Il Messico, le Filippine e la Somalia sono i paesi più pericolosi dove esercitare il mestiere di giornalista. In particolare quest'anno sono stati uccisi 38 giornalisti nelle Filippine, di cui 31 lo scorso 23 novembre nella provincia di Maguindano (massacro imputato all'ex governatore della regione, Ampatuan Jr, e che è costato la vita a 41 persone, sostenitori del clan rivale e giornalisti).
Nella vetta dei cinque paesi più pericolosi entrano tristemente a fare parte anche Pakistan, con 7 omicidi, e Putinlandia, con 6 omicidi commessi quest'anno.
E intanto in Italia oggi ha iniziato a trasmettere RADIOCENTOPASSI, in memoria di Peppino Impastato, il militante di Democrazia proletaria ucciso dalla mafia per ordine del boss Tano Badalamenti. Nel 1976 aveva fondato una radio dalla quale denunciare la mafia, Radio Out. Oggi Peppino Impastato avrebbe compiuto 62 anni. Attraverso RadioCentoPassi, le sue battaglie continuano ad essere portate avanti.

'L'aggressione a Silvio Berlusconi, che tutti condanniamo, non giustifica in nessun modo l'idea di mettere il bavaglio alla rete. A nessun paese democratico al mondo e' mai venuto in mente di vietare ai cittadini di esprimersi liberamente su internet: la liberta' di espressione non puo' essere limitata in nessun modo'.
Mettere il bavaglio alla rete è la soluzione per evitare atteggiamenti aggressivi come quello che ha portato in ospedale il Premier Silvio Berlusconi? In un paese democratico la risposta sarebbe negativa, in Italia il ministro dell'Interno Maroni lo ha addirittura proposto, come se mettere a tacere chi ha un pensiero diverso dal proprio possa eliminare eventuali problemi.
Nessuna persona con un alto senso della politica può approvare un atto criminoso effettuato per mano di uno psicolabile, questo però non deve assolutamente legittimare la limitazione del dissenso democratico.
La censura è un atto da ventennio, un atto da dittatura: limitare l'accesso al web significherebbe ledere i princìpi fondanti della nostra repubblica e della nostra costituzione. Additare la manifestazione del 5 dicembre e gli articoli di una "certa stampa" significa non vedere il problema, significa ignorare un'opposizione fatta da una parte di popolo che ha deciso di dissentire democraticamente da questo governo. Infatti il "popolo viola" il giorno della manifestazione ha avuto un atteggiamento impeccabile e democratico, un atteggiamento che ha criticato politicamente il premier, che ne ha chiesto le dimissioni e un giusto processo per i reati a lui imputati, ma non ha attentato alla vita di nessuno.
'L'aggressione a Silvio Berlusconi, che tutti condanniamo, non giustifica in nessun modo l'idea di mettere il bavaglio alla rete. A nessun paese democratico al mondo e' mai venuto in mente di vietare ai cittadini di esprimersi liberamente su internet: la libertà di espressione non può essere limitata in nessun modo'. Lo ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli che ha aggiunto:
"Quella che si annuncia per internet, le web tv e le manifestazioni rappresenta una svolta autoritaria e da regime con leggi speciali degne del ‘Ventennio'. Per questa ragione domani alle ore 10.45 protesteremo con un Sit-in davanti Montecitorio alla vigilia del Consiglio dei Ministri che valuterà le norme annunciate dal ministro Maroni e abbiamo già avviato la mobilitazione con il popolo della rete per fermare norme che limitino la libertà di espressione".
Esercito, ultra ortodossi e coloni. 3 pilastri della società israeliana, che stanno preoccupando il pur non pacifista Netanyahu. Ma quando scoppia una polemica in Israele, tutto si sposta sempre molto sull’estremo. Pochi giorni fa milioni di israeliani hanno manifestato contro la misura annunciata dal primo ministro che prevede il gelo della costruzione nelle nuove colonie per i prossimi dieci mesi. Nel corteo di protesta che ha invaso Gerusalemme, alcuni striscioni minacciosi ricordavano a Netanyahu cosa è successo a Yitzak Rabin nel 1995, quando l’allora primo ministro tentava la riconciliazione con la Palestina.
Ad inquietare ora il governo israeliano sono gli ultra-ortodossi presenti all’interno dell’esercito, che si rifiutano di intervenire nello sgombero dei coloni. L’esercito israeliano prevede un programma parallelo a quello tradizionale. Le yeshiva hesder sono scuole religiose che permettono ai soldati di continuare lo studio della Torah; il periodo di servizio militare scende dai 3 anni obbligatori a "soli" 18 mesi. Ogni anno 7500 “soldati religiosi” scelgono questa alternativa all’interno dello Tsahal, l’esercito israeliano.
Il rabbino Eliezer Melamed, a capo della yeshiva hesder di Har Bracha, predica ai suoi soldati la disobbedienza di fronte agli ordini di sgombero delle colonie. Il 22 ottobre, e poi di nuovo il 16 novembre, soldati dei battaglioni Shimshom e Nashom hanno esposto bandiere che sancivano il loro rifiuto di sgomberare alcune colonie. Tutti i soldati contestatari erano stati formati nelle yeshiva hesder, come quella del rabbino Melamed.
Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha quindi optato per sanzionare la scuola, che perde il suo legame con l’esercito e conseguentemente una parte dei suoi fondi (il 20%).
Risultato, non solo i soldati si stringono intorno al loro rabbino che fa figura di martire, ma anche rabbini ostili alle sue tesi lo difendono in nome della libertà di espressione religiosa.
Che sia l’inizio di una ribellione all’interno dell’esercito israeliano? Eppure Tsahal non è proprio famoso per la sua linea morbida in Palestina. Quest’autunno il rapporto Goldstone, approvato dalle Nazioni Unite, accusava l’esercito israeliano di crimini di guerra contro la popolazione palestinese durante l’operazione Piombo Fuso dell’inverno 2008. (per la cronaca, l’Italia è stata uno dei 6 paesi a votare contro l’approvazione del testo).
La ribellione interna dovrebbe toccare maggiormente chi rifiuta queste crudeltà. Paradossalmente in Israele tutto si sposta sull’estrema destra; per gli sionisti ultra ortodossi Tsahal non è abbastanza disumano nei confronti dei palestinesi.

It's horrifying. Right now, a poison made by a U.S. company – a product that the Environmental Protection Agency says is too toxic to be used in America – is threatening the extinction of the majestic African lion.
If we don't do something soon, these great cats could vanish from one of their last remaining homes in the wild.
Just a handful of carbofuran – a deadly neurotoxin that is banned in the U.S. – can kill an entire pride of lions. Sadly, this awful poison is still sold in stores (and widely used) across Kenya and East Africa.
Just 50 years ago, it is estimated that nearly a half a million lions could be found in Africa. Now lion experts say that as few as 16,000 remain a staggering decline of more than 95%. In Kenya, home to world-famous wild lions, the story is especially sad.
The Kenya Wildlife Service estimates that fewer than 2,000 of these majestic great cats now remain in Kenya – down from an estimated 35,000 that made their home in the country just 50 years ago. According to the agency, one hundred lions are killed each year – many by carbofuran.
If Kenya's lions continue their precipitous decline, there will not be a single wild lion left in the country in 20 years.
To address this crisis, our friends at Defenders of Wildlife Action Fund have been asked by some of Africa's leading conservationists to intervene. Defenders helped to ban carbofuran in the United States. Now, they need your help to convince Kenya's prime minister to get tough on carbofuran use in his country.
At least seventy-six lions have been confirmed killed by carbofuran, with many more deaths left unreported. And while it is a crime in Kenya to use this deadly poison to kill lions, very few have ever been arrested for poisoning a lion with carbofuran.
Sign the petition and urge Kenya's Prime Minister to ban carbofuran – and take concrete action to protect these endangered great cats.
''INDOVINA CHI VIENE A PRANZO ?''
-PRANZO DI FESTA APERTO A TUTTE LE COMUNITA' MIGRANTI E NON-
Il Servizio Civile Internazionale e La Città dell'Utopia, le associazioni Laboratorio 53 e Insensinverso, invitano a pranzo le comunità migranti del territorio,
SABATO 19 DICEMBRE 2009
presso "La Città dell'Utopia" (via Valeriano 3F Metro B San Paolo).
Ad ogni comunità migrante del territorio romano sarà richiesto di preparare un piatto tipico di una propria festa e tutti i presenti potranno sedersi a tavola e condividere i piatti offerti. Durante questo evento i partecipanti avranno, inoltre, la possibilità di “raccontare” il loro piatto e attraverso questo le loro storie ed i Paesi di provenienza. Il cibo e la cultura, quindi saranno strumenti per favorire la conoscenza e abbattere i pregiudizi che generano indifferenza e razzismo.
Tutte le comunità (italiane e migranti) sono pertanto invitate a portare un tipico “cibo delle feste” del loro Paese d'origine.
Durante l'evento ai partecipanti sarà proposto di dare continuità all'iniziativa, organizzando una giornata in cui cittadini italiani potranno invitare a pranzo a casa loro cittadini migranti del territorio.
L'iniziativa si svolgerà in concomitanza con il Mercatino Contadino di San Paolo.
Durante la mattinata due gruppi musicali accompagneranno la festa.
Vi aspettiamo
SCI-La Cittá dell’Utopia
Insensiverso
Laboratorio 53
Da un'inchiesta della Commissione Europea del 2007, emerge che "Nel 2005 nei 25 Stati membri (UE-25) sono stati utilizzati a fini sperimentali e ad altri fini scientifici 12,1 milioni di animali." "i roditori e i conigli rappresentano quasi il 78% del totale di animali utilizzati nell'UE. I topi sono di gran lunga la specie più utilizzata, con una percentuale del 53%, seguiti dai ratti con il 19%."
Nonostante la regolamentazione europea che vieta dal 2003 i test sugli animali per i cosmetici, "Si può tuttavia notare un aumento sostanziale (50%) del numero di animali utilizzati per cosmetici o prodotti per l'igiene personale, anche se il numero effettivo di animali in questa categoria rimane basso (5 571 in totale). L'aumento, dovuto principalmente ad uno dei vecchi Stati membri, è interessante da segnalare alla luce dell'obbligo giuridico di eliminare gradualmente le prove sugli animali per i cosmetici nell'UE."
Una nuova regolamentazione in materia è quindi urgente, soprattutto in vista della nuova legislazione europea sulle sostanze chimiche (REACH) che prevede di testare circa 30 000 prodotti entro il 2018.
L'Unione Europea deve imporre ai suoi stati membri il divieto di qualsiasi uso degli animali come cavie da laboratori e incentivare lo sviluppo di metodi alternativi che non siano fonte di crudeltà, dolore, orrore.
Invito per l'iniziativa del 9 Dicembre alla Sapienza “RIVOLTIAMO LA POLITICA” in vista del vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici (http://en.cop15.dk).Organizzato da: associazione ECORIFLESSO http://www.ecoriflesso.org
con la partecipazione del GRUPPO delle CINQUE TERRE
L'appuntamento per l'incontro dibattito è all'edificio Castelnuovo di MATEMATICA
aula 3 dalle ore 16,00 fino alle 20,00 verterà su due temi generali:
1)Un nuovo modo di pensare l'organizzazione politica attraverso un movimento e uno statuto ecologista ( http://ecorifletto.blogspot.com/ ) che si basa sulla dinamicità e la condivisione delle conoscenze e degli intenti;
2)Gli attuali problemi energetici e gli strumenti che abbiamo o potremo avere a disposizione per contrastarne danni e abusi. Analisi e proiezioni su scenari futuri riguardanti un altro MOnDO possibile e nuovi paradigmi culturali ecosostenibili per cambiare una società malata e dannosa per l'intero pianeta. l'ecologo presenta i principi ed il funzionamento di un possibile statuto
Nitamo Montecucco presidente club di budapest Italia
Massimo Scalia: presidente ass. movimento ecologista
Angelo Bonelli Presidente dei Verdi
Dario Tamburrano: grillini Roma
Sergio Mazzanti: coordinatore per il bene comune Lazio
Claudio Capobianco associazione ecoriflesso
Luca Falconi Geologia Senza Frontiere
Maurizio di Gregorio Fiori Gialli
Enrico Del Vescovo presidente Italia nostra dei Castelli Romani
Massimo Piras non bruciamoci il futuro
Moderano:
associazione ecoriflesso e Gruppo delle Cinque Terre
Tutti i presenti, le organizzazioni, le associazioni, ecc.,ecc. potranno partecipare
all'iniziativa ed al dibattito liberamente in loco.
La casa editrice
Infinito edizioni
Nell’ambito di Più libri, più liberi, Fiera nazionale della piccola e media editoria
Vi invita alla presentazione del libro fotografico
Sogni di sabbia. Storie di migranti
(libro fotografico, formato cm. 20x20, pag 96, € 15,00)
A cura di Sandro De Luca
con prefazioni di Yasmina Khadra e Ubah Cristina Ali Farah
introduzione di Sandro De Luca
un testo di Gad Lerner
fotografie del fotografo algerino Kays Djilali
sabato 5 dicembre, ore 18,00
presso la Sala Smeraldo (1° piano del Palazzo dei Congressi)
piazzale Kennedy 1, Roma
Interverranno: Ascanio Celestini, Deborah Rezzoagli (Cisp) e Giordana Francia (Cisp)
“Nessuno considera clandestino lo straniero irregolare che bada a sua madre, gli pota la vigna o fa le pulizie nel condominio.
Clandestini sono sempre gli altri: buttateli fuori!” (Gad Lerner)
Non tutti i viaggi terminano con la destinazione sognata, e non tutti quelli che partono riescono a realizzare il loro progetto. Per tanti migranti il miraggio diventa un incubo, una trappola da cui non riescono più a uscire.
Lo raccontano i protagonisti di questo libro corredato da splendide foto, che con i loro volti ci raccontano che cosa c’è – in questo caso in Algeria – prima di Lampedusa.
Partiti dal Congo, dal Niger, dal Mali, dal deserto del Sahara, sono tanti, sempre di più, quelli che non vedranno mai l’Europa. Perché rimangono bloccati nei Paesi del Maghreb, in un limbo da cui non riescono più a uscire.
Scoprire il viaggio prima del viaggio, la loro vita prima della partenza, può aiutarci a comprendere, a smontare pregiudizi e stereotipi. Prima di diventare migranti, irregolari o clandestini, sono persone. Come noi.
“Non è vero che questi giovani migranti non hanno nulla da perdere. Hanno solo il coraggio di rischiare. Buttarsi a capofitto con quel briciolo di incoscienza necessario per affrontare l’impossibilità” (dalla prefazione di Ubah Cristina Ali Farah).
I diritti d’autore di questo libro sono destinati
ai progetti del CISP a sostegno dei diritti dei migranti
La presenza dei dromadari in Australia può lasciare perplessi: infatti sono stati introdotti nel paese dall'uomo nel 1840; sono stati poi abbandonati e si sono quindi riprodotti in maniera esponenziale. Ma quest'intervento dell'uomo contro quello che si potrebbe definire lo stato naturale non sembra essere il problema di Luke Bowen, responsabile della gestione delle bestie. Per lui," l'invasione" dei dromadari è "degna di una delle dieci piaghe della Bibbia, e mette l'ambiente in pericolo". Facile modo di rovesciare il problema, incriminando la conseguenza di un errore dell'uomo. E paragonando la situazione ad un evento biblico, per sottrarre l'uomo alle sue responsabilità.
Nelle ultime otto generazioni, l'ecosistema del paese è stato cambiato profondamente, con l'introduzione di piante e vegetazione europee e la conseguente distruzione della fauna e flora precedente. L'agricoltura intensiva ha peggiorato la siccità del paese. La produzione elevata di grano, carne e latte è costata una delle deforestazioni più spettacolari del 20° secolo ( 530 000 ettari di foresta spariscono ogni anno).
Una delle conseguenze di questa attività dell'uomo è l'aumento del sale nelle acque, sale che mette in pericolo l'agricoltura del paese.
L'equilibrio dell'ecosistema è stato rotto, ingranando un meccanismo irreversibile di desertificazione del continente, che conta 70% di terre aride sulla sua superficie.
Con un consumo di acqu superiore del 30% alla media dei paesi dell'OCDE, gli australiani non aiutano di certo a invertire la tendenza. A ciò si aggiungono le pratiche industriali di irrigazione, che sprecano enormi quantità di acqua.
Ma si abbattono i dromadari.














