der baader meinhof Komplex, di Uli EDEL

Si possono scindere due aspetti. Il primo, più “tecnico”, è quello della ricostruzione storica da parte del regista di un periodo particolarmente complesso della storia dei movimenti terroristici nel mondo, a partire degli anni 60, e che combattono contro l’imperialismo americano, contro la guerra in Vietnam, per la liberazione del popolo palestine ma anche per una società diversa, più giusta, più libera, più decomplessata. Il regista riesce perfettamente a mostrare la scissione tra i movimenti occidentali e quelli arabi, che pur lottando per le stesse cause, non possono superare alcune differenze e non riescono a capirsi del tutto, senza riuscire quindi nell’intento dell’internazionalizzazione della revoluzione. Sarebbe stato interessante se si fosse soffermato di più sui legami tra i gruppi della Raf tedesca, le brigate rosse italiane, e i movimenti di liberazione per la palestina: per esempio viene sorvolato il problema del traffico delle armi, e quindi anche dei soldi, tra i vari gruppi terroristici, e l’appoggio (segreto, manipolato) che possono aver ottenuto dai servizi segreti occidentali. Siamo in piena guerra fredda, e credo che non mi avanzerei troppo dicendo che questi gruppi sono stati (anche) utilizzati dalle varie potenze nel “gioco” tra i due blocchi. Comunque, il film ricostruisce bene tutti gli altri avvenimenti, dai primi attentati in Germania, ai primi contatti con l’olp in giordania nel 70 (dove arriva appunto la prima scissione con gli arabi, nonché all’interno della raf stessa), alla precipitazione nel 71 con un susseguirsi di attacchi, arresti, morti da una parte e dell’altra (cittadini, uomini di stato, membri della raf). Due azioni forti, l’attentato agli sportivi israeliani durante i giochi di Munich nel 72, e il dirrotamento dell’aereo della lufthansa nel 77, mostrano i legami tra il gruppo tedesco, ormai alla sua seconda generazione, e i pro palestinesi dell’olp, che pero' non riescono ad ottenere nessun cambiamento rispetto alle cause per le quali lottano, se non, forse, un peggioramento.
Il secondo aspetto è quello della riflessione sul terrorismo. Un magnifico Bruno Ganz interpreta Harold, capo della BKA (agenzia di investigazione criminale), che rivoluziona l’approccio al terrorismo, sia da un punto di vista pratico (l’uso della statistica) che teorico: cercare di capirli, per non rimannere nell'analisi superficiale. Ossia, se esiste il terrorismo, non è perché nasce da una banda di esaltati, bensi da poblemi profondi della società (“la guerra in vietnam è un dato di fatto, non si puo’ negare”), che vanno risolti per risolvere a sua volta il terrorismo. Nascono tutti interrogativi sul terrorismo. Ci sono limiti, oppure la causa per la quale si batte deve diventare l’unico cammino da seguire, travolgendo anche chi lo intralcia? Esistono innocenti, neutri, o siamo tutti colpevoli se non agiamo? L’uso della forza è inevitabile risposta ad un’oppressione più crudele? O si puo’ lottare con le idee? Dialettica idee e azioni; oppressi che diventano carnefici; ideali contrapposti (per esempio, sulle differenti accettazioni di libertà...esiste quindi un concetto universale di libertà, o vari sub concetti di diverse libertà?); il ruolo dell'informazione e ambivalenza tra la causa, nobile, e la realtà, crudele....
Tematiche alquanto attuali....
È solo una bozza di riflessione, meriterebbe molti ulteriori approffondimenti, data la complessità dell’argomento...
Un po di letture/film complementari:
Camus, les justes
Barbet schroeder, l’avocat de la terreur
Il caso moro...... To be continued.......












