"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
Per non dimenticare” è quello che ogni bolognese, che ogni cittadino, che crede nella democrazia dovrebbe dire a sé stesso, aggiungendo: “Domenica 2 agosto sarò nel corteo che da piazza Nettuno, passando per via dell’Indipendenza, raggiungerà piazza Medaglie d’Oro, quella della stazione di Bologna dove ventinove anni fa, alle ore 10,25, persero la vita 85 persone e 200 furono i feriti”. Il nostro paese ha la memoria corta e la politica aiuta gli italiani a dimenticare. Lo si sta facendo su tutto ciò che divide a cominciare dalla Resistenza con i molteplici tentativi di far diventare i fascisti di Salò, che dopo l’8 settembre ’43 si unirono ai nazisti di Hitler, uguali ai partigiani che invece morirono per liberare l’Italia dagli oppressori. Lo scorso 25 aprile, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che da ventinove anni non riesce a trovare un po’ del suo tempo per essere a Bologna il 2 agosto insieme all’Associazione dei famigliari delle vittime (basterebbe una festa in meno a villa Certosa o un incontro in meno con una delle tante escort), ha proposto di sostituire la parola Liberazione con libertà, in disprezzo della storia. L’Italia della memoria e dell’orgoglio gli ha risposto, giustamente, con una pernacchia.
der baader meinhof Komplex, di Uli EDEL
All’occasione della visita dello Shah Pahlavi a Berlino il 2 giugno 1967, la manifestazione di protesta contro cio’ che rappresenta l’insediamento del potere americano in Medio Oriente per gli studenti di sinistra europei sfocia in una tragedia: gli studenti sono caricati prima dagli sostenitori del regime sotto gli occhi complici della polizia, che poi carica a sua volta, ed ammazza un giovane, Ohnesorg. È con questa scena fortissima che si apre il film di Edel, cronologia e insieme riflessione sul terrorismo di sinistra durante gli anni di piombo in Germania.
Si possono scindere due aspetti. Il primo, più “tecnico”, è quello della ricostruzione storica da parte del regista di un periodo particolarmente complesso della storia dei movimenti terroristici nel mondo, a partire degli anni 60, e che combattono contro l’imperialismo americano, contro la guerra in Vietnam, per la liberazione del popolo palestine ma anche per una società diversa, più giusta, più libera, più decomplessata. Il registariesce perfettamente a mostrare la scissione tra i movimenti occidentali e quelli arabi, che pur lottando per le stesse cause, non possono superare alcune differenze e non riescono a capirsi del tutto, senza riuscire quindi nell’intento dell’internazionalizzazione della revoluzione. Sarebbe stato interessante se si fosse soffermato di più sui legami tra i gruppi della Raf tedesca, le brigate rosse italiane, e i movimenti di liberazione per la palestina: per esempio viene sorvolato il problema del traffico delle armi, e quindi anche dei soldi, tra i vari gruppi terroristici, e l’appoggio (segreto, manipolato) che possono aver ottenuto dai servizi segreti occidentali. Siamo in piena guerra fredda, e credo che non mi avanzerei troppo dicendo che questi gruppi sono stati (anche) utilizzati dalle varie potenze nel “gioco” tra i due blocchi. Comunque, il film ricostruisce bene tutti gli altri avvenimenti, dai primi attentati in Germania, ai primi contatti con l’olp in giordania nel 70 (dove arriva appunto la prima scissione con gli arabi, nonché all’interno della raf stessa), alla precipitazione nel 71 con un susseguirsi di attacchi, arresti, morti da una parte e dell’altra (cittadini, uomini di stato, membri della raf). Due azioni forti, l’attentato agli sportivi israeliani durante i giochi di Munich nel 72, e il dirrotamento dell’aereo della lufthansa nel 77, mostrano i legami tra il gruppo tedesco, ormai alla sua seconda generazione, e i pro palestinesi dell’olp, che pero' non riescono ad ottenere nessun cambiamento rispetto alle cause per le quali lottano, se non, forse, un peggioramento.
Il secondo aspetto è quello della riflessione sul terrorismo. Un magnifico Bruno Ganz interpreta Harold, capo della BKA (agenzia di investigazione criminale), che rivoluziona l’approccio al terrorismo, sia da un punto di vista pratico (l’uso della statistica) che teorico: cercare di capirli, per non rimannere nell'analisi superficiale. Ossia, se esiste il terrorismo, non è perché nasce da una banda di esaltati, bensi da poblemi profondi della società (“la guerra in vietnam è un dato di fatto, non si puo’ negare”), che vanno risolti per risolvere a sua volta il terrorismo. Nascono tutti interrogativi sul terrorismo. Ci sono limiti, oppure la causa per la quale si batte deve diventare l’unico cammino da seguire, travolgendo anche chi lo intralcia? Esistono innocenti, neutri, o siamo tutti colpevoli se non agiamo? L’uso della forza è inevitabile risposta ad un’oppressione più crudele? O si puo’ lottare con le idee? Dialettica idee e azioni; oppressi che diventano carnefici; ideali contrapposti (per esempio, sulle differenti accettazioni di libertà...esiste quindi un concetto universale di libertà, o vari sub concetti di diverse libertà?); il ruolo dell'informazione e ambivalenza tra la causa, nobile, e la realtà, crudele....
Tematiche alquanto attuali....
È solo una bozza di riflessione, meriterebbe moltiulteriori approffondimenti, data la complessità dell’argomento...