Il corpo incarcerato è un documentario di lemonde.fr sul mondo delle carceri, attraverso la testimonianza di 4 ex detenuti che raccontano come il carcere ti spodesta del proprio corpo, alienandolo come se non fosse più tuo ma solo un oggetto. Il corpo diventa un oggetto nelle mani di qualcun’altro.

prison

 

Il corpo perquisito

Umiliazione, fisica e mentale. Non hai più nessun diritto sul tuo corpo.

Mettersi a nudo e subire la perquisizione totale del tuo corpo, come se fosse un semplice oggetto.

Ricatti pscicologici.

 

Il corpo dell’altro

La prima confrontazione è la solitudine, non hai neanche uno specchio per verderti interamente, non hai più lo sguardo dell altro.

Il piacere è quasi impossibile, la sessualità impedita, non cè più spazio per il pudore.

La prigione rende sessualmente malatto, non puoi avere relazioni sessuali normali, ti racchiudi nella tua sessualità ed è difficile accettare altre mani sul proprio corpo.

 

Il corpo malatto

Raccontano la lenta desintegrazione del corpo, la perdita dei capelli, la vista che si abbassa, i denti che si perdono (non si fa troppo attenzione dentro perché “non hai nessuno a cui sorridere”). Si mangia male, i prigionieri sono poveri e la prigione non fa che peggiorare questa situazione, è un circolo vizioso.

La prigione ti rende brutto.

Tutto è visuale, punti tutto sul corpo, sui muscoli, ti costruisci una corazza. Curi la vetrina e non quello che c’è dietro, come una barriera contro l’esterno.

Ma paradossalmente ti distruggi ancora di più il fisico, perché è sport fatto male, non intelligenza dello sport, ma brutalità.

Mutilazione perché non hai altri modi di attirare l’attenzione, per provare anche che sei più forte, resistente, che sei padrone del tuo corpo, puooi gestire la tua vita e la tua morte.

 

Il corpo liberato

La morte in prigione è una liberazione, ti sei “sostratto alla giustizia”. La morte è una procedura amministrativa.

La situazione dei carceri in Italia

Sono 63.217 le persone detenute nelle carceri italiane a fronte di una capienza massima di 43.117. Questi sono alcuni dei dati aggiornati al 9 giugno 2009 curati dalla Redazione di Ristretti Orizzonti in collaborazione con la Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia nello “Speciale sovraffollamento”. I dati mostrano come il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane sia elevato, attestandosi intorno al 146%, rispetto al 121% del 2008 e al 132% del 2009. Nelle carceri il tasso di persone detenute è in costante aumento, a differenza del tasso di organico della Polizia Penitenziaria che è sempre inferiore alla presenza del personale previsto, con una percentuale dell'86,2%.

Dossier "Morire di carcere"

I primi sei mesi dell'anno si chiudono con un bilancio da "bollettino di guerra" per le carceri italiane: in 181 giorni sono morti 89 detenuti (1 ogni 2 giorni, in media) e 34 di loro si sono suicidati.


In 10 anni (2000-2009) i "morti di carcere" sono stati 1.449 e sembrano esserci le premesse perché a fine anno la "quota" di 1.500 sia raggiunta e superata. Nello stesso periodo i detenuti suicidi sono stati 514, con un massimo storico nel 2001 (69 casi), che quest'anno "rischia" anch'esso di essere oltrepassato.

Precisiamo che i dati relativi al 2009 rappresentano una "anticipazione", rispetto a quelli del Ministero della Giustizia (diffusi solitamente con notevole ritardo), mentre quelli riferiti agli anni precedenti sono "ufficiali", ma il nostro Dossier ha appunto l'obiettivo di tenere desta l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica sulle "morti di carcere".

  web-documentaire-le-corps-incarcere

posted by DiffidaDiffondi @ 13:27 - domenica, 05 luglio 2009
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Commenti
#1    05 Luglio 2009 - 13:57
 
vogliamo prenotare loro una suite nei migliori alberghi? giusto per ricompensarli di omicidi, furti, violenze e così via?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente piadellamura

#2    05 Luglio 2009 - 14:35
 
c'è una via di mezzo tra suite in albergo e gabbia indecente. Più che altro non bisogna dimenticare che lo scopo non è la vendetta, ma il miglioramento della società perché non si riproducano gli stessi reati. il carcere non dovrebbere essere punitivo ma anche ri-educativo, in modo da non trasformare le persone in mostri. e non credo che calpestando la dignità di un'altra persona si possa riuscire a cambiarla in meglio. perché, malgrado tutti i reati che uno commette, e per i quali deve senz'altro scontare una pena, rimane un essere umano, con dei diritti. Ho sempre creduto molto di più ai lavori di utilità pubblico per esempio...
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#3    05 Luglio 2009 - 16:05
 
Infatti serve un carcere per riparare i torti, e non per torturare. E' scioccante questo racconto. Non sapevo che nelle carceri si vivesse così.
Lavori "socialmente utili" per riparare il danno: mettere a lavorare onestamente a chi ha rubato; pulire, piantare e bonificare a chi ha inquinato; ecc.
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#4    05 Luglio 2009 - 21:10
 
Vogliono costruire nuove carceri, soprattutto in Sardegna. E indovina dove li porteranno i tre prigionieri di Guantanamo? In Sardegna! Quanto ci ama Berlusconi!
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#5    05 Luglio 2009 - 22:10
 
Io sono sempre stato dell'idea che ci sia bisogno di un carcere che faccia rieducazione con svariati strumenti primo fra tutti il lavoro.

Troppo difficile per il nostro apparato statale antico e pieno di ostacoli burocratici
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- gabbie, carcer -