
il documentario di Rob Stewart denuncia il massacro che subiscono gli squali, in particolare nelle mari del Costarica, dove la pesca ad oltranza sta decimando la specie, alimentata dall'isteria collettiva dovuta alla paura di questo animale che è responsabile della morte di 5 persone all'anno. Molto meno che il fumo, l'inquinamento, o le armi da fuoco.....ma gli squali sono fonte di un commercio ultra redditizio, che ne fa un bersaglio della mafia locale, aiutata dal governo che protegge di fatto la caccia dalla quale vengono ricavati le pinne, merce di lusso e simbolo di status symbol nei paesi asiatici. Anche la zuppa fatta dagli squali riscuote molto successo (fino a 70 euro una singola ciottola), incrementato dal fatto che facendosi sempre più rari, questi animali sono sempre più ricercati, secondo la folle logica che ci fa desiderare sempre di più l'impossibile, anche quando non ha senso. D'altronde quando si ha già tutto, bisogna pur inventarsi qualcosa di nuovo da desiderare, per fare passare la noia...
In Costa rica, nelle isole galapagos e cocos il 90% degli squali si sono estinti.
Nonostante ci siano dei parchi naturali dov’è vietata la caccia, il governo corrotto fa affari con la mafia, che detiene il monopolio del traffico verso l’Asia.
Ma oltre all'indignazione davanti alla crudeltà di questa pratica, il cosidetto finning (gli squali vengono pescati, gli si tagliono le pinne e poi vengono ributati in mare mezzi vivi mezzi morti, agonizzanti, perché la loro carne non ha abbastanza valore economico ed è troppo ingombrante), il documentario sottolinea giustamente che come ogni altra specie, anche gli squali sono fondamentali all’ecosistema; se si rompe la catena alimentare, le conseguenze sono molto piu importanti di quelle che possiamo immaginare. Creiamo un vuoto nell'ecosistema che ha conseguenze disastrose per l'ambiente. Una fra tante, l'invasione delle meduse, l'aumento esponenziale dei pesci piccoli e dei molluschi, con il degrado della qualità dell'acqua.
Distruggiamo l’ecosistema e lo sappiamo perfettamente. siamo in una spirale autolesionista che coinvolge le altre specie. Come dice Paul Watson, cofondatore di Greenpeace e poi fondatore di Sea Shepherd, "siamo dei primati fuori controllo, che si prendono per dei e che pensano di poter decidere della vita e della morte degli altri esseri viventi."













