza. Giornalista, attivista per la pace e per gli aiuti umanitari nella striscia di Gaza, scrive il suo blog sulla situazione della guerra, dandoci le notizie dirette che i giornalisti stranieri, che non (sempre) hanno accesso alle zone del conflitto, non ci possono sempre dare. La sua testimonianza, che lo mette in pericolo ogni giorno (dice di ricevere sempre più chiamate anonime di minacce di morte, ogni giorno deve trovare un generatore di energia per ricaricare il suo computer ed effettuare quattro chilometri a piedi, bersaglio delle piogge di missili), è fondamentale.
Scritto in un inglese molto asciutto, accompagnato di foto, è dal 2007 che Sameh scrive nel suo blog, perché crede nell'"umanità, nell'uguaglianza tra i popoli, qualsiasi sia la loro religione."
Militante pacifista, riesce a rompere il silenzio imposto ai media da parte dell'esercito israeliano, e a raccontarci drammaticamente l'orrore della situazione, direttamente.
La sua speranza in una pace futura lo spinge in questa ricerca costante di sapere cosa succede, e a testimoniare, nonostante i rischi altissimi.
"perché voglio la pace? perché non so che gusto abbia."
Gli auguro di conoscerlo al più presto.
qui il suo blog: http://www.gazatoday.blogspot.com/
Lo sappiamo dal Vietnam, il ruolo dei mass media è fondamentale non solo nell'informazione sulla guerra stessa, ma anche nell'avere un peso determinante per la formazione dell'opinione pubblica. Il ruolo delle immagini simbolo (la ragazzina che scappa dopo gli attacchi in Vietnam ha fatto il giro del mondo), del racconto in diretta, sono strumenti fondamentali che possono fomentare l'opinione pubblica e indurla a fare pressioni sui proprio governi, sulle organizzazioni non governative, sulle multinanzionali (certo non sempre con esito positivo o ruolo determinante, ma è comunque un fattore che va preso ampiamente in considerazione).
Il controllo dell'immagine è quindi la strategia adottata per influenzare chi sta lontanto dalla guerra, la vive come un evento estraneo, che non sconvolge il proprio micro equilibrio, e soprattutto chi non ha la possibilità di avere un accesso diretto alle fonti, com'è spesso il caso.
Lo dimostrano paesi come la Cina, Cuba, la Birmania, dove giornalisti e bloggers amatoriali vengono arrestati (in maniera esponenziale, visto l'incremento degli arresti nell'ultimo anno) per diffamazione contro il regime, sovversione all'ordine pubblico, e chi più ne ha più ne metta. Incorrono pene di prigione lunghissime anche per denunce banali, semplici resoconti della realtà.
Pero' il diffondersi delle nuove tecniche di comunicazione (telefoni, macchine fotografiche, blog...) rende difficile il controllo su tutti.
A sua volta chi governa usa l'immagine per diffondere messaggi manipolati (la messa in scena dell'esercito americano per l'esecuzione di Saddam Hussein, filmaa amatorialmente, come se fosse un video "rubato", testimonia la volontà di colpire inmodo particolare la popolazione), per sembrare più veri, più credibili.
Quando un governo impedisce ai giornalisti stranieri di entrare nelle zone di conflitto per "coprire" e riportare l'evento, la situazione si complica. è il caso di Israele, che impedisce ai giornalisti non residenti nei territori occupati di entrarvi. Ricordiamo che Amira Hass, ultima giornalista israeliana a vivere nella striscia di gaza, ne è stata espulsa il 4 dicembre (coincidenza? preparazione della guerra?) (internazionale del 5/11 dicembre 08). Di fatto dal 2006 il governo israeliano ostacola la presenza dei giornalisti a gaza. La Foreign Press Association, che raggruppa i giornalisti stranieri che vivono in Israele, ha fatto ricorso ora alla Corte Suprema Israeliana, contro la decsione di Israele di tenerli fuori dal conflitto. La Corte ha permesso a 12 giornalisti di entrare a Gaza insieme ai convogli umanitari, parole che rimangono pero' tali e non si sono concretizzate visto che non è stato raggiunto nessun accordo su quali giornalisti scegliere.
La guerra si combatte su vari fronti (economico con la pressione delle industrie belliche, politico, diplomatico....). Si combatte anche sul campo dell'informazione.
ALCUNE FOTO DI GIORNALISTI E NON, DI GUERRA E NON, PER RICORDARE LE PERSONE CHE LOTTANO PER LA RICERCA DELLA VERITA, O CHE SEMPLICEMENTE SUBISCONO LA MANCANZA DI VERITA, LA GUERRA, LA DISINFORMAZIONE
guerra del Vietnam
anna politovskaja
Tommy Smith e John Carlos, giochi olimpici Messico 68
Continua la repressione in Birmania, in tutte le sue forme: ora si tocca di nuovo la libertà (ma si puo' parlare di libertà?) di espressione, arrestando tra l'altro bloggers che denunciavano la giunta birmana. Nonostante tutta la loro esperienza e attenzione (messaggi in codice, metafore...) la giunta è riuscita ad arrestarli e condannarli al carcere. 65 anni di prigionia, per gli opposanti al regime; 20 per i bloggers...
Il loro delitto? PARLARE. SCRIVERE POST NEI LORO BLOGS. CRITICARE.
Cose che facciamo noi tutti i giorni, senza che travolga la nostra vita. Li invece pagano caro il prezzo della non sottomissione ad un regime dittatoriale, paranoico, militare e impazzito...eppure sempre in piedi.
Au moins onze opposants birmans, qui avaient participé aux manifestations pour la démocratie de la "révolution safran", fin septembre 2007 à Rangoun, ont été condamnés chacun à soixante-cinq ans de prison, a annoncé, mardi 11 novembre, un porte-parole de l'opposition. Ces dissidents, qui avaient également participé au soulèvement de 1988, ont été condamnés lors d'une audience à huis clos qui s'est tenue à l'intérieur de la prison d'Insein, dans la capitale, a précisé Nyan Win, porte-parole de la Ligue nationale pour la démocratie (LND), le parti d'Aung San Suu Kyi. Un membre de la famille d'un condamné a, de son côté, affirmé que 23 opposants avaient été condamnés.
Un célèbre blogueur birman, Nay Phone Latt, l'une des figures de la "rébellion safran" qui a opposé l'an dernier la junte birmane à un mouvement populaire mené par des moines bouddhistes, a lui été condamné à vingt ans de réclusion dans la même prison d'Insein. Nyan Win, 28 ans, qui bloguait sous le pseudonyme Nay Phone Latt, est l'un des jeunes cracks birmans de l'informatique qui ont contribué à informer le monde, via Internet, lors des grandes manifestations contre la junte. Il avait été arrêté dans un cybercafé de Rangoun le 29 janvier.
POÈME CRYPTÉ
Nay Phone Latt avait été arrêté après avoir déjoué les contrôles sévères imposés par le régime militaire sur Internet. Son blog était écrit en langue birmane et dans le style d'une nouvelle. Il l'utilisait comme un forum de discussions sur les difficultés de la vie quotidienne en Birmanie, notamment les coupures d'électricité et la hausse des prix. Lors de la répression brutale de septembre 2007, il était parvenu avec d'autres blogueurs à diffuser des témoignages vivants et des photos chocs sur la contestation avant que le principal accès à Internet soit coupé.
Par ailleurs, le poète birman Saw Wai a été condamné par la même juge à deux ans de prison pour avoir publié un poème de la Saint-Valentin contenant un message codé critiquant le chef de la junte. Le poème, intitulé "14 février", a été publié dans l'hebdomadaire populaire Achit Journal (Le Journal de l'amour). Lus verticalement, les premiers mots de ce poème en birman forment la phrase "le généralissime Than Shwe est fou de pouvoir". Connu pour ses poèmes romantiques, Saw Wai a été arrêté le 22 janvier 2008 par des militaires, au lendemain de la publication du poème.
2 000 PRISONNIERS POLITIQUES
L'organisation Reporters sans frontières et la Burma Media Association se sont déclarées "révoltées" par ce "verdict écœurant","qui vise à effrayer tous les Birmans cherchant à échapper par le Web au contrôle ubuesque sur l'information imposé par la dictature". Les deux organisations ont appelé les blogueurs du monde entier à "témoigner de leur solidarité avec Nay Phone Latt, en affichant sur leurs blogs sa photo et en s'adressant aux ambassades de Birmanie à travers le monde pour demander sa libération".
La Birmanie compte plus de 2 000 prisonniers politiques, selon Amnesty International. En 1990, la LND d'Aung San Suu Kyi avait remporté une victoire écrasante à des élections pluralistes, mais les militaires avaient refusé de reconnaître les résultats et de céder le pouvoir, qu'ils détiennent depuis 1962.