La Birmania arriva in testa dei 10 paesi più oppressivi per quanto riguarda Internet secondo il CPJ, il comitato per la protezione dei giornalisti. Con un governo militare che impone severe restrizioni all'accesso a Internet e che imprigiona decine di persone per il solo fatto di criticare il regime su Internet, il CPJ denuncia che "la Birmania è il peggior posto al mondo per essere blogger".

no lib expression

Dal rapporto del CPJ emerge che nel 2008 i giornalisti blogger sono stati la categoria più colpita dalla censura, superando anche le categorie tradizionali della stampa e dei media televisivi. Anche la Cina e il Vietnam sono inclusi tra i dieci peggiori paesi  per la libertà di espressione su Internet. Gli altri paesi nella lista sono la Tunisia, Cuba, l'Egitto, il Turkmenistan, l'Ian, la Siria e l'Arabia Saudita.

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Quanto alla Birmania, il regime ha incrementato le sanzioni contro chi usa il net come strumento di denuncia delle continue violazioni dei diritti umani. Secondo il gruppo di ricerca OpenNet Initiative, solo l'1% della copertura internet è privata nel paese e molti birmani usano i cybercafe per accedere a Internet, cio' che spinge la giunta ad effettuare sempre più controlli nei punti di accesso pubblico a internet. Il governo impedisce all'opposizione di avere qualsiasi visibilità telematica, chiudendo tutti i siti o forum suscettibili di essere contrari alla linea di condotta del regime.

Ora ci sono almeno due bloggers birmani incarcerati. Il primo è Zarganar, un comico satirico, che sconta una pena di 35 anni per avere preso parte agli aiuti umanitari dopo il ciclone Nargis dello scorso anno. Soffre ora di gravi problemi di salute, ma gli sono state negate le cure mediche necessarie. Il second è Nay Phone Latt, che sconta una pena di otto anni per avere infranto leggi governative sull'informatica.

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posted by DiffidaDiffondi @ 18:35 - venerdì, 01 maggio 2009
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Ho appena saputo della morte di Giuseppe Gati, attraverso il blog di un amico. Avevo conosciuto Giuseppe dopo la sa contestazione a Vittorio Sgarbi, e ci eravamo scambiati delle mail, uniti dalla stessa voglia di combattere, di lottare per un mondo migliore. sono sconvolta dalla notizia della sua morte, probabilmente dovuta al fatto che avrebbe camminato su un cavo elettrico nella proprietà del padre dove lavorava anche lui.

Sembrano parole di circostanze, eppure le diro' perché non so in quale modo migliore rendergli omaggio: Giuseppe, per quel poco che lo conoscevo, era un ragazzo intelligente, interessato ed interessante, con tanta voglia e tanti progetti; una persona che voleva vivere in modo onesto la sua vita.

Aveva un blog, lamiaterraladifendo.it, che trattava intelligentemente e in modo critico della Sicilia ma non solo, della politica in generale, nella speranza che coinvolge cosi tanti bloggers di poter informare, cambiare, denunciare.

giuseppe gati

 

La rabbia di vedere andare via una persona cosi giovane.....

posted by DiffidaDiffondi @ 19:08 - domenica, 01 febbraio 2009
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gaza strip
Sameh Akrab Habeeb è un blogger palestinese di 23 anni che vive nella striscia di Gaza. Giornalista, attivista per la pace e per gli aiuti umanitari nella striscia di Gaza, scrive il suo blog sulla situazione della guerra, dandoci le notizie dirette che i giornalisti stranieri, che non (sempre) hanno accesso alle zone del conflitto, non ci possono sempre dare. La sua testimonianza, che lo mette in pericolo ogni giorno (dice di ricevere sempre più chiamate anonime di minacce di morte, ogni giorno deve trovare un generatore di energia per ricaricare il suo computer ed effettuare quattro chilometri a piedi, bersaglio delle piogge di missili), è fondamentale.
Scritto in un inglese molto asciutto, accompagnato di foto, è dal 2007 che Sameh scrive nel suo blog, perché crede nell'"umanità, nell'uguaglianza tra i popoli, qualsiasi sia la loro religione."
Militante pacifista, riesce a rompere il silenzio imposto ai media da parte dell'esercito israeliano, e a raccontarci drammaticamente l'orrore della situazione, direttamente.

sameh akram habeeb

La sua speranza in una pace  futura lo spinge in questa ricerca costante di sapere cosa succede, e a testimoniare, nonostante i rischi altissimi.

"perché voglio la pace? perché non so che gusto abbia."

Gli auguro di conoscerlo al più presto.


qui il suo blog: http://www.gazatoday.blogspot.com/
posted by DiffidaDiffondi @ 01:24 - venerdì, 16 gennaio 2009
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Lo sappiamo dal Vietnam, il ruolo dei mass media è fondamentale non solo nell'informazione sulla guerra stessa, ma anche nell'avere un peso determinante per la formazione dell'opinione pubblica. Il ruolo delle immagini simbolo (la ragazzina che scappa dopo gli attacchi in Vietnam ha fatto il giro del mondo), del racconto in diretta, sono strumenti fondamentali che possono fomentare l'opinione pubblica e indurla a fare pressioni sui proprio governi, sulle organizzazioni non governative, sulle multinanzionali (certo non sempre con esito positivo o ruolo determinante, ma è comunque un fattore che va preso ampiamente in considerazione).

Il controllo dell'immagine è quindi la strategia adottata per influenzare chi sta lontanto dalla guerra, la vive come un evento estraneo, che non sconvolge il proprio micro equilibrio, e soprattutto chi non ha la possibilità di avere un accesso diretto alle fonti, com'è spesso il caso.
Lo dimostrano paesi come la Cina, Cuba, la Birmania, dove giornalisti e bloggers amatoriali vengono arrestati (in maniera esponenziale, visto l'incremento degli arresti nell'ultimo anno) per diffamazione contro il regime, sovversione all'ordine pubblico, e chi più ne ha più ne metta. Incorrono pene di prigione lunghissime anche per denunce banali, semplici resoconti della realtà.

Pero' il diffondersi delle nuove tecniche di comunicazione (telefoni, macchine fotografiche, blog...) rende difficile il controllo su tutti.
A sua volta chi governa usa l'immagine per diffondere messaggi manipolati (la messa in scena dell'esercito americano per l'esecuzione di Saddam Hussein, filmaa amatorialmente, come se fosse un video "rubato", testimonia la volontà di colpire inmodo particolare la popolazione), per sembrare più veri, più credibili.

Quando un governo impedisce ai giornalisti stranieri di entrare nelle zone di conflitto per "coprire" e riportare l'evento, la situazione si complica. è il caso di Israele, che impedisce ai giornalisti non residenti nei territori occupati di entrarvi. Ricordiamo che Amira Hass, ultima giornalista israeliana a vivere nella striscia di gaza, ne è stata espulsa il 4 dicembre (coincidenza? preparazione della guerra?) (internazionale del 5/11 dicembre 08). Di fatto dal 2006 il governo israeliano ostacola la presenza dei giornalisti a gaza.  La Foreign Press Association, che raggruppa i giornalisti stranieri che vivono in Israele, ha fatto ricorso ora alla Corte Suprema Israeliana, contro la decsione di Israele di tenerli fuori dal conflitto. La Corte ha permesso a 12 giornalisti di entrare a Gaza insieme ai convogli umanitari, parole che rimangono pero' tali e non si sono concretizzate visto che non è stato raggiunto nessun accordo su quali giornalisti scegliere.

La guerra si combatte su vari fronti (economico con la pressione delle industrie belliche, politico, diplomatico....). Si combatte anche sul campo dell'informazione.

ALCUNE FOTO DI GIORNALISTI E NON, DI GUERRA E NON, PER RICORDARE LE PERSONE CHE LOTTANO PER LA RICERCA DELLA VERITA, O CHE SEMPLICEMENTE SUBISCONO LA MANCANZA DI VERITA, LA GUERRA, LA DISINFORMAZIONEnapalm vietnam
guerra del Vietnam
pugno alzato olimpiadianna politovskaja

anna politovskaja



Tommy Smith e John Carlos, giochi olimpici Messico 68


guerra di Algeria                                                                       guerra in Iraq
iraqguerraguerra algeriajournalist_killed
posted by DiffidaDiffondi @ 00:30 - mercoledì, 07 gennaio 2009
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Nel campo dell'informazione internazionale siamo in presenza di una sorta di oligopolio, rappresentato dalle 4 maggiori agenzia di stampa internazionali ( la reuter tedesca, l'afp francese e ap e upi, americane), che controllano circa il 95% delle informazioni. Come conseguenza (quasi) naturale, i fatti che trattano sono in gran parte relativi agli Stati Uniti, al Canada, e all'Europa occidentale, dove vive invece poco più del 10% della popolazione mondiale.

Senza sminuire il lavoro dei giornalisti che lavorano per queste agenzie, è evidente che siamo in un modello di informazione particolarmente condizionata. Non sarebbe grave se queste agenzie non fossero cosi potenti sul mercato.
Con la diffusione di Internet e dei giornali on-line, le redazioni hanno un bisogno costante di notizie aumentando cosi i ritmi dell'aggiornamento delle pubblicazioni. C'è quindi un grande uso delle notizie trasmesse dalle agenzie, senza il tempo per un lavoro critico e d'inchiesta come avveniva invece sicuramente di più prima.

è quindi fondamentale mantenere viva l'informazione indipendente, alternativa, sia attraverso la carta che telematicamente, grazie alla diffusione di milioni di siti e blog sulla rete.
Un grande grazie quindi a tutti quelli che scrivono, si informano e ci informano, si prestano al confronto e permettono l'accesso a  notizie troppo spesso dimenticate, volontariamente o non.
Reporters_Without_Borders_2007_Press_Freedom_Rankings_Map



posted by DiffidaDiffondi @ 21:52 - martedì, 30 dicembre 2008
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blog clandestino

Sembra paradossale, ma è la realtá.
Anche il tuo sito/blog puó essere oscurato e tutti noi
come Carlo Ruta possiamo essere condannati per stampa clandestina.
Infatti esiste una legge (N° 62 del 7/3/2001) che dice a chiare lettere che in Italia siamo tutti in situazione di illegalità.
E tu cosa vuoi fare? Aspettare che ti arrivi una denuncia perchè hai espresso le tue idee?
Se hai un blog, un sito, un forum in Italia rischi grosso, e noi ci rivolgiamo agli internauti di tutto il mondo perchè ci aiutino a difendere la nostra libertá di espressione. Ognuno deve dare il suo contributo aiutando a diffondere questo messaggio per difendere la neutralità e libertà di Internet.

Ed è fondamentale farlo ora.
Ora che il Parlamento italiano sta studiando una norma che metterebbe ancor di piú i bastoni tra le ruote di tutti noi che non usiamo questo mezzo per professione ma solo per passione e per far circolare le nostre idee.
Questa norma (DDL Levi) deve essere immediatamente ritirata e devono essere sottratti alla legislazione sull’editoria tutti i mezzi internet utilizzati per esprimere e diffondere informazioni ed opinioni se gestiti in forma amatoriale, indipendentemente dalla loro capacità di produrre profitti.
Hai ancora dubbi?
Ti basti sapere che l’On. Giulietti nel 2001, come relatore della Legge N° 62
dichiarò che:

La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”

A distanza di sette anni ed a causa di quella legge, uno di noi, Carlo Ruta è stato condannato per stampa clandestina ed il suo sito è stato oscurato. Le rassicurazioni di allora sono dunque state inutili come lo saranno quelle di ora.
Tu che ci stai leggendo, tu che sei uno di noi, non rimanere passivo.
Domani potrebbe capitare anche a te.
Facciamo sentire la nostra voce e coordiniamo insieme una lotta per poter continuare ad esprimere i nostri pensieri. A
questo link troverai tutte le informazioni per fare anche tu la tua parte. Fai sentire a tutti il tuo grido di libertà.

No alla clandestinità, vogliamo la libertà.

posted by DiffidaDiffondi @ 12:21 - venerdì, 05 dicembre 2008
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