"Tutto è diventato cosi facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se legato ad uno sforzo".(T.Terzani)
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Nome: raffa "A man needs to travel. By his means, not by stories, images, books or TV. By his own, with his eyes and feet, to understand what is his. For some day planting his own trees and giving them some value. To know the cold for enjoying the heat. To feel the distance and lack of shelter for being well under his own roof. A man needs to travel to places he doesn't know for breaking this arrogance that causes us to see the world as we imagine it, and not simply as it is or may be. That makes us teachers and doctors of what we have never seen, when we should just be learners, and simply go see it." Amyr Klink
Per i diritti dei rifugiati afgani e di tutti i migranti
Venerdì 23 ottobre u.s. le forze dell’ordine hanno tentato di sgomberare l’accampamento rinomato “la buca”, nei pressi dell’Air Terminal Ostiense, dove, da circa due anni vivono in drammatiche condizioni igienico sanitarie un centinaio di rifugiati e richiedenti asilo afgani, molti dei quali in possesso di regolari documenti. Grazie alla presenza e all’attivazione degli operatori di MEDU ( Medici per i diritti umani)e di altri attivisti di movimenti antirazzisti, lo sgombero è stato rinviato e nessun ragazzo è stato arrestato.
A seguito del tentativo di sgombero si è attivata un’ampia rete di solidarietà costituita da associazioni, operatori, comitati e centri sociali sia presenti nella zona, sia attivi da anni a Roma nel sostegno e nella cooperazione con migranti e rifugiati.
Il primo obiettivo di questa rete è quello di dare un sostegno immediato all’associazione MEDU che ha organizzato un presidio permanente nella “buca” permigliorare le condizioni del campo e impedire che un eventuale sgombero avvenga senza alcuna soluzione alloggiativa per i rifugiati che ne hanno diritto.
Il secondo obiettivo è quello di costituire un tavolo di trattativa con le amministrazioni locali, per avere delle risposte concrete all’emergenza del centinaio di afgani che vive nei pressi dell’Air Terminal e che sino ad ora sono state completamente eluse.
Il terzo obiettivo è quello di aprire una discussione più ampia sul sistema di accoglienza adottato dal governo e amministrazioni locali, sistema che spesso non rispettai diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, dalle normative nazionali e dalle convenzioni internazionali in materia di diritto d’asilo.
Obiettivo principale tra gli altri è l’attivazione diretta e l’autorganizzazionedegli abitanti dell’Air Terminal, affinché possano rivendicare direttamente i loro diritti e costruire un processo di cittadinanza attiva.
Per questi motivi, per chiedere il rispetto della dignità e dei diritti dei cittadini afgani dell’Air Terminal, di tutti i profughi e di tutti i migranti che vivono a Roma
22 ottobre 20093 rifugiati afgani in Francia espulsi nel loro paese perché clandestini. "provengono da Kabul, zona senza rischio in Afghanistan" (dalla bocca di Eric Besson, ministro dell'immigrazione).
28 ottobre 2009 attentato a Kabul, 12 morti. I talebani hanno annunciato che colpiranno chiunque in qualche modo connesso con il processo elettorale previsto per il 7 novembre.
À Calais, nel nord della Francia, è stato sgomberato qualche giorno fa un campo di rifugiati, per la maggior parte afgani che fuggivano dalla guerra, e che speravano di poter raggiungere l’Inghilterra per ottenere l’asilio politico. Il ministro dell’immigrazione Eric Besson (anche lui stesso in qualche modo rifugiato anche se di un altro tipo, in quanto ex socialista riconvertitosi al partito di destra al governo, e quindi convinto di dovere essere più realista che il re) ha deciso la chiusura del centro perché “giungla” dove regna la violenza. Senza però prevedere niente al posto di questa struttura (l’unica misura di cui si è parlato finora è il rafforzamento delle frontiere interne…triste illusione di chiusura a riccio e discorso che somiglia stranamente a quello dell’estrema destra).
Il ministro fantoccio si è anche congratulato dell’efficienza dell’operazione, denunciata invece da tutte le associazioni che si occupano di dare un minimo di sostegno e di accoglienza agli immigrati. Indignazione di fronte ad un’”operazione di pulizia”, tecnica apprezzatissima dal presidente francese, che aveva già preconizzato l’utilizzazione del karcher nelle periferie per ripulirle dalla “feccia” quand’era ancora ministro dell’interno.
Come non fargli piacere quindi con un intervento di primo mattino, con tanti di poliziotti e di urla, una bella dimostrazione di forza e di potere sul territorio contro un nemico che ha già perso in partenza.
Ma non finisce qua. In un articolo di le monde diplomatique uscito ieri, Jean Marc Manach descrive una pratica che pare sia ben conosciuta sia dai poliziotti che dalle ong: l’automutilazione per evitare i controlli di identità. Eurodac è un sistema europeo di riconoscimento dell’identità delle persone attraverso il controllo delle impronte digitali. Gli immigrati che arrivano in francia o in Inghilterra sono infatti spesso stati schedati in Italia o in Grecia, paesi di arrivo in Europa. L’obiettivo del sistema è di identificare il paese di provenienza degli immigrati per rimandarli indietro, come previsto dalla Convenzione di Dublino, che richiede di essere “vergine” per ottenere l’asilo politico.
E quindi le dita vengono bruciate, tagliate, mutilate con l’acido, pur di evitare un qualsiasi riconoscimento. È però una soluzione temporanea, visto che le impronte si riformano, ciò che spinge molti alla mutilazione di mese in mese. Triste posticipazione di quello che sembra essere una fine ineluttabile per gli immigrati senza documenti.
Assurdo rapporto con il proprio corpo, che diventa strumento pericoloso di riconoscimento e che va quindi cancellato. Che porta a racconti altrettanto surreali “mi taglio le dita! Ti prenderanno la mano. Mi taglio la mano! Guarderanno i piedi. Taglio anche questi! C’è sempre la retina…”
Per chi ha amato Guy Delisle (cronache birmane, PyongYang, Shenzen) e Marjane Satrapi (pollo alle prugne, persepolis) consiglio quest'altro autore di fumetti, Nicolas Wild, che con Kabul Disco racconta una sua esperienza in uno studio di grafici in Afghanistan, a Kabul, nel 2005.
Tono ironico, disegno in bianco e nero e molto sobrio, umorismo, punto di vista dello straniero in paese nuovo (e poco conosciuto sotto questa forma) , ricorda decisamente molto i due autori prima citati.
è divertente, pertinente e intelligente insieme...
buona lettura!