"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
Come la Birmania, uno dei paesi più poveri al mondo, può continuare tranquillamente a schiacciare la repressione, a imprigionare le voci dissidenti, e permettersi il lusso di intraprendere la via della costruzione di un arsenale militare nucleare, senza essere inquietata minimamente dalle sanzioni della comunità internazionale?
Eppure le voci di condanna contro quello che è uno dei regimi più oppressivi del mondo sono tante. Onu, Unione Europa, perfino l’ASEAN, l’organo regionale che raggruppa 10 nazioni del sud-est asiatico e tradizionalmente neutro, tutti sono pronti a denunciare la atrocità e le ingiustizie commesse in questo piccolo paese. Il recente imprigionamento di Aung San Suu Kyi, leader incontestata dell’opposizione e figura centrale di riferimento per chi lotta per i diritti umani, ha di nuovo suscitato un’ondata di proteste da tutte le parti del mondo.
Eppure la giunta militare al potere dall’88 rimane imperturbabile ed imperturbata. Promette cambiamenti in senso democratico ma poi rifiuta al segretario delle Nazioni Unite l’incontro con la premio nobel, e intanto commercia illicitamente con la Corea del Nord armamenti nucleari, violando le risoluzioni dell’Onu e il trattato di non proliferazione di cui la Birmania è parte dal 1992.
La risposta a questa immunità sta nelle ricchezze dei suoli birmani e nella presenza di paesi rapaci, pronti a commerciare con il diavolo in persona pur di trarre profitti. Cina in primis, visto che il paese detiene l’87% del mercato birmano, con degli investimenti record nell’anno 2008/2009. Gas, tek e petrolio sono le risorse naturali più ambite. Cosi il gigante asiatico ignora le sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europa e fa affari d’oro con i militari birmani.
Si conta che per l’anno fiscale 2008/2009 sono stati investiti 984,9 milioni di dollari US nel paese, un boom considerando i 172 milioni investiti da compagnie straniere nel 2007/2008. Oltre alla Cina, Russia, Vietnam e Tailandia sono clienti fedeli della giunta, indifferenti al boicottaggio imposto come sanzione per i crimini perpetrati dal regime.
Si spiega il poco convincimento che i membri dell’ASEAN hanno messo nell’annunciare la creazione di una Commissione per i diritti umani. Commissione che funzionerà solo all’unanimità, ossia compreso l’accordo del paese che viola i diritti umani in questione. Quando si dice ipocrisia..
La giunta può continuare a dormire tranquilla e ad imprigionare indiscriminamente qualsiasi voce reputata non tollerabile: finché i suoi sottosuoli saranno ricchi in risorse naturali, c’è poca probabilità che venga disturbata.
Su Le Monde (18 luglio, n°20055), terribile articolo sulle rivelazioni fatte da alcuni paramilitari colombiani a proposito degli omicidi e delle torture commesse dall’inizio degli anni 80, quando le prime milizie antiguerilla hanno visto la luce, sostenute dai narcotrafficanti e dai grandi proprietari terrieri. Nel 1997 le milizie vengono federate nell’AUC (autodefensas unidas de Colombia), e godono di carta bianca nella lotta alla guerrilla, grazie al silenzio e all’incoraggiamento della classe politica.
Bisogna aspettare il 2002 per l’inizio dei negoziati con il governo di Uribe e il 2003 per una tregua, seguita dall’inizio delle inchieste contro i crimini commessi dai paramilitari. È la seconda fase dell’incubo, con la rivelazione dell’inimaginabile: finora, i para hanno confessato 27 382 crimini, con 22 130 omicidi.
Il procuratore Luis Gonzalez, da quattro anni a capo dell’unità “Giustizia e Pace”, ammette che mai si sarebbe aspettato a cosi tante rivelazioni. Che sono solo la punta dell’iceberg di un’immensa macchina della morte che ha devastato la regione per più di 20 anni.
250 000 crimini infatti sono stati recensiti, suscettibili di essere attribuiti alle milizie di estrema destra. Cifra atroce, che però non rende tutto l’orrore della situazione. Nelle regioni di Santander e di Cordoba, sono stati trovati dei forni crematori. Non si contano più le fosse comuni ritrovate; la crudeltà dei racconti non ha limiti. Un paramilitare, Sergio Manuel Cordoba, ha spiegato aver ammazzato “in media” 10 persone al giorno, per un totale di 15 000 vittime in 10 anni.
La follia di questi dati ha costretto vari giudici al ricovero, incapaci di ascoltare ulteriori testimonianze.
La legge “Giustizia e Pace”, adottata nel 2005 in seguito ai negoziati con i para, limita a 8 anni la pena di detenzione nei confronti di quelli che accettassero di “collaborare”, ossia testimoniare e rendere i beni espropriati. Ma la legge è stata contestata alle associazioni dei diritti dell’uomo, sia per la pena giudicata troppo leggera, sia perché finora una sola condanna è stata pronunciata. Più che la legge, è quindi rimesso in questione l’intero sistema giudiziario, incapace di far fronte all’ondata di orrore che ha scosso il paese. Il compito è enorme; e alcuni temono anche che i paramilitari stiano agendo secondo una strategia ben precisa, con una valanga di testimonianze tese ad asfissiare la giustizia e quindi a paralizzarla di fatto.
Per Ivan Cepeda, presidente della Commissione nazionale delle vittime, ancora più difficile da accettare è il fatto che il nocciolo duro dei paramilitari non è stato smantellato. Perché si tocca un punto più sensibile: quello degli intrecci con la politica. Più di 200 personalità politiche sono per ora sotto inchiesta. Ma anche li, è solo la superficie di una realtà ben più complessa. Che pochi, nella società colombiana attuale, sono disposti a scoprire. L’apatia è forte, il male banalizzato, la violenza diventata parte del quotidiano.
“e pensare che mancano ancora tutte le rivelazioni della guerilla….” Sospira il procuratore.
Una nave con bandiera nord-coreana, la Kang Nam 1, è stata avvistata ai primi di giugno dalle fonti di intelligence sud-coreane. L’imbarcazione era diretta verso il porto di Thilawa, a 30 km da Yangoon e si sospetta che trasportasse armi verso la Birmania.
Non èla prima volta che navi nord-coreane effettuano questo tragitto: nel maggio 2007, il ministro degli esteri birmano aveva pubblicato una circolare per giustificare l’attracco di una nave nord-coreana in Birmania per “motivi umanitari”.
Proprio oggi però si è saputo che la nave, avvistata dal cacciatorpediniere americano Uss Jonh McCain a 400 km da Hong Kong, ha cambiato rotta e si dirige verso Nord, anche se i servizi i intelligence non sanno ancora dove sia diretta di preciso.
Nonostante le minacce da parte della Corea del Nord -aveva dichiarato che se la nave fosse stata fermata l’avrebbe preso come una dichiarazione di guerra - è probabile cheil governo di Pyongyang abbia deciso di fare marcia indietro di fronte alle numerose reazioni internazionali, a cominciare da quella dell’amministrazione Obama, che si è detta pronta ad affrontare qualsiasi minaccia di Pyongyang nella regione.
Del resto anche la Cina, sebbene sia uno dei più potenti alleati di Kim Jim Song, è da sempre contraria questo scambio e collabora attivamente alla cessazione del commercio illegale tra i due paesi ; e inoltre secondo la Radio Free Asia nei giorni scorsi la stessa la Birmania aveva informato l’ambasciatore nord-coreano che le Nazioni-Unite non avrebbero accettato che la nave attraccasse in caso trasportasse armi o altri materiali banditi.
La Corea del Nord non è al suo debutto nella provocazione militare. Nell’ottobre del 2006, (aveva) haeffettuato per laprima volta dei test nucleari; lo scorso 5 aprile ha effettuatoil lancio di un missile che ha sorvolato il territorio giapponese, lancio immediatamente condannato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Il consiglio di sicurezza è stato poi convocato in sessione straordinaria il 26 maggio in risposta ai nuovi test nucleari effettuati il 25 maggio ed ha approvato laRisoluzione numero 1874, votatando all’unanimità nuove sanzioni che permettono un rafforzamento del sistema di ispezioni “nelle acque territoriali, i porti e gli aeroporti di stato dei cargo da e per la Corea del Nord sospettati di contenere armi”.
La Corea del Nord si è ritirata dal Trattato di non proliferazione nucleare nel 2001, dopo che lo aveva sottoscritto nel 1985. Il trattato proibisce agli stati firmatari non nucleari di fornirsi di tecnologie nucleari belliche. Quanto alla Birmania, lo ha ratificato nel dicembre del 1992; ma sono note da tempo le volontà dei militari di dotarsi di un’arma nucleare: già dal 2007 la giunta ha annunciato volere costruire un reattore nucleare, con l’aiuto della Russia, dopo un accordo siglato tra le due potenze il 15 maggio del 2007.
Nel prossimo Forum Regionale Asiatico (ARF) che si terrà tre il 16 e il 23 luglio, la Corea del Nord dovrà giustificare le sue relazioni con Yangoon e cercare di attenuare le paure dei paesi limitrofi Questi ultimi, in particolare la Tailandia,non vedono di buon occhio la costruzione di un arsenale nucleare illegale in Birmania, e temono per la sicurezza e la stabilità della regione, e si sentono minacciati da questo commercio illecito tra le due potenze militari.
Fino ad oggi l’ARF non aveva mai preso sul serio la possibilità che la Birmania si dotasse di un sistema militare nucleare, e ora per molti analisti la paura è che il paese diventi una “seconda Corea del Nord”.
L’ARF è un forum sulla sicurezza nella regione asiatica, quindi è probabile, e ci auguriamo che la questione del rapporto tra Corea del Nord e la Birmania sia la priorità nell’agenda. Fondato nel 1994, sono 27 le nazioni che vi partecipano, per promuovere il dialogo sulla politica e la sicurezza in Asia.
Il generale Than Shwe, dittatore a capo della giunta militare in Birmania, ha espresso la sua solidarietà a Ahmadinejad, il presidente iraniano ri-eletto, e sospettato di brogli elettorali. Nessun sospetto invece circa la crudeltà della repressione contro i manifestanti che protestano contro l'esito delle urne.
Intanto in Birmania il processo ad Aung San Suu Kyi è stato rimandato al 3 luglio.
E il paese è sospettato di commerciare armili legalmente con la Corea del Nord, allo scopo di costruirsi un arsenale militare nucleare.
Certo che tra Ahmadinejad e Kim Jim song, Than shwe non poteva scegliere meglio per dimostrare una volta ancora il suo interesse per la democrazia e per i diritti umani...
Secondo fonti dell’intelligence sud-coreana, una nave nord-coreana sta trasportando armi per la dittatura birmana e dovrebbe attraccare proprio nei prossimi giorni in un porto a 30 km a sud Yangon, nel porto di Thilawa. Questo scambio di armi viola le direttive Onu che vietano alla Corea del Nord di commerciare armamenti. D’altronde è difficile che la nave venga bloccata, per paura delle reazioni del paese, che minaccia un nuovo conflitto con il sud.
Non è la prima volta che questa nave, la Kang Nam I, trasporta armi per la Birmania. Già nel 2007 i militari alla giunta avevano autorizzato l’attracco del battello, per “motivi umanitari”.
Per vari esperti, la Corea del Nord e la Birmania intrattengono relazioni segrete, e non è escluso che la Birmania stia lavorando a sviluppare un arsenale militare nucleare.
Intanto gli Stati Uniti si sono detti pronti a fronteggiare qualsiasi mossa del regime nord coreano. Pyongyang, da parte sua, replica che responderà a qualsiasi attacco.
sulla scia dell'annuncio fatto da Obama per un mondo senza armi nucleari, con la ripresa dei tavoli di negoziati per un progressivo disarmo delle potenze belliche, pubblico questo
Comunicato stampa della campagna Sbilanciamoci! e della Rete Italiana per il Disarmo
Roma, 19 maggio 2009
Parte la campagna contro i cacciabombardieri F-35
STOP F-35
Più di 70 associazioni chiedono lo stop alla produzione degli F-35 e la destinazione dei 15 miliardi, stanziati per il loro acquisto,
per affrontare la crisi economica e contribuire alla ricostruzione dell'Abruzzo.
Dal 30 maggio al 6 giugno iniziative in tutta Italia
ll prossimo 19 maggio alle ore 11.00, presso la Fondazione Basso a Roma, (in via della Dogana Vecchia 5) la Rete Italiana per il Disarmo e la campagna Sbilanciamoci! presentano la campagna per lo stop della partecipazione italiana alla produzione di 131 cacciabombardieri F-35 che ci costeranno ben 15 miliardi di euro.
Si tratta di un investimento enorme, pari a 4 volte i fondi stanziati fino ad oggi per fronteggiare la crisi economica e finanziaria e a 3 volte la cifra che si pensa di stanziare per il terremoto in Abruzzo. Quello dello Joint Straight Fighter è un programma di riarmo costoso, inutile, sbagliato.
Durante la conferenza stampa le organizzazioni promotrici presenteranno gli obiettivi e le iniziative della campagna, illustreranno i contenuti del programma di riarmo e delle decisioni del parlamento e del governo italiano, distribuiranno schede di presentazione delle prime iniziative e manifestazioni.
Fanno parte della Rete Italiana per il Disarmo
acli, agenzia per la pace sondrio, amnesty international, archivio disarmo, arci, arci servizio civile, associazione obiettori nonviolenti, associazione papa giovanni xxiii, associazione per la pace, attac, beati i costruttori di pace, campagna italiana contro le mine, campagna osm-dpn, centro studi difesa civile, conferenza degli istituti missionari in italia, coordinamento comasco per la pace, fim-cisl, fiom-cgil, fondazione culturale responsabilità etica, gruppo abele, ics, libera, mani tese, movimento internazionale della riconciliazione, movimento nonviolento, opal, oscar ires toscana, pax christi, peacelink, rete di lilliput, rete radiè resch, traduttori per la pace, un ponte per...
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Campagna Sbilanciamoci!
c/o Lunaria
Via Buonarroti 39, Roma - +39068841880 www.sbilanciamoci.org
per la rassegna "CONDI", documentari d'impegno sociale, diretta da Riccardo BiadeneVISIONI, presentano:
KIDOGÒ
un bambino soldato
di Giuseppe Carrisi
regia di Angelo Longoni
con John Baptist Onama (presenti alla serata)
un dramma di dimensioni planetarie
che ci riguarda da molto vicino
Kidogò, un bambino soldato, presentato al Giffoni film Festival, racconta la storia di John Baptist Onama, che negli anni '80 è stato un bambino-soldato nell'Uganda del dopo Idi Amin. La sua storia si intreccia con quella di altri bambini e bambine che tuttora vivono lo stesso dramma in diversi Paesi africani. Oggi Jean-Baptiste Onama è docente di Scienze Politiche all'Università di Padova.
Il documentario è stato realizzato in Sierra Leone, Uganda e Congo, e mostra immagini inedite della battaglia che, nel 1999, ha insanguinato Freetown, la capitale sierraleonese. Il racconto, oltre a ricostruire i drammi vissuti dai piccoli guerrieri, svela anche i retroscena di questo triste fenomeno di dimensioni planetarie: dallo sfruttamento delle risorse naturali (petrolio, diamanti, oro, coltan, ecc..) da parte di oligarchie locali e potenze straniere, alle guerre interne per il controllo di questi traffici, fino al business legato alla vendita delle armi e alle "banche armate".
Giuseppe Carrisi, giornalista Rai, ha collaborato con Radio Vaticana e, dal 1992 al 1998, è stato inviato del settimanale "Gente". Ha realizzato numerosi reportages da zone di guerra, come la Sierra Leone, l'Uganda, il Sudan, la Repubblica Democratica del Congo, la Palestina. Da anni collabora attivamente all'attuazione di progetti umanitari in Africa e realizza numerose opere, tra cui pubblicazioni e spettacoli teatrali.
Dopo "Come un uomo sulla terra", "Born into brothels", "Greater, defeating Aids", cinque corti sull'Afghanistan, questa è la penultima serata di una serie che, fino al 21 Maggio, propone film e documentari d'impegno sociale e che vede presenti i registi e i protagonisti delle storie.
La serata prevede dopo il film uno spazio di informazione e comunicazione con l'offerta di una cena a buffet. La quota di partecipazione individuale, di 10 euro, verrà devoluta a sostegno dei progetti dell'associazione Pizzicarms, la onlus di cui Giuseppe Carrisi è presidente e che porta avanti campagne di sensibilizzazione sulla problematica dei bambini-soldato, per il loro recupero e il reinserimento sociale.
L'ingresso sarà consentito fino ad esaurimento posti; per questo è gradita la prenotazione: tel: 064451244 o email a ilfiume@okidoroma.it
2 notizie da Internazionale n 791, entrambi agghiaccianti, in due ambiti diversi...ma sempre di violenza e soldi. un triste binomio...
caccia di foche in Canada: il 23 marzo si è aperta la "stagione" della caccia alla foca. Nonostante le proteste dell'Unione Europea e delle associazioni animaliste, il ministero della pesca del Canada ha stabilito che quest'anno potranno essere abbattute 280 mila foche, 5000 in più rispetto al 2008, su una popolazione totale di 5,6 milioni.
Italy: Evviva il made in Italy! Apprezzato in tutto il mondo per il suo stile inconfondibile. Come nel settore delle armi, che rappresenta "un patrimonio tecnologico e produttivo non trascurabile per l'economia del paese". E che sfida la crisi segnando un incredibile +222 per cento nell'ultimo anno. Sono dati del rapporto della presidenza del consiglio. Tra i nostri clienti ci sono un po tutti. In cima alla lista la Turchia. Ma anche l'India e il Pakistan, l'Algeria e la Libia, la Nigeria e Israele. Al Kosovo le aziende italiane forniscono "agenti tossici, chimici o biologici, gas lacrimogeni e materiali radioattivi." Al Messico, insanguinato dalla guerra tra narcos e governo, abbiamo venduto armi leggere e pesanti per 10 milioni di euro. Siamo all'ottavo posto tra i paesi esportatori di armi, ma per l'archivio disarmo potremmo arrivare al sesto. Finmeccanica è l'azienda leader: quinta nel modo per profitti legati al settore militare, prima in Europa. E chi è il principale azionista di Finmeccanica? Lo Stato Italiano.