"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
About
Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
Ucciso il 23 settembre 1985 da un agguato della Camorra.
24 anni fa veniva ucciso Giancarlo Siani, 26 anni e già cronista di valore.
Ricordarlo oggi non vuol dire fare solo una semplice commemorazione di un ragazzo ucciso dalla Mafia.
Ricordare SIANI vuol dire ricordare anche:
• Il giornalista LIBERO
• Il ragazzo onesto e impegnato
• Il giovane precario che nonostante tutto dava il massimo
(DA WIKIPEDIA)
Le vigorose denunce del giovane giornalista lo condussero ad essere regolarizzato nella posizione di corrispondente dal quotidiano Il Mattino nell'arco di un anno. Le sue inchieste scavavano sempre più in profondità, tanto da arrivare a scoprire la moneta con cui i boss mafiosi facevano affari. Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della "Nuova Famiglia", di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Ma le rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie ad un suo amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, indussero la camorra a sbarazzarsi di questo scomodo giornalista.
Da quel momento i capo-clan Lorenzo ed Angelo Nuvoletta tennero numerosi summit per decidere in che modo eliminare Siani, nonostante la reticenza di Valentino Gionta, incarcerato. A ferragosto del 1985 la camorra decise la sentenza di Siani, che doveva essere ucciso lontano da Torre Annunziata per depistare le indagini. Giancarlo lavorava sempre alacremente alle sue inchieste e stava per pubblicare un libro sui rapporti tra politica e camorra negli appalti per la ricostruzione post-terremoto.
L'assassinio
Il 23 settembre1985, quattro giorni dopo aver compiuto 26 anni, appena giunto sotto casa sua con la propria Mehari, Giancarlo Siani venne ucciso: l'agguato avvenne alle 20.50 circa in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere napoletano del Vomero, vicino a casa. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia del quotidiano napoletano Il Mattino a quella centrale, all'epoca diretto da Pasquale Nonno proveniva dalla sede centrale de Il Mattino in via Chiatamone. Per chiarire i motivi che hanno determinato la morte e identificare mandanti ed esecutori materiali furono necessari 12 anni e 3 pentiti
Processi
Il 15 aprile del 1997 la seconda sessione della corte d'assise di Napoli ha condannato all'ergastolo i mandanti dell'omicidio (Angelo Nuvoletta, Valentino Gionta e Luigi Baccante) e i suoi esecutori materiali (Ciro Cappuccio e Armando Del Core). Le sentenze sono state confermate dalla Corte di Cassazione, mentre per Valentino Gionta si è svolto un secondo processo di appello che il 29 settembre del 2003 l'ha di nuovo condannato all'ergastolo, mentre il giudizio definitivo della cassazione non è stato ancora emesso.
Giancarlo Siani è una delle vittime più trascurate e solo da qualche anno si ricorda la sua vicenda .
Era convinto che fosse suo dovere rischiare la vita pur di fare il suo lavoro, con onestà e impegno civile, senza fare sconti a nessuno, e tantomeno ai criminali e ai loro amici.
Occorre parlare di queste cose e fare sapere a tutti che nelle terre di mafia – ORMAI SPECCHIO DI TUTTO IL PAESE - vige questa enorme, inammissibile limitazione della libertà di informazione.
Ricordare Giancarlo Siani vuol dire ricordare che esiste ed è esistito un giornalismo professionale e civile, in un momento in cui in Italia la VERITA’ e l’INFORMAZIONE CORRETTA sono sempre più rare.
Il primo passo per il cambiamento è la conoscenza.
i biscuitsproject gli hanno dedicato un pezzo, fortapasc(2009). film di Marco Risi che racconta gli ultimi mesi di vita del giornalista del Mattino Giancarlo Siani, assassinato nel 1985 dalla Camorra, ha ispirato il primo street video dei Biscuits. ortàpasc (2009). www.myspace.com/biscuitsproject
Il Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo rappresenta l’ultima possibilità per lo scioglimento del Comune di Fondi per mafia. A distanza di un anno dalla richiesta del Prefetto, Bruno Frattasi, al Ministro Maroni e a distanza di mesi dagli interventi dello stesso Ministro in sede parlamentare con richieste di un tempestivo scioglimento del Comune per accertate infiltrazioni di stampo criminale, nulla e’ accaduto. Venerdì mattina alle otto avrà luogo un sit in davanti a Palazzo Chigi al quale hanno aderito associazioni antimafia, antiracket, antiusura, esponenti politici della maggioranza e dell’opposizione. Il sit in vuole essere un segno di riconoscimento al Prefetto, Bruno Frattasi, attaccato dagli esponenti politici coinvolti nella vicenda giudiziaria solamente per aver operato in difesa delle istituzioni democratiche. L’associazione Articolo 21 aderisce all’iniziativa, invita i propri iscritti a partecipare al sit-in di protesta e lancia l’appello ai giornalisti di emittenti televisive, radio e carta stampata affinché accendano i riflettori su questa vicenda e riprendano la mobilitazione in occasione del Consiglio dei Ministri di venerdì.
"Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.
Per il 19 luglio di quest'anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di ANTIMAFIADuemila e a tanti altri amici e compagni di lotta stiamo organizzando, al posto delle solite commemorazioni, una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso du questi anni hanno sempre dato il meglio di se' affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti.Vogliamo così quest'anno evitare che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D'Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto. Vogliamo impedire che si celebrino riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.
Se lo faranno grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il "loro" eroe.
Spero che saremo in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D'Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli "intoccabili", i mandanti di quelle stragi.
Da Via D'Amelio, con quell'agenda in mano, andremo al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di una mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Vi chiedo di dedicare un giorno della nostra vita a Paolo e i suoi ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per noi.
Sarà il giorno di inizio della nostra RESISTENZA,
Una RESISTENZA che sarà fatta di azioni e non solo di parole,
Una RESISTENZA che ci farà riappropriare del nostro paese e del nostro futuro"
Salvatore Borsellino.
PER NON DIMENTICARE, MAI!
MANIFESTAZIONE A ROMA A PIAZZA NAVONA ALLE 21
Lettera a Obama: 10 cose da ricordare quando incontrerai Berlusconi il 15 giugno.
Sono oltre 1000 in pochi giorni le lettere inviate alla Casa Bianca dagli utenti di Facebook che hanno aderito al gruppo promosso da Stefano Corradino, direttore di Articolo21, dal titolo "10 cose da ricordare a Obama che incontrerà Berlusconi lunedì 15 giugno".
In dieci punti la lettera ripercorre un pò della storia attuale e meno recente del nostro premier, alcune sue memorabili dichiarazioni e scelte politiche diametralmente distanti dallo spirito e dai valori del presidente americano. Il legame con la P2, le leggi ad personam, le sue opinioni sul multiculturalismo, sul nucleare, su Bush... Un memorandum utile per il presidente Usa... Di seguito la lettera in italiano:
Spett. Presidente Obama Il prossimo 15 giugno lei incontrerà alla Casa Bianca Silvio Berlusconi. Per questa occasione abbiamo pensato di ricordare 10 informazioni utili sul nostro Presidente del Consiglio:
1) Berlusconi è stato membro della P2, una loggia massonica che aveva come obiettivo la conquista del potere attraverso il controllo dell'informazione e della giustizia
2) Berlusconi è proprietario delle tre principali tv private e di un impero commerciale tale da configurarlo come il campione del conflitto di interessi nel mondo
3) Il giudice Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia, due mesi prima di morire rilasciò un’intervista a dei giornalisti francesi, accennando più di una volta ai rapporti di Berlusconi e Marcello Dell’Utri (suo braccio destro) con la mafia.
4) Sotto i governi Berlusconi sono state approvate numerose leggi ad personam per alleggerire la posizione processuale di Berlusconi stesso. L'ultima, il Lodo Alfano, sospende i procedimenti penali a carico del Presidente del Consiglio per tutta la durata del suo mandato, e costituisce un unicum nel panorama legislativo europeo.
5) I quotidiani stranieri (non certo di sinistra) sono costantemente indignati dal comportamento e dalle frasi di Berlusconi. Celebri le sue "battute" su Obama abbronzato e “la superiorità della civiltà occidentale”.
6) Berlusconi è stato un grande estimatore del suo predecessore: “La storia - ha affermato il premier - dirà che George W. Bush è stato un grande, grandissimo presidente degli Stati Uniti”. Berlusconi ha definito Bush “un uomo di grandi principi, grandi ideali, grande visione, ma soprattutto uno che ha il coraggio di perseguire questa visione”.
7) Il governo Berlusconi, piuttosto che incentivare l'uso delle energie alternative ha reintrodotto il nucleare facendo carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani lo bocciarono.
8) "L'Italia non è un paese multiculturale" ha affermato recentemente il premier, ed il governo italiano sta procedendo a espulsioni di massa.
9) Mentre lei ha pubblicamente lodato i giornali perchè sono un cane da guardia del potere non c'è giorno che Berlusconi non sferri attacchi contro la stampa
10) «Basta. Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni». «Ho cercato di aiutare mio marito come si farebbe come una persona che non sta bene» Sono le affermazioni della moglie del premier Veronica Lario alla luce delle recenti rivelazioni relative agli incontri del marito nella sua villa privata (incontri che sono stati immortalati e che stanno facendo il giro del mondo).
Alle ore 17:58 del 23 maggio 1992 una carica di tritolo fa saltare in aria un tratto di autostrada (Trapani - Palermo) all'altezza di Capaci. L'esplosione uccide Giovanni Falcone, il giudice simbolo della lotta alla mafia. Con lui muoiono la moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifano e Rocco Di Cillo.
Proiezione del documentario “LA SANTA. Viaggio nella ‘ndrangheta sconosciuta”
23 maggio 2009 18.00
al caffè letterario TUMA’S, in Via dei Sabelli 17 , si terrà la proiezione del documentario “LA SANTA. Viaggio nella ‘ndrangheta sconosciuta” di Enrico Fierro e Ruben H. Oliva. A seguire si svolgerà un dibattito di approfondimento con interventi di Enrico Fierro, uno degli autori e inviato speciale de «L’Unità».
5000 affiliati, 36 milioni di euro l’anno e un numero imprecisato di morti: queste sono le cifre de la Santa, organizzazione mafiosa nata in Calabria ma ormai diffusa in tutta Italia e oltre i confini nazionali, nel silenzio dei media e dello stato.
Con questa serata Legalità Organizzata-InFormazione contro tutte le mafie, vuole gettare luce su un fenomeno tanto largamente diffuso quanto taciuto:
La morte che atterrisce le coscienze, le deturpa e le degrada. Un’intera collettività assediata dall’angoscia. In Calabria l’assenza di vita democratica, incapacità e inettitudine dei pubblici poteri hanno comportato la dissoluzione delle garanzie protettrici dello stato e la vittoria del dominio mafioso. Nell’indifferenza generale dei mass media, delle istituzioni e della politica italiana la ‘ndrangheta è diventata la mafia più forte e spietata. Nel silenzio e nell’omertà generale i suoi capi sono riusciti a conquistare il mondo intero…
“LA SANTA. Viaggio nella ‘ndrangheta sconosciuta” ha vinto il Premio nazionale Paolo Borsellino 2007.
Enrico Fierro è giornalista de «L’Unità», ha collaborato con «La voce della Campania», «l’Espresso», «Avvenimenti» e ha pubblicato diversi libri tra cui E adesso ammazzateci tutti (2005) e Ammazzati l’onorevole (2007).
Da cafebabel.com, quest'articolo, "Brancaccio: la mafia in un fumetto" di F. de Franceschi. Un fumetto appunto, scritto e disegnato da due siciliani (Claudio Stassi e Giovanni di Gregorio), che hanno scelto di vivere in Spagna, ma che continuano a denunciare uno dei mali peggiori dell'Italia, la mafia.
"Claudio Stassi, 31 anni, e Giovanni Di Gregorio, 34, (sceneggiatore) descrivono in Brancaccio l’intrecciarsi di piccole storie di vita quotidiana, con il bambino Nino come filo conduttore. Il tutto in un ambiente permeato dalla mafia, non quella dei gangster o dei quintali di bombe, ma più persistente, permanente, quotidiana. («Brancaccio in realtà l’abbiamo scritto a 4 mani, solo un disegnatore siciliano poteva rendere quegli scarsi dialoghi dove uno sguardo è sufficiente…» spiega Giovanni). Brancaccio è un quartiere di Palermo dove parlava, lottava e morì ucciso Padre Puglisi, e dove Claudio ha vissuto per 30 anni."
"dal 1993 non ci sono stati troppi omicidi in Sicilia, mi fanno giustamente notare: tutto si sta spostando su un patto di ferro politica-mafia. Il mafioso adesso non porta più il politico, ma è il mafioso che va in politica, è la politica che diventa mafia. «Come mai allora Provenzano, casualmente», chiedono i due, «è stato preso proprio mentre si eleggeva il nuovo governatore?». Che impatto ha la mafia nella vita di tutti i giorni, come si fa notare? Claudio spiega che «Per qualsiasi cosa devi avere un santo in paradiso, altrimenti qualsiasi atto di vita pubblica è impossibile, anche prendere appuntamento per una visita all’ospedale. E dato che l’atteggiamento mafioso prevale, perché è necessario per vivere, la mafia stessa ne esce rafforzata, la cultura mafiosa si rafforza».«A Palermo l’80% degli esercizi commerciali paga il pizzo», incalza Giovanni. «Ogni volta che fai la spesa, in realtà, rafforzi la mafia…». E iniziative come quella di Confindustria, che ha deciso di espellere chiunque continui a pagare? «Buona iniziativa, ma come fai a verificare chi paga e chi no?». In tempi di contabilità creativa poi..."
"Ma com’è visto il fumetto in Europa, e che ruolo può avere in tempi di crisi? «Nel ’29 il fumetto andava fortissimo», dice Claudio, «in tempi di crisi la gente si libera di tutto, meno dello svago». «Si, ma se c’è un rapporto equilibrato tra intrattenimento e prezzo», puntualizza Giovanni. «Il problema è che le graphic novel hanno un prezzo troppo alto per 50 pagine di intrattenimento». Le potenzialità del fumetto non sono troppo sfruttate, o sbaglio? «In Francia il fumetto è una forma d’arte» dice Giovanni. «lo sceneggiatore ha la stessa dignità di uno scrittore, il fumetto è alla pari di un libro. In un programma di orientamento professionale per giovani che vidi in Tv, offrivano come opzioni: medico, avvocato, giornalista, fumettista…In Italia è visto come puro intrattenimento, con una gran ossessione per la leggibilità e poca critica seria (con l'eccezione di Umberto Eco), mentre in Spagna c’è una certa rinascita adesso, anche se il mercato è scarso»."
Giornalista ucciso dalla mafia la sera del 5 gennaio 1984 a Catania, a 59 anni. Scrittore ( gente di rispetto nel 1975, prima che vi uccidano nel 1977, la passione di michele 1980), giornalista (direttore del giornale del sud, fondatore de i siciliani, giornale antimafia), drammaturgo ('Il Proboviro' (1972), 'Bello Bellissimo' (1975), 'Foemina ridens (1980)'), era sostenitore di un giornalismo impegnato, con una forte connotazione etica:
"Io - scriveva Fava - ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. "Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo."
Con la sua testata I Siciliani conduceva inchieste sui delitti mafiosi di Cosa Nostra, ma non solo:
« Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante.... »
Una bella lezione di coraggio, di coscienza civica, politica, etica, di civiltà e di umanesimo. Questa mi pare la più grande contraddizione dell'Italia, dove convivono quasi fianco a fianco mafiosi, corrotti, ladri con persone invece come Fava, che pagano con la propria vita l'impegno e le denunce del sistema mafioso.