Finita la stagione dei monsoni, soffia un vento di cambiamento sulla Birmania. Sembra che i generali al potere abbiano intrapreso la via delle riforme, spinti forse dalla mano tesa dalla nuova amministrazione americana, più inclina alla diplomazia che al ricorso alla forza.

Altro elemento a favore del cambiamento è il nuovo rapporto con Aung San Suu Kyi, i cui arresti domiciliari sono stati prolungati dalla giunta proprio ad agosto, dopo l’intrusione di un cittadino americano a casa sua nel maggio scorso. Se due mesi sembrava improbabile un dialogo tra i militari e la leader dell’opposizione, le cose sono cambiate da quando la Dama, come viene chiamata, ha proposto di collaborare con la giunta nell’interesse del paese per superare le sanzioni imposte dalla comunità internazionale. Dopo anni di semi isolamento, sembra che la Birmania voglia finalmente uscire dal torpore e entrare a fare parte della scena mondiale.

Forse il recente scontro con la Cina, per il problema della minoranza Kokang in Birmania (minoranza di etnia cinese ma discriminata dalla giunta) ha spinto i generali a diversificare le sue relazioni e i suoi appoggi internazionali, per evitare di diventare troppo dipendente e quindi debole.

 

Se la birmania è riuscita a mantenere il suo regime dittatoriale per più di quarant’anni è proprio perché ha sempre potuto contare sull’appoggio di paesi amici, di solito autoritari anch’essi, e soprattutto clienti fedeli, avidi delle numerose risorse presenti nel sottosuolo birmano. Cosi Russia, Cina, Corea del Nord ma anche Iran hanno sempre commerciato con la Birmania, diventando i principali azionisti delle aziende che estraggono gas e petrolio. Il loro appoggio è fondamentale anche nella costruzione di un arsenale nucleare birmano, che ha creato non poco allarme agli esperti internazionali, convinti che la Birmania potrà disporre di una bomba atomica fra cinque anni, secondo quanto dichiarato dal Sydney Morning Herald nell’agosto scorso.

 

Ma gli equilibri stanno cambiando, e la giunta ha bisogno di allargare le sue alleanze, se vuole evitare di essere solo una pedina nelle mani di Cina o Russia. La cosa che sta più a cuore alla comunità internazionale rimane la tutela dei diritti umani, ampiamente calpestati in Birmania. Ma da settembre, la giunta sembra disposta a fare passi in avanti e di lasciare cadere la maschera di oppressore, moltiplicando i gesti simbolici. A settembre sono stati rilasciati 7114 prigionieri, tra i quali 87 erano prigionieri politici. Ad ottobre Aung San Suu Kyi ha incontrato due volte Aung Kyi, il ministro del lavoro della giunta, dopo che la donna aveva mandato una lettera aperta alla giunta con una proposta di collaborazione contro le sanzioni che colpiscono il paese. Finora la donna aveva sempre appoggiato le sanzioni contro il regime; ma sembra che il discorso che il segretario di stato americano Hillary Clinton ha pronunciato all’assemblea delle Nazioni Unite, annunciando un “ritorno nell’Asia” ed un maggiore coinvolgimento del paese a favore della tutela della democrazia, abbia aperto uno spiraglio di luce e di speranza.

Poco dopo il primo ministro Thein Sein ha annunciato, durante un vertice dell’Asean, che la donna potrebbe essere liberata a breve. È passato meno di un mese da quella dichiarazione, e continuano a circolare le voci circa una prossima liberazione della donna. Si moltiplicano anche i contatti tra ufficiali birmani e internazionali: il 4 novembre una delegazione americana capeggiata dal deputato Campbell ha incontrato la donna, che è apparsa pubblicamente all’occasione. Nella mattinata, la stessa delegazione aveva incontrato il primo ministro Thein Sein. Lo stesso presidente Obama incontrerà il primo ministro birmano all’occasione del vertice Asean a Singapore, ed reitererà il suo appello alla liberazione della donna e degli altri prigionieri politici.

In parallelo, il 13 novembre la Corte Suprema birmana ha accolto l’appello di Aung San Suu Kyi contro il verdetto del suo processo conclutosi il 18 agosto scorso e che l’ha vista ricondannata agli arresti domiciliari per ulteriori due anni. Se la giunta decidesse di liberare la donna, questa è l’occasione perfetta. Come ha influenzato il verdetto della condanna, Than Shwe potrebbe, in senso inverso, influenzare la decisione del rilascio. E segnare una svolta storica nella storia birmana.

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posted by DiffidaDiffondi @ 16:25 - sabato, 14 novembre 2009
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Oggi la Corte speciale del Tribunale della prigione di Insein ha finalmente ascoltato le dichiarazioni conclusive degli avvocati di Aung San Suu Kyi. Il processo, iniziato lo scorso 18 maggio, è stato rinviato varie volte per diversi motivi. E continua ad esserlo, visto che nessuna sentenza è stata decisa dalla Corte nell’ultima udienza di questa mattina. Sembra anzi che ci vorrano altre due o tre settimane per sapere l’esito ufficiale di un processo già deciso in partenza. A parte sorprese all’ultimo momento, Aung San Suu Kyi rischia di essere condannata dai tre ai cinque anni di carcere; sentenza che segnerebbe la fine della vita politica della leader del NLD. Infatti è evidente la volontà della giunta di allontanarla dalle prossime elezioni politiche, previste per il maggio 2010. A 64 anni, di cui  14 passati agli arresti domiciliari, è difficile sperare che la donna resisterà a questo nuovo colpo duro.

posted by DiffidaDiffondi @ 14:26 - lunedì, 27 luglio 2009
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Come la Birmania, uno dei paesi più poveri al mondo, può continuare tranquillamente a schiacciare la repressione, a imprigionare le voci dissidenti, e permettersi il lusso di intraprendere la via della costruzione di un arsenale militare nucleare, senza essere inquietata minimamente dalle sanzioni della comunità internazionale?

Eppure le voci di condanna contro quello che è uno dei regimi più oppressivi del mondo sono tante. Onu, Unione Europa, perfino l’ASEAN, l’organo regionale che raggruppa 10 nazioni del sud-est asiatico e tradizionalmente neutro, tutti sono pronti a denunciare la atrocità e le ingiustizie commesse in questo piccolo paese. Il recente imprigionamento di Aung San Suu Kyi, leader incontestata dell’opposizione e figura centrale di riferimento per chi lotta per i diritti umani, ha di nuovo suscitato un’ondata di proteste da tutte le parti del mondo.

 

Eppure la giunta militare al potere dall’88 rimane imperturbabile ed imperturbata. Promette  cambiamenti in senso democratico ma poi rifiuta al segretario delle Nazioni Unite l’incontro con la premio nobel, e intanto commercia illicitamente con la Corea del Nord armamenti nucleari, violando le risoluzioni dell’Onu e il trattato di non proliferazione di cui la Birmania è parte dal 1992.

 

La risposta a questa immunità sta nelle ricchezze dei suoli birmani e nella presenza di paesi rapaci, pronti a commerciare con il diavolo in persona pur di trarre profitti. Cina in primis, visto che il paese detiene l’87% del mercato birmano, con degli investimenti record nell’anno 2008/2009. Gas, tek e petrolio sono le risorse naturali più ambite. Cosi il gigante asiatico ignora le sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europa e fa affari d’oro con i militari birmani.

Si conta che per l’anno fiscale 2008/2009 sono stati investiti 984,9 milioni di dollari US nel paese, un boom considerando i 172 milioni investiti da compagnie straniere nel 2007/2008. Oltre alla Cina, Russia, Vietnam e Tailandia sono clienti fedeli della giunta, indifferenti al boicottaggio imposto come sanzione per i crimini perpetrati dal regime.

Si spiega il poco convincimento che i membri dell’ASEAN hanno messo nell’annunciare la creazione di una Commissione per i diritti umani. Commissione che funzionerà solo all’unanimità, ossia compreso l’accordo del paese che viola i diritti umani in questione. Quando si dice ipocrisia..

 

La giunta può continuare a dormire tranquilla e ad imprigionare indiscriminamente qualsiasi voce reputata non tollerabile: finché i suoi sottosuoli saranno ricchi in risorse naturali, c’è poca probabilità che venga disturbata.

profitto

 

posted by DiffidaDiffondi @ 19:29 - martedì, 21 luglio 2009
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Una nave con bandiera nord-coreana, la Kang Nam 1, è stata avvistata ai primi di giugno dalle fonti di intelligence sud-coreane. L’imbarcazione era diretta verso il porto di Thilawa, a 30 km da Yangoon e si sospetta che trasportasse armi verso la Birmania.

 

Non è  la prima volta che navi nord-coreane effettuano questo tragitto: nel maggio 2007, il ministro degli esteri birmano aveva pubblicato una circolare per giustificare l’attracco di una nave nord-coreana in Birmania  per “motivi umanitari”.

 

Proprio oggi però si è saputo che la nave, avvistata dal cacciatorpediniere americano Uss Jonh McCain a 400 km da Hong Kong, ha cambiato rotta e si dirige verso Nord, anche se i servizi i intelligence non sanno ancora dove sia diretta di preciso.

 

Nonostante le minacce da parte della Corea del Nord -aveva dichiarato che se la nave fosse stata fermata l’avrebbe preso come una dichiarazione di guerra - è probabile che  il governo di Pyongyang abbia deciso di fare marcia indietro di fronte alle numerose reazioni internazionali, a cominciare da quella dell’amministrazione Obama, che si è detta pronta ad affrontare qualsiasi minaccia di Pyongyang nella regione.

 

Del resto anche la Cina, sebbene sia uno dei più potenti alleati di Kim Jim Song, è da sempre contraria questo scambio e collabora attivamente alla cessazione del commercio illegale tra i due paesi ; e inoltre secondo la Radio Free Asia nei giorni scorsi la stessa la Birmania aveva informato l’ambasciatore nord-coreano che le Nazioni-Unite non avrebbero accettato che la nave attraccasse in caso trasportasse armi o altri materiali banditi.

 

La Corea del Nord non è al suo debutto nella provocazione militare. Nell’ottobre del 2006, (aveva) ha  effettuato per la  prima volta dei test nucleari; lo scorso 5 aprile ha effettuato  il lancio di un missile che ha sorvolato il territorio giapponese, lancio immediatamente condannato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

 

Il consiglio di sicurezza è stato poi convocato in sessione straordinaria il 26 maggio in risposta ai nuovi test nucleari effettuati il 25 maggio ed ha approvato la  Risoluzione numero 1874, votatando all’unanimità nuove sanzioni che permettono un rafforzamento del sistema di ispezioni “nelle acque territoriali, i porti e gli aeroporti di stato dei cargo da e per la Corea del Nord sospettati di contenere armi”.

 

La Corea del Nord si è ritirata dal Trattato di non proliferazione nucleare nel 2001, dopo che lo aveva sottoscritto nel 1985. Il trattato proibisce agli stati firmatari non nucleari di fornirsi di tecnologie nucleari belliche. Quanto alla Birmania, lo ha ratificato nel dicembre del 1992; ma sono note da tempo le volontà dei militari di dotarsi di un’arma nucleare: già dal 2007 la giunta ha annunciato volere costruire un reattore nucleare, con l’aiuto della Russia, dopo un accordo siglato tra le due potenze il 15 maggio del 2007.

 

Nel prossimo Forum Regionale Asiatico (ARF) che si terrà tre il 16 e il 23 luglio, la Corea del Nord dovrà giustificare le sue relazioni con Yangoon e cercare di attenuare le paure dei paesi limitrofi Questi ultimi, in particolare la Tailandia,  non vedono di buon occhio la costruzione di un arsenale nucleare illegale in Birmania, e temono per la sicurezza e la stabilità della regione, e si sentono minacciati da questo commercio illecito tra le due potenze militari.

 

Fino ad oggi l’ARF non aveva mai preso sul serio la possibilità che la Birmania si dotasse di un sistema militare nucleare, e ora per molti analisti la paura è che il paese diventi una “seconda Corea del Nord”.

 

L’ARF è un forum sulla sicurezza nella regione asiatica, quindi è probabile, e ci auguriamo che la questione del rapporto tra Corea del Nord e la Birmania sia la priorità nell’agenda. Fondato nel 1994, sono 27 le nazioni che vi partecipano, per promuovere il dialogo sulla politica e la sicurezza in Asia.

posted by DiffidaDiffondi @ 11:45 - giovedì, 02 luglio 2009
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Il generale Than Shwe, dittatore a capo della giunta militare in Birmania, ha espresso la sua solidarietà a Ahmadinejad, il presidente iraniano ri-eletto, e sospettato di brogli elettorali. Nessun sospetto invece circa la crudeltà della repressione contro i manifestanti che protestano contro l'esito delle urne.

Intanto in Birmania il processo ad Aung San Suu Kyi è stato rimandato al 3 luglio.

E il paese è sospettato di commerciare armili legalmente con la Corea del Nord, allo scopo di costruirsi un arsenale militare nucleare.

Certo che tra Ahmadinejad e Kim Jim song, Than shwe non poteva scegliere meglio per dimostrare una volta ancora il suo interesse per la democrazia e per i diritti umani...

posted by DiffidaDiffondi @ 15:42 - mercoledì, 01 luglio 2009
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burma2 marzo- il primo ministro Thein Sein si è detto favorevole all’invio di personale delle NU per monitorare le elezioni previste per 2010. Nonostante questo gesto di apertura, molti membri dell’opposizione birmana hanno ribadito che non prenderanno parte alle elezioni se non verrà modificata la Costituzione recentemente approvata. L’NLD, il maggior partito all’opposizione, non prenderà parte alle elezioni fintantoché la giunta non rilascerà i prigionieri politici, non aprirà il dialogo con Aung San SUU KYI e non modificherà la Costituzione del 2008.

5 marzo- La giunta ha rigettato due recenti rapporti del dipartimento di stato americano sulla situazione dei diritti umani in Birmania e sul traffico di stupefacenti nel paese, allegando che erano dichiarazioni false. I due rapporti denunciano rispettivamente la continua violazione dei diritti umani in Birmania (tortura, rapimenti, uccisioni, detenzione illegale e senza processo di attivisti) e il fallimento del regime nella lotta al controllo per la produzione e la distribuzione della droga.

11 marzo- 2 gruppi per i diritti umani basati in Tailandia hanno lanciato una campagna globale per una petizione che chieda il rilascio dei 2100 prigionieri politici detenuti in Birmania. Le due associazioni sperano di poter raccogliere 888 888 firme entro il 24 di maggio, data alla quale A.S.Suu Kyi dovrebbe essere rilasciata dagli arresti domiciliari.

17 marzo- Gli avvocati di Aung San Suu Kyi hanno lanciato un appello al primo ministro Gen. Thein Sein perché quest’ultimo esami la richiesta della sua cliente per porre fine agli arresti domiciliari. È da maggio 2003 che Suu Kyi è detenuta, dopo l’imboscata al suo convoglio, che aveva portato al suo arresto a Depayin. Il termine del suo arresto è fissato al 24 maggio.

 

17 marzo- La tensione è di nuovo cresciuta tra la Birmania e il Bangladesh, per il dispiegamento di truppe e navi birmane lungo la frontiera di 200 Km che separa i due paesi. Dal 1974 i due paesi promuovono negoziati riguardo a questa area di terra controversa, ricca in gaz naturale.

17 marzo- 5 membri del NLD, il partito principale all'opposizione, sono stati arrestati dalla giunta militare dall'inizio del mese. Sono Kyi Lwin, Kyi Lwin, Myint Myint San (anche noto come Ma Cho), Sein Hlaing e Shwe Gyoe.

birmania giunta

 

MAGGIORI INFO SU WWW.FREEBURMAITALY.COM

posted by DiffidaDiffondi @ 13:17 - domenica, 22 marzo 2009
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birmania 3alcune rettifiche per la petizione di amnesty sulla Birmania, ecco il link:

https://www.amnistie.ca/outils/petitions/index.php?PetitionID=21

 

per maggiori info,

http://www.amnistie.ca/dudh/ 

 http://www.altsean.org/Docs/PDF%20Format/Burma%20Bulletin/October%202008%20Burma%20Bulletin.pdf

birmania                                                      birmania 2

posted by DiffidaDiffondi @ 13:09 - lunedì, 10 novembre 2008
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