"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
About
Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
A quarter teaspoon of carbofuran can kill an individual lion. Less will paralyze this mighty beast for up to a week, leaving a lion or lioness to starve to death or be killed by other predators.
It's horrifying. Right now, a poison made by a U.S. company – a product that the Environmental Protection Agency says is too toxic to be used in America – is threatening the extinction of the majestic African lion.
If we don't do something soon, these great cats could vanish from one of their last remaining homes in the wild.
Just a handful of carbofuran – a deadly neurotoxin that is banned in the U.S. – can kill an entire pride of lions. Sadly, this awful poison is still sold in stores (and widely used) across Kenya and East Africa.
Just 50 years ago, it is estimated that nearly a half a million lions could be found in Africa. Now lion experts say that as few as 16,000 remain a staggering decline of more than 95%. In Kenya, home to world-famous wild lions, the story is especially sad.
The Kenya Wildlife Service estimates that fewer than 2,000 of these majestic great cats now remain in Kenya – down from an estimated 35,000 that made their home in the country just 50 years ago. According to the agency, one hundred lions are killed each year – many by carbofuran.
If Kenya's lions continue their precipitous decline, there will not be a single wild lion left in the country in 20 years.
At least seventy-six lions have been confirmed killed by carbofuran, with many more deaths left unreported. And while it is a crime in Kenya to use this deadly poison to kill lions, very few have ever been arrested for poisoning a lion with carbofuran.
Sign the petition and urge Kenya's Prime Minister to ban carbofuran – and take concrete action to protect these endangered great cats.
Invito per l'iniziativa del 9 Dicembre alla Sapienza “RIVOLTIAMO LA POLITICA” in vista del vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici (http://en.cop15.dk).
Organizzato da: associazione ECORIFLESSOhttp://www.ecoriflesso.org
con la partecipazione del GRUPPO delle CINQUE TERRE
L'appuntamento per l'incontro dibattito è all'edificio Castelnuovo di MATEMATICA
aula 3 dalle ore 16,00 fino alle 20,00 verterà su due temi generali:
1)Un nuovo modo di pensare l'organizzazione politica attraverso un movimento e uno statuto ecologista ( http://ecorifletto.blogspot.com/ ) che si basa sulla dinamicità e la condivisione delle conoscenze e degli intenti;
2)Gli attuali problemi energetici e gli strumenti che abbiamo o potremo avere a disposizione per contrastarne danni e abusi. Analisi e proiezioni su scenari futuri riguardanti un altro MOnDO possibile e nuovi paradigmi culturali ecosostenibili per cambiare una società malata e dannosa per l'intero pianeta. l'ecologo presenta i principi ed il funzionamento di un possibile statuto
Alcuni dei partecipanti;
Nitamo Montecucco presidente club di budapest Italia
Massimo Scalia: presidente ass. movimento ecologista
Angelo Bonelli Presidente dei Verdi
Dario Tamburrano: grillini Roma
Sergio Mazzanti: coordinatore per il bene comune Lazio
Claudio Capobianco associazione ecoriflesso
Luca Falconi Geologia Senza Frontiere
Maurizio di Gregorio Fiori Gialli
Enrico Del Vescovo presidente Italia nostra dei Castelli Romani
Massimo Piras non bruciamoci il futuro
Moderano:
associazione ecoriflesso e Gruppo delle Cinque Terre
Tutti i presenti, le organizzazioni, le associazioni, ecc.,ecc. potranno partecipare
all'iniziativa ed al dibattito liberamente in loco.
L'Australia ha annunciato che abbatterà 6000 dromadari selvaggi. La notizia, purtroppo, non è una burla: gli abitanti della zona di Docker River, nel nord del paese, temono che gli animali, assettati per colpa della siccità, diventano pericolosi per la loro sicurezza. La siccità che colpisce questa zona sta infatti spingendo questi animali selvaggi verso le zone abitate, in cerca di acqua e di vegetazione per nutrirsi.
La presenza dei dromadari in Australia può lasciare perplessi: infatti sono stati introdotti nel paese dall'uomo nel 1840; sono stati poi abbandonati e si sono quindi riprodotti in maniera esponenziale. Ma quest'intervento dell'uomo contro quello che si potrebbe definire lo stato naturale non sembra essere il problema di Luke Bowen, responsabile della gestione delle bestie. Per lui," l'invasione" dei dromadari è "degna di una delle dieci piaghe della Bibbia, e mette l'ambiente in pericolo". Facile modo di rovesciare il problema, incriminando la conseguenza di un errore dell'uomo. E paragonando la situazione ad un evento biblico, per sottrarre l'uomo alle sue responsabilità.
Nelle ultime otto generazioni, l'ecosistema del paese è stato cambiato profondamente, con l'introduzione di piante e vegetazione europee e la conseguente distruzione della fauna e flora precedente. L'agricoltura intensiva ha peggiorato la siccità del paese. La produzione elevata di grano, carne e latte è costata una delle deforestazioni più spettacolari del 20° secolo ( 530 000 ettari di foresta spariscono ogni anno).
Una delle conseguenze di questa attività dell'uomo è l'aumento del sale nelle acque, sale che mette in pericolo l'agricoltura del paese.
L'equilibrio dell'ecosistema è stato rotto, ingranando un meccanismo irreversibile di desertificazione del continente, che conta 70% di terre aride sulla sua superficie.
Con un consumo di acqu superiore del 30% alla media dei paesi dell'OCDE, gli australiani non aiutano di certo a invertire la tendenza. A ciò si aggiungono le pratiche industriali di irrigazione, che sprecano enormi quantità di acqua.
Ma si abbattono i dromadari.
Mercatino contadino e dell'artigianato di San Paolo
Sabato 21 novembre
a “La Città dell’Utopia”
Dalle 9.30
Riprende il tradizionale appuntamento mensile con il mercatino contadino e dell'artigianato di San Paolo, organizzato dal Servizio Civile Internazionale e da"La Città dell'Utopia", in collaborazione con terra/TERRA.
Programma di sabato 21 novembre:
[dalle 9.30]
Mercatino Contadino e dell'artigianato di San Paolo,
con il connettivo “terra/Terra”
[ore 12.30]
Musica ricordando De Andrè,
con i
"NuvolaRossa"
[ore 13.30] Pranzo biologico
a "km zero"
[ore 15.00]
Tavola rotonda:
"Dopo il vertice FAO: dalla sicurezza alimentare alla sovranità alimentare"
con Antonio Onorati, presidente del Centro Internazionale Crocevia
In nome della sicurezza alimentare le principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, hanno promosso negli ultimi anni investimenti privati in agricoltura.
La crescita della fame coincide con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo: bisogna fermare gli speculatori per poter diminuire la fame nel mondo.
In questi giorni si parla molto di fame e di diritto al cibo. Ne parlano le centinaia di rappresentanti di movimenti e organizzazioni indigene e contadine riunite a Roma nel forum parallelo a quello ufficiale della Fao (Food and Agriculture Organization). Non ci saranno, nonostante le attese, i Capi di Stato dei Paesi più arricchiti e chissà come la stanno prendendo i leader dei 60 Stati "minori" affluiti al World Food Summit. Un appuntamento che è chiamato a dare risposte concrete, capaci di andare oltre le promesse fatte al G8 dell'Aquila, ad una situazione grave: gli ultimi dati Fao parlano chiaro, con l'oltre miliardo di persone (una su sei) affamate e la situazione sta ulteriormente peggiorando a causa dei cambiamenti climatici.
Forse si dovrebbe parlare non di crescita della fame ma di crescita degli affamatori.
Nel comunicato stampa di dichiarazione finale discussa in questi giorni dai rappresentanti dei governi, non si accenna al ruolo della speculazione finanziaria e dell'accaparramento di terre (su cui si stanno lanciando pubblico e privato di paesi ricchi ed emergenti). Solo si richiede, al punto 24, "alle organizzazioni internazionali rilevanti di esaminare possibili collegamenti fra la speculazione e la volatilità dei prezzi agricoli”.
Numerosi rapporti internazionali (si veda il sitowww.grain.org) mostrano come, in nome della sicurezza alimentare le principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, abbiano promosso negli ultimi anni gli investimenti privati in agricoltura che poi si sono rivelati predatori della stessa risorsa terra contro i poveri contadini dei Sud del mondo. Al centro di questa ennesima rapina sotto gli occhi di tutti vi sono ancora fondi privati, talvolta sostenuti da fondi pubblici, fuori di ogni controllo, il cui operato ha dato il via alla drammatica crisi finanziaria mondiale che viviamo. La crescita della fame coincide con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo. Si sta diffondendo un nuovo tipo di colonialismo, si chiama il land grab,ovvero l’affitto di terre. Un business agricolo nato a seguito della crisi alimentare e ambientale, che garantisce alti tassi di guadagno per gli investitori (solitamente Paesi del Nord del mondo), ma toglie terre coltivabili alle popolazioni che ne hanno più bisogno.
Non esiste un’ipotesi di controllo su questo fenomeno. Tali fondi promettono ritorni di investimento dell’ordine del 20-30%. Nulla di strano se non generasse contraddizioni enormi. Come nel caso del Sudan che ha ceduto per 99 anni 1,5 milioni di ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. In Sudan ci sono 5,6 milioni di affamati, che dipendono dagli aiuti alimentari internazionali. La maggiore disponibilità di terre si concentra in Paesi molto poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati, costituita prevalentemente da piccoli contadini senza terra e pastori, che vedranno destinati, per decine di anni, ad un altro Paese enormi estensioni di terreni.
Per battere la fame bisogna prima di tutto fermare gli affamatori e chi specula sul cibo(anche su quello delle nostre tavole). La priorità deve essere applicare e seguire i principi della sovranità alimentare, partendo non dai soldi o dagli aiuti, ma dal protagonismo dei contadini. Il cibo e la terra devono tornare al centro dell'attenzione delle politiche pubbliche e il lavoro nei campi riassumere la dignità che gli è propria.Dal cibo passano le sorti della democrazia che è questione di sovranità dei popoli e non di pochi.
Il vertice FAO e il forum di Milano
Nonostante le forti premesse per un'azione globale contro la fame, il vertice Fao non vedrà l'interesse dei grandi leader e il rischio è duplice: vedere fallire la possibilità di un'azione forte contro la fame e assistere una volta di più al declino del sistema delle Nazioni Unite e di meccanismo di governo del mondo multilaterali.
Rischi reali e confermati dalle singolari azioni del direttore generale della Fao Jacques Diouf che si è lanciato in un inedito digiuno dimostrativo per svegliare l'attenzione mondiale su questi temi. Diouf ha chiesto 44 miliardi in tre anni, all'Aquila se ne era promessi 22, ma non è dato sapere quante risorse effettive ci saranno e soprattutto chi le gestirà e in che modo. Intervenendo al Summit Berlusconi ha rivendicato la paternità di questa "concretezza", ripetendo ancora una volta ciò che si ripete da mesi. Ma soldi non ce n'è, e lo stesso Diouf si è appellato alla comunità internazionale, sottolineando come solo il 5% dell'aiuto allo sviluppo sia diretto in agricoltura a fronte del 20% di 30 anni fa.
Di fame a pancia piena se ne è parlato anche a Milano nei giorni scorsi: le imprese, la Fao stessa, l'Expo e il Comune di Milano si sono riuniti per trovare strategie d'azione per ridurre la fame del Pianeta. Fra i relatori di spicco il Ceo di Nestlé Peter Brabreck-Letmathe e il presidente della Barilla, Guido. Mister Mulino Bianco, patron della più importante azienda alimentare del Belpaese, ha criticato fortemente la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli e la politica definita da Barilla "scellerata" di produzione degli agro-carburanti che tanto peso stanno assumendo nelle crisi alimentari. Ma nessuno ha posto il problema di quanto le multinazionali del cibo stanno contribuendo ad affamare ed impoverire il Pianeta. Brabeck-Letmathe, capo della più grande e discussa azienda alimentare del mondo e fervente sostenitore degli organismi geneticamente modificati ha addirittura attaccato gli "attivisti ben nutriti la cui ostilità nei confronti delle nuove tecnologie nel cibo sta esacerbando una crisi alimentare globale tramite il rallentamento della produttività alimentare” (si vedawww.finfacts.ie/irishfinancenews/article_1018440.shtml).
Fra gli ospiti del Forum di Milano con il settore privato anche Paul Naar, vicepresidente di Cargill, la contestatissima azienda trader di grani e leader a livello mondiale che dalla crisi alimentare dello scorso anno è uscita ancora più grassa. Nessuno degli illuminati imprenditori ha ricordato però le parole del presidente dell'assemblea generale delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto Brockmann, il quale ha ricordato come "lo scopo essenziale del cibo sia stato subordinato agli obiettivi economici di una manciata di corporation multinazionali che monopolizzano tutti gli aspetti della produzione alimentare e che hanno visto, come la Cargill e la Monsanto, crescere i propri profitti durante la crisi alimentare che affamava i poveri e causava rivolte, del 45 e 60% rispettivamente".
A cura di Giulio Sensi (Policy e Campagne di Mani Tese)
Il 19 ottobre un finto rappresentante della camera di commercio degli Stati Uniti annuncia durante una conferenza stampa che la sua organizzazione sostiene ora la lotta contro il cambiamento climatico..
Data l’avversione di tale organo (che raggruppa non meno di 3 millioni di imprese) per questa tematica e per la politica dell’amministrazione Obama in tale senso, la svolta è storica…..
E tutti i media trasmettono subito la notizia.
Finché non interviene un altro rappresentante della Camera del commercio, ufficiale questa volta. Cerca di smascherare il primo interlocutore, senza però rispondere alle domande della stampa sulla reale posizione della Camera di Commercio americana riguardo all’ambiente. Alla domanda su chi è veramente, il finto rappresentante risponde invece “sono quello che rappresenta la posizione che la Camera di Commercio dovrebbe assumere”.
L’uomo è in realtà Andy, uno dei due membri degli Yes Men, specializzati nell’attivismo contro le multinazionali. La loro arma è lo scherzo, la presa in giro, le truffe mediatiche per costringere le multinazionali ad affrontare determinati argomenti scottanti. E a mostrare cosi il loro vero volto. Il miglior attacco è la provocazione, che si basa però sempre su un fondo di verità. E questa è la loro forza: il loro lavoro consiste semplicemente nell’urlare al mondo ciò che tutti sanno ma che viene taciuto. E funziona, perché con le loro azioni creano una serie di conseguenze a scoppio ritardato, soprattutto causando danni all’immagine della multinazionale.
Il documentario che racconta tutte le loro azioni è uscito quest’anno: The Yes Men fix the world. I due hanno una lunga lista di azioni: la Dow, che ha visto il suo titolo crollare in borsa dopo uno scherzo dei due, Exxon Mobil, G. Bush, l’OMC…
e a proposito di ambiente...
GLOBAL DAY OF ACTION International Demonstrations on Climate Change December 12th 2009 at the time of the United Nations Talks on climate change (COP15/MOP5) in Copenhagen, Denmark
I delfini sono una di quelle specie animali amate dalla maggior parte degli uomini, forse anche un pò grazie a flipper, un telefilm che aveva come protagonista proprio un delfino, affettuoso, intelligente e amico degli uomini. Al contrario degli squali, razza particolarmente temuta, si potrebbe pensare quindi che il delfino sia una specie relativamente al sicuro, almeno dalla follia omicida degli uomini.
Il documentario di Jim Clark descrive invece l’orrore messo in atto nei loro confronti dai pescatori giapponesi del villaggio di Taiji. Allertato da Ric O Barry, ex addestratore di delfini pentitosi e impegnato a liberarne il più possibile dalla cattività, Jim Clark si reca in Giappone con un insieme di persone determinate a capire cosa si nasconde dietro alla cattura dei delfini. Ogni anno infatti a Taiji centinaia di addestratori di delfini si recano lungo la costa per scegliere gli animali che porteranno poi nei parchi aquatici dove saranno trattati come giocattoli usati per il divertimento del pubblico (insensibile? Imbecille?). Un delfino può raggiungere fino ai 150 000 euro.
Ma questo non è niente in confronto a ciò che accade agli altri delfini…da settembre a marzo 23 000 delfini vengono massacrati nel mare giapponese. Di nascosto. In una zona chiusa e proibita all’accesso del pubblico, gelosamente e anche violentemente custodita dai pescatori locali.
Gli attivisti riuniti intorno a Jim Clark riescono ad introdursi di notte nella caletta e a filmare la mattanza dei delfini, scene purtroppo già viste di mare color rosso, urla di terrore e poi agonie lenti, e infine morte ovunque, sotto agli occhi totalmente impassibili dei pescatori, che, interrogati, dichiarano fare un lavoro utile: i delfini mangiano troppi pesci e sono colpevoli della diminuzione dei pesci nell’oceano, come hanno detto loro le autorità. Perché dietro ad una follia di tale livello, c’è ovviamente il governo giapponese, che agisce come forte lobby all’interno della Commissione internazionale per la pesca per imporre la propria politica. Ossia, appunto, che le specie come delfini e squali sono responsabili della diminuzione delle specie ittiche, e che quindi come tali non vanno protetti. Il governo non esita a corrompere altri governi (come quelli delle isole caraibiche) che accettano, in cambio di qualche yen, di sostenere la posizione di Tokyo, che da sempre ostacola i lavori della commissione, senza paura di sembrare illogici o ridicoli. Il profitto fa superare tutto, anche la vergogna, o la sensibilità di fronte a tanta crueltà.
La carne di delfini non è però pregiata come quella delle balene per esempio, e il documentario rivela come molti dei prodotti venduti nel mercato giapponese come carne pregiata sia in realtà carne di delfino. Un business particolramente redditizio quindi, che non si ferma neanche davanti al rischio per la salute dei cittadini (chissà perché, era prevedibile…): la carne di delfini contiene valori elevati di mercurio, estremamente tossico per l’uomo.
Il documentario ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il prestigioso premio sundance. Verrà anche proiettato al festival internazionale di Tokyo, dopo una lunga battaglia con gli organizzatori. Ma è un passo importantissimo, anche perché la popolazione giapponese non è al corrente di questa follia.
PER AGIRE/REAGIRE VAI SUL SITO http://www.thecovemovie.com/
SABATO 10 OTTOBRE - Sala Convegni della Città dell’Altra Economia largo Frisullo -Testaccio – Roma
Dalle 9,30 alle 13,00
Seminario “Genocidio dei popoli indigeni e devastazioni ambientali: due faccie della stessa medaglia” I^ sessione
Intervengono:
Mauro Masiero (Segretario Nazionale FSC – Italia), Marco Bechis (regista – La terra degli Uomini Rossi), Maurizio Pallante (scrittore-La decrescita felice), Marika Dipierri (giornalista A Sud), Fulco Pratesi (presidente onorario WWF)
Dalle 15,30 alle 18,00
Proiezione del film-inchiesta “The unrepentant”, la pellicola che racconta decenni di soprusi perpetrati sull’infanzia dei nativi canadesi nelle famigerate “boarding-school”; a seguire incontro dibattito con l’autore e regista canadese Kevin Annett.
Ore 21,00 (Luogo da definire)
Evento culturale “EMOZIONI INDIGENE – parole e suoni dei Popoli Nativi”
Partecipano:
Tlahkuilo Arreola (artista e danzatore Yaqui); Apirana Taylor (poeta, musicista Mahori); eventuali altri (Stefania) da definire
DOMENICA 11 OTTOBRE - Sala Convegni della Città dell’Altra Economia largo Frisullo -Testaccio – Roma
Dalle 10,00 alle 13,00
Seminario “Genocidio dei popoli indigeni e devastazioni ambientali: due faccie della stessa medaglia” II^ sessione
Intervengono:
rappresentante Ass. Beneruanda, Francesca Casella (presidente Survival-Italia) Francisco Vera Millaquén (Werkén Comunidad Mapuche Huilliche "PEPIUKËLEN")
CERIMONIA DI CHIUSURA a cura dei rappresentanti Nativi
La lega se ne esce con un'altra delle sue meravigliose idee per migliorare l'Italia. Questa volta con un emendamento alla legge comunitaria 2009 per una caccia senza limiti di tempo. Forte di proposte populiste come il ritorno alla lira, la chiusura delle moschee o il telegiornale in dialetto, questa volta tocca all'elettore cacciatore essere soddisfatto con una proposta che va volutamente contro la normativa europea. Due piccioni con una fava, anzi con una pallottola: un vaffanculo all'Unione Europea e uno al diritto degli animali con una proposta che puzza la demagogia.
Inoltre la Lega minaccia anche di denunciare penalmente la LIPU, che ha dato l'allarme su questa notizia.
Comunicato LIPU 16.09.2009
Sotto potete leggere il comunicato che il giorno prima 15.09.2009 la LIPU con le altre Associazioni animaliste e ambientaliste avevano divulgato:
CACCIA, FERMARE IL NUOVO BLITZ IN PARLAMENTO SULLA CACCIA TUTTO L'ANNO.
Un emendamento della Lega alla Comunitaria 2009 permetterebbe l'estensione della stagione venatorio
"Gravissimo e del tutto inammissibile. Intervengano il Ministro Ronchi e il Presidente della Camera Fini".
"Uno schiaffo all'Unione europea, un vergognoso attacco alla natura e un vero e proprio affronto alla sicurezza dei cittadini italiani".
E' il commento della LIPU all'emendamento presentato dalla Lega alla Legge Comunitaria 2009, attualmente in aula alla Camera dei Deputati, con cui si ripropongono le modifiche alla legge sulla caccia già ritenute inammissibili e bocciate nel maggio scorso, tra cui la cosiddetta "caccia no limits"
"Se la Camera approvasse l'emendamento del leghista Pini, l'Italia precipiterebbe in un vero e proprio caos normativo e, cosa veramente grave, i cittadini italiani si vedrebbero invasi dai fucili in ogni stagione. L'emendamento della Lega cancella infatti i limiti massimi, attualmente contenuti tra il primo settembre e il 31 gennaio, entro cui possono essere autorizzate le deroghe regionali alla stagione venatoria. Il che significa, per fare un esempio, che i cacciatori spareranno agli uccelli migratori nei delicatissimi periodi di fine inverno, quando molti di loro sono in viaggio verso i luoghi di riproduzione, o addirittura in estate, nel mese di Agosto, con le campagne italiane piene di bambini e di famiglie".
"Oltre ai suoi contenuti, di estrema e palese gravità, la proposta della Lega è del tutto inammissibile rispetto alla Legge Comunitaria, come già dimostrato nel corso della Comunitaria 2008 quando il medesimo emendamento fu bocciato dal Parlamento. In più, si tratta di un emendamento che non darà alcuna risposta alla procedura di infrazione europea contro l'Italia ed anzi la aggraverà, aprendo una stagione di vero caos e conflitto senza precedenti"
"Appaiono indispensabili, doverosi e urgenti gli interventi del Ministro delle Politiche europee Ronchi, a dichiarare la contrarietà del Governo e a chiedere il ritiro dell'emendamento, e quello del Presidente della Camera Fini, vista la palese e macroscopica inammissibilità dell'emendamento".
"E' dunque a loro che ci appelliamo, oltre che a tutti i deputati di buon senso che hanno a cuore la tutela della natura e la sicurezza dei cittadini italiani: fermate questa iniziativa pericolosa e incivile".
LIPU 15.09.2009
Theodor Heuss: “La caccia è soltanto un vile giro di parole con il quale si vuol definire un assassinio particolarmente vile perpetrato nei confronti di un essere nostro compagno della creazione, che non ha la minima possibilità di salvarsi. La caccia è una forma secondaria di malattia mentale umana.