Una fiaccolata ricorderà venerdì 6 novembre alle 19,30 ai Fori Imperiali Eva, la giovane originaria di Brno investita la notte tra il 29 e il 30 ottobre da un taxi proprio ai Fori imperiali e poi morta il 31 per le gravi ferite. n1838200539205346"Se a 28 anni vai al lavoro in bicicletta e di notte percorri via dei Fori Imperiali per tornare a casa non crederai mai che all'improvviso un taxi ti piombi addosso come un missile. Sono anni che ti sposti in bicicletta in questa folle e splendida città. Tante volte ti è capitato di sentirti in pericolo circondata da automobili e scooteroni. Hai visto negli occhi quelle persone che guidano con rabbia e violenza. Nella vita sembrano persone affidabili ma quando posano le mani sul volante e il piede sull’acceleratore cambiano. Li vedi quando non rispettano la precedenza agli incroci, attraversano con il rosso i semafori, non si fermano davanti ai pedoni che attraversano sulle strisce, si lanciano a tutta birra non appena vedono un po’ di strada libera, parcheggiano in doppia fila o sul marciapiedi, aprono gli sportelli senza prima guardare dietro. Tutto per recuperare qualche minuto in più per una vita persa in mezzo al traffico. Spesso ti sei ritrovata a difendere con le unghie e con i denti il tuo diritto ad esistere sulla strada con la tua bicicletta senza alcun motore oltre la forza muscolare. Ma una vigliaccheria del genere non te l’aspettavi proprio. Non ce l’aspettavamo noi. Essere travolta alle spalle da un’automobile su via dei Fori Imperiali ti sorprende."
eva_bohdalova


Il rischio di mortalità per chi pedala è di 2,18, il più alto in assoluto: per le auto è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i ciclomotori 1,06 e per le moto 1,96
Ciclisti, un morto al giorno. La bici più pericolosa della moto
E' come se ogni anno sparissero tutti i ciclisti del Giro e del Tour.

Ogni giorno infatti in Italia perde la vita un ciclista e 40 sono finiscono in ospedale per ferite più o meno gravi E' quanto emerge da un'inchiesta pubblicata sull'ultimo numero del Centauro, organo ufficiale dell'Asaps, che vi raccontiamo in anteprima. I numeri parlano di una vera emergenza perché secondo le statistiche nel 2007 (fonte Istat) in 15.713 incidenti sono morti 352 ciclisti, +11% rispetto al 2005, 14.535 sono rimasti feriti +16,5%. Insomma parliamo di quasi 1000 morti negli ultimi 3 anni.

E chi obietta che rispetto ai 6000 morti l'anno per incidenti stradali le vittime che pedalano sono poca cosa sbaglia di grosso: il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per i ciclisti è 2,18, il più alto in assoluto, più del doppio rispetto al valore base. Si pensi che per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06. Le moto fanno peggio (1,96) ma non arrivano al livello dei ciclisti
.

Non solo. "La percentuale dei ciclisti - spiegano all'Asaps - fra le vittime della strada è passata dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007. Quella dei feriti è passata dal 3,7 al 4,5%. E l'analisi dei dati non è meno preoccupante perché si scopre che i bambini da 0-14 anni che hanno perso la vita con la bici nel 2007 sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina). Due nella fascia fino a 5 anni (di cui uno trasportato), 1 in quella che va da 6 a 9. Nell'età da 10 a 14 anni si conta il numero più alto in assoluto con 9 morti, mentre le vittime fra gli over 65 sono 170 (141 maschi e 29 femmine), pari al 48%".


posted by DiffidaDiffondi @ 14:42 - venerdì, 06 novembre 2009
commenti (1) [popup] || commenti (1) - bici -

Giovedì 5 novembre 2009

Manifestazione in piazza del Campidoglio

Per i diritti dei rifugiati afgani e di tutti i migranti

 

Venerdì 23 ottobre u.s. le forze dell’ordine hanno tentato di sgomberare l’accampamento rinomato “la buca”, nei pressi dell’Air Terminal Ostiense, dove, da circa due anni vivono in drammatiche condizioni igienico sanitarie un centinaio di rifugiati e richiedenti asilo afgani, molti dei quali in possesso di regolari documenti. Grazie alla presenza e all’attivazione degli operatori di MEDU ( Medici per i diritti umani)  e di altri attivisti di movimenti antirazzisti, lo sgombero è stato rinviato e nessun ragazzo è stato arrestato.

A seguito del tentativo di sgombero si è attivata un’ampia rete di solidarietà costituita da associazioni, operatori, comitati e centri sociali sia presenti nella zona, sia attivi da anni a Roma nel sostegno e nella cooperazione con migranti e rifugiati.

Il primo obiettivo di questa rete è quello di dare un sostegno immediato all’associazione MEDU che ha organizzato un presidio permanente nella “buca” per  migliorare le condizioni del campo e impedire che un eventuale sgombero avvenga  senza alcuna soluzione alloggiativa per i rifugiati che ne hanno diritto.

Il secondo obiettivo è quello di costituire un tavolo di trattativa con le amministrazioni locali, per avere delle risposte concrete all’emergenza del centinaio di afgani che vive nei pressi dell’Air Terminal e che sino ad ora sono state completamente eluse.

Il terzo obiettivo è quello di aprire una discussione più ampia sul sistema di accoglienza adottato dal governo e amministrazioni locali, sistema che spesso non rispetta  i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, dalle normative nazionali e dalle convenzioni internazionali in materia di diritto d’asilo.

Obiettivo principale tra gli altri è l’attivazione diretta e l’autorganizzazione  degli abitanti dell’Air Terminal, affinché possano rivendicare direttamente i loro diritti e costruire un processo di cittadinanza attiva.

 

Per questi motivi, per chiedere il rispetto della dignità e dei diritti dei cittadini afgani dell’Air Terminal, di tutti i profughi e di tutti i migranti che vivono a Roma

 

posted by DiffidaDiffondi @ 14:22 - mercoledì, 04 novembre 2009
commenti (2) [popup] || commenti (2) - afghanistan, campi, sgomberi, diritto alla casa -
Il Belgio, come numerosi altri paesi europei, deve fare fronte ad una sovrappopolazione nei carceri. Ma il paese ha scelto una via del tutto nuova per "rispondere" al problema, o meglio per aggirarlo: esportare i suoi detenuti in Olanda. A due condizioni: che i detenuti non presentino "rischi di evasione" (che sia stampato sulla fronte del detenuto? o nel suo dna?) e che la misura sia provvisoria, ossia non ecceda i tre anni. Cosi contro la modica cifra 30 milioni di euro all'anno, abracadabra, la Olanda accoglierà 500 detenuti belgi.
Nell'era della mondializzazione, si possono delocalizzare anche i detenuti.

Felici i belgi, che si sbarazzano temporaneamente del problema. La situazione nei carceri è al limite dell'esplosione, e pochi giorni fa un detenuto è morto dopo uno scontro.
In Olanda invece 2000 celle sono libere. Non solo perchè diminuisce la criminalità, ma anche perché il paese privilegia le misure alternative all'imprigionamento, come i bracciali elettronici (che poi le due cose siano legate sembra anche ovvio, meno repressione porta sicuramente ad una diminuzione della violenza).

Perché quindi il Belgio non ha deciso di copiare il suo vicino e di favorire misure alternative al carcere piuttosto che chiudere gli occhi facendo finta di non essere alle prese con un grave problema?
Meglio ancora...l'idea seduce gli altri paesi, Francia per prima che ha un tasso di 120% di sovrappopolazione nei carceri, peggio che in Belgio.

Notizia parallela a quella della morte di Stefano Cucchi, massacrato di botte e poi lasciato morire al carcere di Regina Coeli a Roma, senza che i genitori abbiano potuto neanche vederlo...
Morire di carcere, questa è la realtà delle prigioni europee...
detenuto2

posted by DiffidaDiffondi @ 22:03 - sabato, 31 ottobre 2009
commenti (1) [popup] || commenti (1) - violenza, libertà, gabbie, carcer -
29 OTTOBRE 2009  PIAZZA NAVONA I MOVIMENTI CONTRO LA SVOLTA AUTORITARIA, CONTRO VECCHI E NUOVI FASCISMI, PER CONQUISTARE SPAZI DI LIBERTA'

Un momento di mobilitazione e di confronto tra le lotte sociali della città.Un anno fa, il 29 ottobre 2008, i fascisti del Blocco Studentesco furono cacciati da Piazza Navona, sventando così il loro tentativo di infiltrazione nel movimento studentesco dell'Onda.
Da quel momento in poi l'antifascismo divenne un contenuto condiviso nelle scuole e università in mobilitazione. Quell'episodio fece luce sulla vera natura dei “burattini del potere”, squadristi al servizio di un potere
costituito interessato a criminalizzare e reprimere i conflitti sociali che, specialmente in tempi di crisi, nascono e si sviluppano nel corpo vivo della società.

UN ANNO DOPO ANCORA IN PIAZZA
Ad un anno esatto da quei fatti vogliamo riprendere il filo del discorso, senza inutili intenti commemorativi. In questi dodici mesi i fascisti non hanno cessato di fare il loro sporco lavoro contro i movimenti e contro quei soggetti sociali che non rientrano nella loro visione distorta incentrata sullo slogan “Dio, patria e famiglia”. Si sono anzi moltiplicate le aggressioni xenofobe e omofobe, le provocazioni nelle scuole e nelle università, i loro tentativi di dare vita ad una guerra tra poveri che distolga il “popolo” dall'individuare i veri responsabili della crisi, della precarietà, della devastazione ambientale, le loro strumentali iniziative sul corpo delle donne. E' chiara ormai la loro perfetta internità ad una logica di governo che vede speculatori, mafiosi e piduisti farla da padrone: in questo senso risulta falsa e mistificatoria la loro pretesa di avvalorarsi come soggetti antisistema essendo invece  tra gli agenti principali di quella ”strategia della paura” divenuta ormai strumento di governance delle contraddizioni sociali. In questo senso è emblematica la recente vicenda in cui Casa Pound ha preteso di esprimere solidarietà ai glbtq “italiani” indicando il nemico nello straniero violento tentando un'operazione culturale di deviazione della controparte.
Purtroppo dobbiamo prendere atto anche di una pericolosa volontà di “dialogo” da parte di alcuni sedicenti rappresentanti dei movimenti che rischiano di legittimare i picchiatori, pretendendo di mettere sullo  stesso piano oppressi e oppressori. Esprimiamo invece piena solidarietà agli antifascisti e alle antifasciste che a Napoli, Pistoia, Torino, Reggio Emilia si sono mobilitati con forza per togliere spazio agli squadristi mettendo in chiaro che per loro non ci sarà futuro in questo paese.

 CONTRO IL NUOVO AUTORITARISMO
Tira una brutta aria in questo paese. Oltre al protagonismo di una destra fascista che ha aperto più di un
cuneo nella società grazie all'appoggio governativo e all'ambiguità e inconsistenza di un'opposizione sempre troppo attenta agli interessi dei poteri forti, dobbiamo constatare l'avanzata di una pericolosa deriva
autoritaria che investe da una parte i movimenti di opposizione sociale e dall'altra tutti quei comportamenti e quelle pratiche ritenuti devianti rispetto alla norma. La conflittualità sociale viene ricondotta
esclusivamente a problema di ordine pubblico, il libero arbitrio in campo sessuale e culturale stigmatizzato come dannoso per la coesione di una “comunità di popolo” funzionale al ricompattamento dietro ai voleri del “capo”. Dietro tutto ciò agisce la volontà di gestire a suon di manganellate gli effetti sociali della crisi economica, gli inevitabili conflitti che provoca, l'esigenza di organizzarsi di settori sempre più ampi delle classi
subalterne, la volontà di uscire dal ghetto dei nostri corpi liberi e desideranti. La repressione colpisce, e colpisce duro. La recente sentenza del processo d'appello per i fatti di Genova del 2001 è paradigmatica: una
decina di manifestanti risultano gli unici colpevoli, condannati con pene da 8 a 15 anni per avere sfasciato delle vetrine, mentre i responsabili dell'ordine pubblico ne escono immacolati. Colpisce l'uso aberrante di fattispecie penali come “devastazione e saccheggio”, così come deve far riflettere l'uso di reati come “rapina aggravata” per chi occupa un supermercato contro precarietà e carovita, “estorsione” e “associazione adelinquere” per chi occupa le case sfitte, le multe amministrative da 10.000 euro per gli operai che fanno un blocco stradale, ecc. In questa città, dominata dai palazzinari e dalle mafie, è partita la politica dello sgombero contro case occupate e centri sociali (vedi “Regina Elena”,“8 marzo”, “Horus”, “Giap”). Si limita la libertà di manifestare con i protocolli anti-cortei, si perseguitano lavavetri e barboni fomentando le pulsioni più reazionarie della popolazione, si rastrellano gli uomini in base al colore della pelle (la vicenda del Pigneto). E si potrebbe continuare a lungo. Il varo del pacchetto sicurezza ha invece riportato il nostro paese agli anni bui delle leggi razziali, riducendo le persone migranti a pura merce-forza lavoro, da utilizzare fino a quando serve e da cacciare (orinchiudere nei lager/Cie) quando il mercato del lavoro non ha più bisogno di loro.


APRIAMO PERCORSI DI LIBERAZIONE PER TUTTI E TUTTE
Sono sotto attacco le lotte sociali e i soggetti che agiscono in prima persona nei movimenti.
Si restringono gli spazi di libertà per i soggetti organizzati e per le singole persone che criticano l'esistente. Da più parti nasce l'esigenza di uscire dall'isolamento in cui troppo spesso le realtà in lotta si trovano ad
operare. Gli studenti, gli occupanti di casa, i precari, i movimenti glbtq, i movimenti dei migranti, i lavoratori e le lavoratrici alle prese con la crisi, hanno bisogno che si ricostituisca una comunità solidale che agisca
la pratica del mutuo appoggio e della mutua attenzione, che sappia riconoscere quel “noi” fondativo di una nuova stagione di lotta e di liberazione. Per iniziare questo percorso, coscienti che l'opposizione al nuovo autoritarismo non sarà una passeggiata, convochiamo una giornata di mobilitazione e di confronto, di racconto e di proposta, finalizzata all'apertura di una campagna condivisa contro l'autoritarismo e i fascismi vecchie nuovi che sappia parlare a tutta la città. Una giornata arricchita da performance teatrali e proiezioni video, aperta ad ogni altro contributo creativo che si vorrà proporre.

posted by DiffidaDiffondi @ 15:29 - giovedì, 29 ottobre 2009
commenti [popup] || commenti - antifascismo, università, libertà di espressione, diritto alla casa -

22 ottobre 2009
3 rifugiati afgani in Francia espulsi nel loro paese perché clandestini. "provengono da Kabul, zona senza rischio in Afghanistan" (dalla bocca di Eric Besson, ministro dell'immigrazione).

28 ottobre 2009 attentato a Kabul, 12 morti. I talebani hanno annunciato che colpiranno chiunque in qualche modo connesso con il processo elettorale previsto per il 7 novembre.

charter


posted by DiffidaDiffondi @ 15:42 - mercoledì, 28 ottobre 2009
commenti [popup] || commenti - terrorismo, afghanistan, immigrazione, clandestini -
INCONTRI
CON IL CINEMA ASIATICO

      Roma  30 ottobre - 7 Novembre 2009

                   
L’associazione culturale Mnemosyne è lieta di annunciare la decima edizione di ASIATICAFILMMEDIALE – Incontri con il cinema asiatico e coglie l’occasione per segnalare alla S.V. gli eventi che apriranno il festival:

Serata inaugurale
Cinema Capranica, venerdì 30 Ottobre, ore 20 - Piazza Capranica

Simposio - La finanza ha un’anima?
Tempio di Adriano, sabato 31 Ottobre, ore 11 - Piazza di Pietra

INGRESSO GRATUITO – TUTTE LE PROIEZIONI SONO IN  LINGUA ORIGINALE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO E INGLESE

Associazione Culturale Mnemosyne
www.asiaticafilmmediale.it
posted by DiffidaDiffondi @ 15:22 - martedì, 27 ottobre 2009
commenti [popup] || commenti - cinema -

L'organizzazione per la difesa dei diritti umani in Russia Memorial è la vincitrice del Premio europeo per la libertà di pensiero 2009. L'organizzazione, rappresentata dagli attivisti Oleg Orlov, Sergei Kovalev e Lyudmila Alexeyeva, denuncia la repressione politica nei paesi dell'ex-Unione sovietica e lotta contro le violazioni dei diritti umani. La vittoria è stata annunciata stamattina dal presidente del Parlamento Jerzy Buzek, il premio verrà consegnato il 16 dicembre a Strasburgo.

'Rompere il circolo vizioso di violenza e paura in Russia'

"Attribuendo il premio di quest'anno a Oleg Orlov, Sergei Kovalev and Lyudmila Alexeyeva a nome di Memorial e di tutte le altre persone che lottano per la difesa dei diritti umani in Russia, speriamo di contribuire alla fine del circolo vizioso di paura e violenza che assedia i difensori dei diritti umani nella Federazione Russa" - ha dichiarato Jerzy Buzek proclamando la vittoria di Memorial davanti all'aula.

"Speriamo di far arrivare il nostro messaggio: gli attivisti della società civile devono essere dappertutto liberi di esercitare il loro diritto a pensare e a parlare! La libertà di espressione è necessaria alla verità"

Memorial è stata creata alla fine degli anni '80 con lo scopo di costruire un memoriale alle vittime dello natalia-estemirova1stalinismo. Nella Russia post-sovietica, l'organizzazione è diventata la più autorevole voce a difesa dei diritti umani. Apparteneva a Memorial anche Natalia Estemirova, l'attivista uccisa in Cecenia in luglio. Nella giustificazione della candidatura i parlamentari spiegano che "Memorial promuove la verità sulle repressioni politiche e lotta contro le violazioni dei diritti umani nell'ex-Unione sovietica, per garantire a quei Paesi un futuro democratico."

Il Premio Sacharov

Il Premio Sakharov è stato istituito nel 1988 in onore del fisico sovietico, dissidente politico e premio Nobel per la pace Andrei Sacharov. Ogni anno il Parlamento europeo attribuisce questo importante riconoscimento a persone o organizzazioni che si sono distinte nella difesa dei diritti umani e della democrazia.

memorial

Dopo l'omicidio di Natalia Estemirova, l'ong ha interrotto le sue attività in Cecenia data la pericolosità della situazione. Kadirov, il presidente ceceno un tempo nemico della Russia e ora protetto di Putin, ha negato le accuse circa un suo coinvolgimento nell'omicidio della donna, insultandola pubblicamente.
Speriamo che questo premio possa contribuire a rafforzare il lavoro di chi lotta in quella regione per il rispetto dei diritti umani, continuando la battaglia delle tante persone che hanno dato la vita per raccontare la verità.

posted by DiffidaDiffondi @ 15:35 - giovedì, 22 ottobre 2009
commenti (1) [popup] || commenti (1) - terrorismo, memoria, giornalismo, russia, cecenia, putin, libertà di espressione, medvedev, anna politovskaja, markelov, babourova -

Rachel Corrie (
10 aprile 79Rafah, 16 marzo2003) era una attivista statunitense. Era membro dell'International Solidarity Movement (ISM) e, come tale, aveva deciso di andare a Rafah, nella striscia di Gaza, durante l'Intifada di Al Aqsa. Fu ferita a morte mentre protestava contro l'occupazione israeliana, nel tentativo di impedire ad un bulldozer dell'esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi.

Il 16 marzo 2003, Rachel, insieme ad altri sei attivisti dell'ISM (tre britannici ed altri tre americani) stava cercando di impedire le operazioni di demolizione a Rafah, in base alle quali dei bulldozer corazzati venivano usati per spianare gli edifici e la vegetazione vicino al confine, lungo la strada tra Gaza e l'Egitto. Secondo l'esercito israeliano le demolizioni servirebbero a portare alla luce ordigni esplosivi ed a distruggere i tunnel dei contrabbandieri I Palestinesi vengono a volte uccisi durante le operazioni di demolizione, che vengono spesso percepite come una forma di punizione collettiva.

 Quel giorno in particolare, due bulldozer, appoggiati da un veicolo da combattimento Nagmachon (CEV), stavano estirpando sterpaglie (secondo le autorità israeliane) o demolendo case (secondo i dimostranti). Rachel indossava un giubbetto fluorescente, rosso. Sebbene ore prima avesse usato un megafono, non lo stava usando al momento in cui fu investita. Rachel stava di fronte alla casa di un amico, Samir Masri (alcuni dicono il suo nome fosse Samir Nasrallah), un medico palestinese.

 Prima dell'incidente, quel giorno, per circa due ore, il gruppo aveva cercato di ostacolare i due bulldozer. Questi tentativi consistevano in posizionarsi fisicamente sulla loro traiettoria e nel gridare ai manovratori delle macchine con il megafono. Circa un'ora prima dell'incidente fatale, i militari hanno sparato dei gas lacrimogeni di avvertimento per disperdere i dimostranti dell'ISM, che poi si raggrupparono di nuovo.

 Quando i bulldozer avanzano, spingono e accatastano un mucchio di terra di fronte a loro. Una tecnica standard di boicottaggio da parte dell'ISM è quella di far sì che un dimostrante salga in cima al mucchio e si ponga così al di sopra del livello della lama del bulldozer, facendosi vedere chiaramente dall'operatore della macchina. A volte gli operatori si fermano o cambiano direzione, a volte sono i dimostranti a buttarsi giù dal cumulo di terra e farsi da parte.

Secondo i testimoni oculari, Rachel aveva seguito questa tecnica, prima si era seduta o inginocchiata, poi si era alzata in piedi, in cima al cumulo di detriti, di fronte al bulldozer. È rimasta così per un po', guardando l'operatore. Ad un certo punto, Rachel cadde dal cumulo, forse era scivolata e non è riuscita più a rialzarsi. Il bulldozer è avanzato e la lama l'ha colpita e le è passata sopra. I testimoni dicono che dopo averla coperta di terra, il bulldozer abbia fatto marcia indietro e le sia, così passato sopra una seconda volta. Secondo la versione ufficiale dell'esercito israeliano l'autista della ruspa non l'avrebbe vista a causa del suo essere scivolata fuori della sua visuale.

Simone Bitton ha girato un documentario, Rachel, per cercare di gettare luce su quest'avvenimento tragico.


posted by DiffidaDiffondi @ 15:50 - mercoledì, 21 ottobre 2009
commenti (3) [popup] || commenti (3) - palestina, israele, documentari, ezra nawi -

Il 19 ottobre un finto rappresentante della camera di commercio degli Stati Uniti annuncia durante una conferenza stampa che la sua organizzazione sostiene ora la lotta contro il cambiamento climatico..

Data l’avversione di tale organo (che raggruppa non meno di 3 millioni di imprese) per questa tematica e per la politica dell’amministrazione Obama in tale senso, la svolta è storica…..

E tutti i media trasmettono subito la notizia.


 

Finché non interviene un altro rappresentante della Camera del commercio, ufficiale questa volta. Cerca di smascherare il primo interlocutore, senza però rispondere alle domande della stampa sulla reale posizione della Camera di Commercio americana riguardo all’ambiente. Alla domanda su chi è veramente, il finto rappresentante risponde invece “sono quello che rappresenta la posizione che la Camera di Commercio dovrebbe assumere”.

 

L’uomo è in realtà Andy, uno dei due membri degli Yes Men, specializzati nell’attivismo contro le multinazionali. La loro arma è lo scherzo, la presa in giro, le truffe mediatiche per costringere le multinazionali ad affrontare determinati argomenti scottanti. E a mostrare cosi il loro vero volto. Il miglior attacco è la provocazione, che si basa però sempre su un fondo di verità. E questa è la loro forza: il loro lavoro consiste semplicemente nell’urlare al mondo ciò che tutti sanno ma che viene taciuto. E funziona, perché con le loro azioni creano una serie di conseguenze a scoppio ritardato, soprattutto causando danni all’immagine della multinazionale.

 

Il documentario che racconta tutte le loro azioni è uscito quest’anno: The Yes Men fix the world. I due hanno una lunga lista di azioni: la Dow, che ha visto il suo titolo crollare in borsa dopo uno scherzo dei due, Exxon Mobil, G. Bush, l’OMC…

locandina yes men

e a proposito di ambiente...
GLOBAL DAY OF ACTION International Demonstrations on Climate Change December 12th 2009 at the time of the United Nations Talks on climate change (COP15/MOP5) in Copenhagen, Denmark
posted by DiffidaDiffondi @ 23:35 - martedì, 20 ottobre 2009
commenti (1) [popup] || commenti (1) - ambiente, economia, ecologia, informazione, libertà di espressione, the yes men -
Locandina Asta bici e GRAZIELLIADI
posted by DiffidaDiffondi @ 15:00 - lunedì, 19 ottobre 2009
commenti [popup] || commenti - ambiente, critical mass, ecologia, salute, bici, libertà, traffico, riciclo -