Il nemico del mio nemico, di Kevin MacDonald

Barbie, capo della gestapo a Lyon fu soprannominato "il macellaio di Lyon" (due accuse in particolare, la morte crudele a seguito di torture inflitta al partigiano Jean Moulin nel 43 e la deportazione di 44 bambini di Izieu nel 1944, tra gli episodi più neri di quel periodo). jean_moulin
Dopo la guerra, viene utilizzato dai servizi segreti americani nel 47, che sfruttano la sua esperienza nella repressione e la tortura dei comunisti: raggiunge cosi il CIC, il counter intelligence corps dell'esercito americano.
Ma dal 48 la Francia chiede l'estradizione di Barbie, allora residente a Stuttgart. Gli americani vi si oppongono: come detto dall'ufficiale che lo arruolo' nel CIC, "un anticomunista come lui ci serve più libero che in prigione."
Al momento il partito comunista è fortissimo in Francia, e la paranoia dell'america della caccia alle streghe divide il mondo in bianco e nero: Barbie non essendo nero (rosso sarebbe più azzeccato), è bianco. Sotto falsa identità
e grazie all'aiuto del Vaticano Barbie lascia quindi l'Europa sotto falso nome e super copertura: nel 51 rinasce come signore Altmann e atterra in Argentina. Non una destinazione a caso, visto che l'America latina provoca sudori freddi all'amministrazione americana che si vede già sommersa dall'onda rossa che pervade nel vicino sud. Inutile dire che nel frattempo Barbie viene condannato in Francia, nel 52 e nel 54, alla pena capitale: le relazioni franco americane non sono all'apice dell'intesa. Nel 57 Barbie si sposta (viene spostato) in Bolivia, dove acquisisce l'identità boliviana, e più prezioso ancora, l'amicizia dei generali golpisti. Infatti grazie alla sua direzione nella compagnia marittima Transmarittima boliviana, favorisce il traffico di armi verso le dittature sudamericane. Dal 64 collabora quindi attivamente con l'esercito boliviano (il suo ruolo favorito, quello di consigliere per la ricerca e la tortura degli opposanti. Un vero pentito insomma.) Partecipa all'arresto di Che Guevara e alla sua morte, sotto di nuovo la protezione (la spinta) della CIA. Sostiene poi il golpe del colonnello Banzer e si sposta in Perù; ma l'arrivo di una giovane avvocatessa, Beate Klasferld, lo costringe a tornare in Bolivia. Infatti Beate e suo marito Serge hanno scoperto la vera identità di Barbie; troppe date coincidono, e la somiglianza è evidente.Beate_Klarsfeld_1986
Ma Barbie è protetto dal regime di Banzer, e questo fino alla caduta di quest'ultimo nel 78. Nel 83 dopo un lungo braccio di ferro tra Francia e Bolivia, Mitterand ottiene l'estradizione di Barbie (contro, probabilmente scambio di armi....). Ne segue il suo processo, dove viene condannato alla prigionia a vita; ma, malato di cancro, muore nel 91, dopo avere scontato quattro anni.
Il suo avvocato, il controverso Jacques Vergès, fa del suo processo un processo all'ipocrisia delle grandi potenze, che dietro un finto moralismo sono, secondo lui, peggio ancora dei nemici che combattono: cosi la Francia di Mitterand e Badinter è anche quella che ha represso sanguinosamente la liberazione dell'Algeria e quella che mantiene rapporti poco chiari (è un eufemismo) con molti governi africani della decolonizzazione; gli Stati Uniti del "land of the freedom" sono gli stessi che hanno bombardato Hiroshima e Nagazaki con la bomba nucleare, quando, aggravante, il Giappone era comunque già sconfitto sulla carta; cosi come sono gli stessi ad avere bombardato i civili vietnamiti con il napalm. E la lista potrebbe continuare all'infinito.
Quindi, Barbie solo pedina in un sistema macchiavellico ben più grande? è quello che hanno invocato molti nazisti al processo di Nuremberg, dando la colpa al sistema e non alla persona.
Ma, se non va dimenticato che le atrocità sono possibili grazie proprio al sistema politico economico marcio, non puo', secondo me, esimersi la responsabilità individuale. Ogni individuo è cosciente dei suoi atti, e ha sempre la scelta tra varie alternative, per quanto poco gradevoli siano a volte; pero' se ci togliamo questo, la nostra coscienza, il nostro potere di prendere decisioni, è inutile provare ad andare avanti: cosi non siamo più essere umani, ma solo
macchine e robot parte di un ingranaggio dove non conta l'unità, il singolo. E non credo sia cosi. Sarebbe troppo facile scaricare le nostre responsabilità. Invece essere un uomo, nel senso più ampio del termine, che lo oppone proprio alla macchina, è portare il fardello della libertà delle nostre decisioni, come disse cosi bene Kant.

 

posted by DiffidaDiffondi @ 01:03 - giovedì, 05 febbraio 2009
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